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Home Acquacoltura

Krill nei mangimi: la svolta sostenibile per l’acquacoltura

Uno studio internazionale rilancia il potenziale del krill nelle diete dei pesci non salmonidi: tra prestazioni zootecniche, qualità del filetto e sostenibilità, un'opportunità concreta per la filiera

Candida Ciravolo by Candida Ciravolo
16 Giugno 2025
in Acquacoltura, In evidenza, Mercati, News, Sostenibilità
inclusione del krill nei mangimi per acquacoltura

inclusione del krill nei mangimi per acquacoltura

Nel delicato equilibrio tra nutrizione, sostenibilità e performance produttiva, l’acquacoltura europea guarda con crescente interesse a nuove fonti proteiche per i mangimi. Una revisione scientifica firmata dai ricercatori Kiranpreet Kaur e Silvia Torrecillas, evidenzia come l’inclusione del krill nei mangimi per acquacoltura rappresenti una soluzione promettente, in particolare per le specie non salmonidi come orata, spigola, sarago e tilapia.

In un contesto globale in cui la disponibilità di farina e olio di pesce è minacciata da fattori climatici ed economici — basti pensare al crollo produttivo in Perù legato a El Niño — i prodotti derivati dal krill antartico (Euphausia superba) si distinguono per profilo nutrizionale, appetibilità e sostenibilità. Proteine di alta qualità, fosfolipidi ricchi di EPA e DHA, astaxantina e peptidi bioattivi si combinano in un ingrediente funzionale capace di stimolare la crescita, rafforzare il sistema immunitario e migliorare la qualità del filetto.

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Secondo la revisione, l’integrazione del krill in percentuali comprese tra il 3% e il 9% nelle diete di spigole, orate e passere di mare ha mostrato un significativo miglioramento dell’indice di conversione alimentare (FCR), dell’assunzione di mangime e della digeribilità dei nutrienti. Anche in condizioni ambientali stressanti, come l’affollamento o la riduzione del contenuto di farina di pesce, l’inclusione del krill ha garantito risultati paragonabili — se non superiori — ai mangimi convenzionali.

Un risultato particolarmente rilevante riguarda la qualità del filetto: il mantenimento del contenuto di omega-3 nei tessuti e l’apporto antiossidante dell’astaxantina migliorano il profilo nutrizionale e la conservabilità del prodotto finale.

Dal punto di vista ambientale, la pesca del krill è rigidamente regolamentata dalla Commissione per la conservazione delle risorse marine viventi dell’Antartide (CCAMLR), con limiti precauzionali di cattura e zone interdette. Il 75% del krill pescato nel 2021 è stato certificato secondo lo standard MSC, confermando la coerenza di questo ingrediente con i criteri di sostenibilità riconosciuti a livello internazionale.

Resta, tuttavia, un nodo aperto: il costo. I prodotti a base di krill, pur offrendo eccellenti prestazioni nutrizionali e funzionali, hanno ancora un prezzo più elevato rispetto a farine vegetali o sottoprodotti ittici. Per questo, Kaur e Torrecillas sottolineano l’urgenza di ulteriori studi economici: solo una valutazione costi-benefici completa potrà orientare con precisione le scelte dei formulisti, specie per produzioni destinate a mercati di alta gamma o a etichette a valore aggiunto.

Nel quadro di una transizione sempre più strategica verso formulazioni circolari, tracciabili ed efficaci, il krill si candida a diventare un alleato credibile per la filiera dell’acquacoltura mediterranea. Le sue caratteristiche lo rendono adatto a un uso combinato con altre proteine emergenti e, se dosato correttamente, può contribuire a rafforzare la redditività e la qualità dei prodotti senza compromettere la sostenibilità. Una prospettiva concreta per chi formula, produce e commercializza nell’ittico del futuro.

Chi si occupa di nutrizione, produzione o trasformazione ittica dovrebbe iniziare a valutare con maggiore attenzione il potenziale del krill. In un’epoca in cui ogni scelta nella catena alimentare fa la differenza, anche il dettaglio può diventare strategico.

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Tags: acquacoltura sostenibiledieta per oratadieta per spigolafeed innovationfilettikrillMangimiomega-3pesce d'allevamentosalute dei pesci
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