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Il Mediterraneo è il mare con il riscaldamento più rapido e il più salato del nostro pianeta

Un nuovo report del WWF mostra sei principali impatti che il cambiamento climatico ha su tutta la biodiversità marina

Redazione by Redazione
10 Giugno 2021
in In evidenza, News, ONG, Sostenibilità
mediterraneo

Con l’aumento delle temperature del 20% più veloce della media globale e l’innalzamento del livello del mare che dovrebbe superare il metro entro il 2100, il Mediterraneo sta diventando il mare con il riscaldamento più rapido e il più salato del nostro pianeta. Il nuovo rapporto del WWF: ” The Climate Change Effect in the Mediterranean: Stories from an overheating sea” mostra sei principali impatti che il cambiamento climatico ha su tutta la biodiversità marina e l’entità delle mutazioni risultanti nelle principali specie ittiche e habitat con conseguente impatto sui mezzi di sussistenza locali . Il WWF sottolinea la pericolosa relazione tra l’impatto del clima e le pressioni umane esistenti sulla vita marina, come la pesca eccessiva, l’inquinamento, lo sviluppo costiero e la navigazione che hanno già drasticamente ridotto la resilienza ecologica del nostro mare.

Giuseppe Di Carlo, Direttore della Mediterranean Marine Initiative del WWF ha dichiarato :
“Il Mediterraneo di oggi non è più quello di una volta. La sua tropicalizzazione è a buon punto. Il cambiamento climatico non è nel futuro, è una realtà di oggi che scienziati, pescatori, subacquei, comunità costiere e turisti stanno già vivendo. C’è molto in gioco per l’economia e i benefici che offre il Mar Mediterraneo. Se vogliamo invertire la tendenza attuale, dobbiamo ridurre la pressione umana e costruire la resilienza. Ecosistemi sani e una fiorente biodiversità sono le nostre migliori difese naturali contro gli impatti climatici”.

In tutta la regione si stanno verificando cambiamenti negli habitat e nelle popolazioni ittiche. I molluschi autoctoni sono diminuiti di quasi il 90% nelle acque israeliane, specie invasive come il pesce coniglio costituiscono l’80% delle catture di pesce in Turchia e specie meridionali come barracuda e cernie brune sono diventate una vista comune nelle acque settentrionali della Liguria. Le comunità costiere hanno iniziato ad adattarsi alla nuova realtà, imparando a catturare e cucinare pesce coniglio, meduse e altre specie aliene come nuove prelibatezze di mare, installando reti intorno alle spiagge per tenere fuori le meduse che potrebbero invece essere utilizzate nel settore cosmetico.

Anche le temperature più calde e le tempeste stanno trasformando i fondali delle acque profonde. Praterie di posidonia, gorgonie e Pinna nobilis sono diminuite in tutta la regione, fino ad estinguersi completamente in alcune zone. La perdita di queste specie avrebbe un impatto drammatico sull’intero ecosistema marino poiché forniscono habitat vitali per molte specie, per il clima poiché alcune di esse funzionano come serbatoi naturali di carbonio e anche per la nostra economia poiché spesso attirano subacquei e turisti. Le aree marine protette ben gestite possono fare molto per ridurre il più possibile lo stress sulle restanti popolazioni.

Questi casi mostrano chiaramente il forte nesso tra clima e oceano e la necessità di una migliore protezione marina per ripristinare la biodiversità e gli stock ittici e ricostruire la resilienza del nostro mare.

In occasione della Giornata mondiale degli oceani dello scorso 8 giugno, il WWF ha pubblicato “Blueprint for a Living Planet”, che delinea quattro principi per un’azione integrata oceano-clima per guidare le discussioni sulla Convenzione sulla diversità biologica COP15, la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici COP26 e la Convenzione di Barcellona COP22 che si svolgerà durante la seconda metà del 2021. Il WWF chiede ai leader globali e mediterranei di garantire che quest’anno vengano concordate azioni e meccanismi finanziari più forti per la biodiversità e il clima.

Tags: cambiamnti climaticiMar MediterraneoRiscaldamento marispecie ittiche aliene
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