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La pesca italiana tra ipersfruttamento e acquacoltura: il miracolo atteso

“La moltiplicazione dei pesci” avverrà nel brevissimo futuro con l’unica misura e/o intervento possibile che è quello del potenziamento del numero degli impianti di acquacoltura

Gaspare Bilardello by Gaspare Bilardello
15 Ottobre 2024
in Acquacoltura, In evidenza, News, Pesca, Sostenibilità
La pesca italiana tra ipersfruttamento e acquacoltura: il miracolo atteso

La pesca italiana tra ipersfruttamento e acquacoltura: il miracolo atteso

La pesca italiana tra ipersfruttamento e acquacoltura: il miracolo atteso – Il lavoro del pescatore è vecchio quanto il mondo, si ama ripetere così proprio perché la pesca è una attività di cui si trovano tracce addirittura nel preistorico.
Il marinaio più famoso di tutti i tempi certamente fu l’Apostolo Pietro insieme a suo fratello Andrea.
Pescatori sconfortati ante litteram! Anche loro erano frustrati per altri versi. La pesca era scarsa, non riuscivano a portare a terra il minimo per sostentarsi. Buttavano le reti in mare con la loro barca ma il pesce raccolto era davvero esiguo.
Bisognava un miracolo. Il Messia salì a bordo e indicò dove buttare le reti. Fecero delle pescate “miracolose”.
Ecco senza voler scomodare oltremodo le sacre scritture questo è quello che oggi serve alla pesca italiana: un miracolo.

L’ipersfruttamento dei mari negli anni ha portato a questo risultato. I mari si sono svuotati e forse il tentativo estremo per ripopolarli nonostante misure draconiane introdotte, se è risolutivo certamente non lo sarà nell’immediato.

Chi è causa del suo mal pianga sé stesso, recita una famosa massima di saggezza popolare. Un mea culpa sarebbe doveroso, però quando tutti si è colpevoli spesso e volentieri nessuno lo è, e ciò fa sì che tutti sono legittimati a prendersela con altri scaricando le colpe.

Le misure restrittive introdotte avranno un arco temporale che non è compatibile con la sostenibilità economica delle imprese nel pari periodo. In altre parole, le aziende che vorranno testardamente insistere non potranno che a breve assistere al proprio declino.

Limitazioni degli areali, riduzione dei giorni di pesca, quote, depotenziamento dei motori, divieti sui metodi classici di pesca, selettività dei prodotti, sono misure introdotte (ma ve ne sono molte altre) che prenderanno un tempo indefinito affinché possano produrre gli effetti desiderati. Nel frattempo, le autorità non danno neanche una via d’uscita onorevole. Le demolizioni sono affari per pochi, per pochi eletti. A fronte di centinaia e centinaia di domande per la demolizione dei natanti i fondi messi a disposizione ne garantiranno un numero limitato. Molte imprese non possono chiudere i battenti e sono costrette a lavorare sottocosto e molte altre dovranno attraccare le barche in banchina in attesa dell’ultimo respiro.

“La moltiplicazione dei pesci” per finire con una similitudine al miracolo di Gesù e senza voler scadere nell’irriverenza, avverrà nel brevissimo futuro con l’unica misura e/o intervento possibile che è quello del potenziamento del numero degli impianti di acquacoltura.

Non è un caso che molti fondi sono già stanziati in quel settore e altri se ne prevederanno a breve, secondo indiscrezioni. Anche nel campo dell’acquacoltura la legge impone criteri di “produzioni sostenibili”. Il problema dei mangimi che non garantiscono appieno tali criteri si sta gradatamente risolvendo, anziché farina di pesce e oli di pesce che in qualche modo danneggiano le biodiversità oggi la ricerca ci consegna una tipologia di mangime che non crea problemi all’ambiente sostituendo gli attuali con alghe e ascoltate bene anche insetti.
Ce ne dovremo fare una ragione!

La pesca italiana tra ipersfruttamento e acquacoltura: il miracolo atteso

Tags: acquacolturacrisi della pescademolizione peschereccisettore ittico
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Gaspare Bilardello

Gaspare Bilardello

Autore Pesceinrete, pesca mediterranea e scenari internazionali Gaspare Bilardello scrive per Pesceinrete occupandosi di pesca mediterranea, marinerie, rapporti internazionali e scenari geopolitici del mare. I suoi contributi aiutano a leggere il settore ittico dentro un quadro più ampio, in cui produzione, territori, economie costiere e relazioni tra Paesi si intrecciano in modo sempre più evidente.

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