
A dispetto delle decimazioni subite dalle altre specie ittiche a seguito dei cambiamenti degli oceani per mano dell’uomo, i cefalopodi hanno incrementato la loro popolazione in modo esponenziale a partire dagli anni ’50. A dirlo è una ricerca internazionale diretta dall’Università di Adelaide, in Australia, che è stata pubblicata sulla rivista Current Biology. Stando ai dati, le popolazioni di polpi, seppie, calamari, definiti dagli studiosi “erbacce” del mare, non hanno subito gli effetti dannosi del mutamento oceanico grazie alla loro inclinazione ad abituarsi ai cambiamenti ambientali. Infatti i cefalopodi, in virtù della loro crescita veloce, la breve durata della vita e lo sviluppo flessibile sono riusciti a sopravvivere e proliferare notevolmente in barba alle avversità e traendone, potenzialmente, beneficio. Nonostante tutto, essendo al contempo voraci predatori ma anche preda per altre specie, il loro incremento può comportare variazioni nella catena alimentare marina e anche per l’uomo. Tali contingenze saranno oggetto di ulteriori studi.











