
Gli indumenti di protezione sono fondamentali per la salute e la sicurezza dei lavoratori che maneggiano sostanze chimiche pericolose. Un nuovo rivestimento per tessuto promette di neutralizzare non solo le tossine, ma anche di riparare autonomamente eventuali fori nel momento del lavaggio. Il rivestimento, sviluppato da un team di ricercatori della Penn State e Drexel University, deriva dalle proteine che compongono gli anelli di denti situati sulle ventose calamari. I ricercatori hanno esposto il lavoro in un recente articolo sulla rivista ACS Applied Materials and Interfaces. Queste proteine sono in grado di “auto-rimarginare” grazie alla loro particolare struttura composta da segmenti sia rigidi che flessibili. Gli scienziati hanno creato una pellicola costituita da queste stesse proteine che possono fondere due pezzi di tessuto come un adesivo. Funziona perché quando le proteine vengono a contatto con l’acqua, i loro componenti possono muoversi e formare legami molecolari forti. I legami reggono quando la pellicola si asciuga, quindi non c’è alcun rischio di rottura del rivestimento, un problema riscontrato con altri materiali auto-rimarginanti.
VIDEO del rivestimento in azione.
Per applicare il rivestimento, i ricercatori immergono i tessuti come lana o cotone in una serie di liquidi contenenti le speciali proteine, creando una pellicola così sottile è impercettibile al tatto. In questo momento, stanno immergendo solo capi completi nei liquidi, ma le fibre potrebbero anche essere trattate prima di essere trasformate in indumenti, offrendo una maggiore flessibilità ai produttori di abbigliamento. Il team ha potenziato il rivestimento con l’aggiunta di enzimi che possono neutralizzare sostanze chimiche come i pesticidi. Se agenti chimici vengono in contatto con un indumento protetto dalla speciale pellicola, gli enzimi lo eliminano prima che possano raggiungere la pelle. Tute del genere, per esempio, potrebbero proteggere i lavoratori agricoli da pesticidi comuni. Ci sono anche possibili applicazioni militari: le US Army e Navy hanno aiutato a finanziare la ricerca, ritenendo l’innovazione ha il potenziale per proteggere i militari e civili contro agenti nervini e armi chimiche.











