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Adriatico, due pesi e due misure. Il paradosso della pesca al pesce azzurro

Mentre la pesca a strascico riceve fondi per il fermo biologico, chi lavora con il pesce azzurro viene ignorato: una scelta che penalizza ambiente ed economia

Gaspare Bilardello by Gaspare Bilardello
27 Marzo 2025
in In evidenza, News, Pesca, Sostenibilità
Adriatico, due pesi e due misure. Il paradosso della pesca al pesce azzurro

Adriatico, due pesi e due misure. Il paradosso della pesca al pesce azzurro

Adriatico, due pesi e due misure. Il paradosso della pesca al pesce azzurro – Nel Medio Adriatico, tra le coste delle Marche e dell’Abruzzo, le imprese dedite alla pesca del pesce azzurro, come alici e sardine, si trovano da anni a fare i conti con una disparità di trattamento che grida vendetta. Mentre i pescatori che utilizzano sistemi di pesca a strascico ricevono, seppur con ritardi cronici, indennizzi per i periodi di fermo biologico imposti dalle autorità per il riposo delle risorse ittiche, le piccole imprese che operano con metodi tradizionali per il pesce azzurro restano sistematicamente escluse da qualsiasi forma di sostegno economico. Una situazione che solleva interrogativi sulla coerenza delle politiche di gestione della pesca e sull’equità nei confronti di un settore già messo a dura prova da costi crescenti e regolamentazioni stringenti.

Il fermo pesca, introdotto in Italia circa quarant’anni fa, ha l’obiettivo di tutelare le specie marine favorendone la riproduzione durante periodi critici del loro ciclo biologico. Per il 2025, il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF) ha previsto specifiche misure di riposo biologico per la pesca a strascico nell’Adriatico. Il decreto stabilisce un’interruzione temporanea obbligatoria per le reti a strascico a divergenti (OTB), reti gemelle a divergenti (OTT) e sfogliare rapide (TBB), con un fondo di indennizzo stanziato attraverso il Fondo di Solidarietà per la Pesca, alimentato sia da risorse nazionali che dal Fondo Europeo per gli Affari Marittimi, la Pesca e l’Acquacoltura (FEAMPA). Si tratta di una misura che, pur con tempistiche di erogazione spesso lente, garantisce un sostegno economico ai pescatori fermati.
Eppure, per le imprese di pesca del pesce azzurro, che operano prevalentemente con reti a circuizione o sistemi di piccola pesca, non è previsto nulla di simile nonostante anch’esse siano soggette a periodi di fermo nel Medio Adriatico (GSA 17-18). Le ragioni di questa esclusione? Sarebbe doveroso chiedersi se vi siano motivazioni legate alla biologia delle specie o alla gestione delle risorse.
Ragioni scientifiche o alibi burocratici?

Il pesce azzurro, in particolare acciughe (Engraulis encrasicolus) e sardine (Sardina pilchardus), rappresenta una componente fondamentale dell’ecosistema marino adriatico. Studi scientifici, come quelli condotti dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e dalla FAO, evidenziano che queste specie, pur essendo abbondanti, sono soggette a fluttuazioni significative a causa di fattori ambientali e della pressione antropica. Il riposo biologico è quindi essenziale anche per i piccoli pelagici, tanto che la Raccomandazione UE GFCM/42/2018/8 ne sottolinea l’importanza per la sostenibilità delle popolazioni ittiche nel Mediterraneo. Tuttavia, a differenza delle specie demersali pescate a strascico (come sogliole o gamberi), il pesce azzurro non beneficia di una tutela economica per i pescatori durante i fermi.

La disparità è tanto più grave se si considera la realtà socio-economica delle Marche e dell’Abruzzo, dove la pesca del pesce azzurro sostiene numerose piccole imprese familiari, spesso prive delle risorse per affrontare lunghi periodi di inattività. Mentre i pescatori a strascico possono contare su un indennizzo giornaliero (che nel 2023, ad esempio, ammontava a 30 euro al giorno, erogato nel 2024), i colleghi del pesce azzurro sono lasciati a se stessi, nonostante il loro contributo alla filiera ittica e alla dieta mediterranea.

È tempo che le autorità, a partire dal MASAF, rivedano questa politica discriminatoria ed offrano un’occasione per estendere i fondi anche alla pesca dei piccoli pelagici, riconoscendo il valore ecologico ed economico di questo comparto. Senza un intervento deciso, il rischio è quello di penalizzare ulteriormente un settore già fragile, minando la biodiversità dell’Adriatico e la sopravvivenza di chi vive di questa tradizione.

La scienza chiede sostenibilità, l’equità chiede giustizia: è ora di ascoltarle entrambe.

Adriatico, due pesi e due misure. Il paradosso della pesca al pesce azzurro

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