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Home Acquacoltura

Acquacoltura e pesca nel Mediterraneo: un equilibrio fragile

Una recente ricerca esamina gli effetti delle fughe di orate e spigole sull'industria della pesca nell'area mediterranea

Tiziana Indorato by Tiziana Indorato
11 Novembre 2024
in Acquacoltura, In evidenza, News, Pesca, Sostenibilità
Acquacoltura e pesca nel Mediterraneo: un equilibrio fragile

Acquacoltura e pesca nel Mediterraneo: un equilibrio fragile

Acquacoltura e pesca nel Mediterraneo: un equilibrio fragile – L’acquacoltura sta crescendo rapidamente nel Mediterraneo, supportando la domanda crescente di pesce a livello globale. Tuttavia, questa crescita porta con sé una serie di sfide che riguardano non solo l’ambiente, ma anche l’ecosistema della pesca selvaggia e il patrimonio genetico delle specie ittiche. Le orate e le spigole allevate, quando fuggono dagli impianti di acquacoltura, si inseriscono nei banchi selvatici, contribuendo all’aumento delle catture e alterando l’equilibrio naturale dell’ecosistema marino.

Un recente studio pubblicato su Nature’s Scientific Reports ha chiaramente dimostrano che, nel Mediterraneo, le fughe di pesci di allevamento influiscono significativamente sugli sbarchi di pesca. In particolare, per le orate (Sparus aurata) è stato evidenziato un incremento delle catture dovuto alla biomassa dei pesci allevati che riescono a evadere, il che genera un effetto che, in molti casi, maschera lo stato di sfruttamento delle popolazioni selvatiche. Sebbene anche le spigole mostravano inizialmente un trend simile, negli ultimi anni la mortalità post-fuga e la difficoltà di cattura hanno attenuato questo effetto.

L’acquacoltura, pur essendo una risorsa fondamentale per garantire l’approvvigionamento ittico, non è immune da problematiche ecologiche. Quando i pesci allevati si mescolano con i loro conspecifici selvatici, possono trasmettere malattie e parassiti, oltre a causare variazioni genetiche. Nel Mediterraneo, dove gli stock selvatici sono già sotto pressione a causa dell’eccessivo sfruttamento e delle attività umane, questa ibridazione potrebbe rappresentare un rischio significativo per la biodiversità locale e la resilienza degli ecosistemi marini.

Con l’aumento della frequenza di eventi meteorologici estremi, come forti tempeste che danneggiano le strutture di acquacoltura, il rischio di fughe massive di pesci aumenta, portando a un impatto cumulativo sulle popolazioni di pesci selvatici. Sebbene l’acquacoltura di orate e spigole sia diventata una parte integrante del settore ittico mediterraneo, il monitoraggio e la gestione delle fughe risultano oggi fondamentali per minimizzare gli effetti negativi su scala ecosistemica.

Per rispondere a queste sfide, sarebbe opportuno implementare piani di monitoraggio che permettano di identificare i pesci fuggiti e adottare misure di emergenza per ridurre l’ingresso di esemplari allevati nel mercato come pesci selvatici. Questa strategia garantirebbe una migliore gestione delle risorse e un maggiore controllo della sicurezza alimentare. La ricerca evidenzia come i pesci allevati possano alterare gli equilibri marini e contribuire, in modo non pianificato, al “ripopolamento” delle specie selvatiche, sottolineando l’urgenza di sviluppare pratiche sostenibili e tecnologie avanzate per contenere le fughe e salvaguardare l’ecosistema mediterraneo.

Acquacoltura e pesca nel Mediterraneo: un equilibrio fragile

Tags: acquacoltura e pesca mediterraneobiodiversità marina acquacolturafughe pesci acquacolturaimpatto fughe acquacolturapesca estrattiva
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Tiziana Indorato

Autrice Pesceinrete Tiziana Indorato scrive per Pesceinrete occupandosi di seafood, sostenibilità, mercati, innovazione e scenari internazionali. I suoi articoli seguono l’evoluzione della filiera ittica con attenzione ai cambiamenti ambientali, commerciali e regolatori che incidono sul lavoro delle imprese e sulla percezione del prodotto ittico.

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