Uno studio di ricercatori dell’INGV e dell’Università Milano-Bicocca ha ricostruito quantitativamente quasi 160 anni di trasformazioni dell’area sommitale dell’Etna, integrando 14 dataset realizzati con tecniche diverse tra il 1865 e il 2024.
Carte topografiche storiche, fotografie aeree, immagini satellitari e rilievi con droni sono stati riportati nello stesso sistema di riferimento per osservare come sia cambiata nel tempo la sommità dell’Etna. Il risultato è una ricostruzione morfologica che permette di seguire quasi un secolo e mezzo di trasformazioni dei crateri.
Dal cratere centrale ai quattro crateri attivi
Nel 1865 la sommità del vulcano era dominata da un unico grande cratere Centrale. La ricostruzione mostra il progressivo passaggio verso l’attuale configurazione policentrica, caratterizzata da quattro crateri sommitali attivi: Voragine, Bocca Nuova, Cratere di Nord-Est e Cratere di Sud-Est.
Quattordici dataset messi nello stesso sistema
Il lavoro ha integrato e validato 14 dataset acquisiti con tecniche e risoluzioni differenti. È proprio questa armonizzazione a consentire il confronto tra documenti prodotti in epoche molto lontane e a trasformarli in una serie quantitativa coerente sull’evoluzione della morfologia sommitale.
I crateri non evolvono tutti nello stesso modo
Lo studio evidenzia comportamenti diversi. La Voragine mostra una recente crescita costruttiva, mentre Bocca Nuova e Cratere di Nord-Est alternano fasi di riempimento e subsidenza. Il Cratere di Sud-Est si distingue invece per una marcata crescita accompagnata da una progressiva espansione verso est.
I modelli diventano anche strumenti accessibili
I modelli digitali utilizzati nella ricerca sono stati riprodotti anche mediante stampa 3D. L’obiettivo è permettere alle persone non vedenti di esplorare con il tatto la morfologia dell’Etna e le trasformazioni che hanno interessato la sua area sommitale nel tempo.
















