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L’industria della pesca in Marocco e le nuove opportunità di investimento

In Marocco, la stragrande maggioranza di prodotti di mare è destinata all’esportazione.

Domenico Letizia by Domenico Letizia
19 Aprile 2021
in In evidenza, Istituzioni, Mercati, Pesca

Il settore agroalimentare e della pesca in Marocco produce il 14% del PIL nazionale ed occupa il 40% della forza lavoro. Il Marocco, dotato di 3.500 chilometri di costa, di cui 500 sul versante mediterraneo ed i restanti sull’Oceano Atlantico, si caratterizza per uno spazio marittimo di circa 1,2 milioni di chilometri quadrati, considerato tra i più pescosi al mondo. Secondo i dati dell’Ufficio Nazionale della Pesca (www.onp.ma), il Paese si colloca al primo posto in Africa nel comparto ittico, attestandosi al diciassettesimo posto nella graduatoria mondiale. La principale specialità ittica marocchina è la pesca della sardina, di cui il Paese è il primo esportatore mondiale. L’Ufficio Nazionale della Pesca ha analizzato che la zona economica esclusiva del Marocco si caratterizza per una grande diversità delle risorse ittiche, con 500 specie, di cui solamente 60 sono sfruttate.

Il settore della pesca svolge un ruolo importante nell’economia del Marocco, con un volume di oltre un milione di tonnellate, quasi 700.000 addetti diretti ed indiretti ed un’incidenza sul PIL compresa tra il 2 ed il 3 %. Le esportazioni marocchine di prodotti ittici raggiungono la cifra di oltre 1,5 miliardi di dollari, pari al 58 % del totale delle esportazioni agroalimentari. Il fatturato del settore della pesca in Marocco registra dal 2001 una crescita media annua del 5%  e rappresenta più del 55% delle esportazioni alimentari del paese e  il 16% delle esportazioni totali fornendo più di 600.000 impiegati diretti ed indiretti. 

Per quanto riguarda il consumo di prodotti della pesca, all’interno dello stesso Marocco, è attualmente intorno ai 10-12 kg per abitante all’anno, livello basso rispetto alla media consigliata dalla FAO. In tale prospettiva, il Ministero dell’agricoltura e della pesca ha lanciato una campagna di promozione in favore del consumo di prodotti del mare. Quest’operazione, condotta dall’Ufficio nazionale della pesca,  è stata progettata per informare e sensibilizzare l’opinione pubblica sui benefici dei prodotti del mare sulla salute umana. L’obiettivo è quello di creare un incremento nel consumo regolare di prodotti ittici. L’operazione si inserisce in coerenza con la nuova politica istituzionale di marketing per la promozione a livello nazionale e internazionale di tutti i prodotti di mare marocchino, annunciata nel 2013 dal dipartimento della pesca di mare.

A livello nazionale, un notevole sforzo è stato condotto per migliorare la qualità del prodotto ittico. Tuttavia, il consumo interno di pesce per il Marocco fa fatica a decollare a causa dei prezzi relativamente alti di diverse varietà di pesce. La lunghezza della filiera (intermediari commerciali tra il pescatore ed il consumatore) incide pesantemente sul prezzo finale. La stragrande maggioranza di prodotti di mare (circa il 70 %) è destinata all’esportazione. Il potenziale per l’esportazione di prodotti di mare marocchino è notevole alla luce della crescita del consumo mondiale di pesce e suoi derivati, nonostante una progressiva scarsità delle risorse a livello globale.

Le industrie di trasformazione in Marocco trattano oltre il 70% del pesce sbarcato dalla flotta locale e i relativi prodotti sono esportati in oltre 100 destinazioni in tutto il mondo. Il Marocco è oggi una piattaforma chiave per l’esportazione dei prodotti ittici verso i mercati più esigenti. La filiera Marocchina della conserva  del pesce è il risultato di una lunga evoluzione e di accumulo di know-how. Essa comprende attualmente più di 30 unità di trattamento attivo, che offre una capacità di lavorazione annuale di 300.000 tonnellate di materia prima e che impiegano 21.000 tra dipendenti permanenti e stagionali. La filiera della surgelazione occupa un posto importante nell’industria ittica. La maggior parte delle unità di surgelazione sono concentrate nella parte meridionale del paese a causa dello sviluppo della pesca di cefalopodi e pelagici.

La filiera del fresco comprende più di 50 unità di condizionamento, che impiegano circa più di 2.000 addetti permanenti e 1.000 collaboratori stagionali. L’industria trasforma annualmente circa 42.000 tonnellate di pesce bianco, destinato principalmente ai mercati europei, tra cui la Spagna occupa una quota di quasi il 73%.

Per quanto concerne l’Industria di trasformazione delle alghe (l’industria dell’estrazione di agar) ha oltre 50 anni di attività in Marocco. Nel corso degli ultimi decenni, la filiera ha cercato di sviluppare una massima valorizzazione di questa materia prima naturale rinnovabile. Questa filiera in Marocco è riuscita a salire al secondo posto mondiale delle esportazioni di agar.

Vale la pena notare che, sul mercato marocchino, il pescato non è sufficientemente valutato nella misura in cui più della metà della pesca è destinata alle industrie di sottoprodotto (olio e farina di pesce). Una parte significativa del pescato è destinata all’esportazione senza alcuna elaborazione (90% delle catture di pesci pelagici e bianchi). Inoltre, la pesca in Marocco è dominata da pesci pelagici (sardine e sgombri), pari al 70%. Se le statistiche mostrano un incremento complessivo del pescato, ciò è soprattutto dovuto ad una gestione migliore dei dati ed il progressivo emergere della pesca “informale”. Le industrie delle farine di pesce trasformano più di 206.512 tonnellate all’anno, corrispondente al 26% del pescato, che risulta svalutato da proteina nobile ad una meno nobile. Ricordiamo che il nuovo piano lanciato dal Regno, chiamato “Green Generation 2020-2030”, sviluppato nella sua fase iniziale nel corso dell’ultimo anno, mira a creare circa 350.000 posti di lavoro nel settore agricolo e della pesca. Il Piano consentirà l’implementazione di nuove opportunità legate al mondo ittico per le imprese italiane e per quelle di tutto il Mediterraneo.

Tags: agarconserveDomenico LetiziaGreen Generation 2020-2030industria itticainvestimentiMaroccoopportunitàpelagicipescapesca di cefalopodiprodotti itticisardinesgombriSpagnaUfficio Nazionale della Pesca
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Domenico Letizia

Storico e giornalista. Scrive per il quotidiano nazionale “L’Opinione delle Libertà”, per la rivista di geopolitica e affari internazionali “Atlantis” e per il quotidiano economico finanziario “Money.it”. Attuale componente dell’Ufficio Stampa del Global Network of Water Museums (UNESCO). Partecipa ufficialmente ai tavoli di lavoro legati dell’Iniziativa “WestMED” presso la Farnesina. L’Hub nazionale italiano WestMED è organizzato dai partner e dai coordinatori nazionali “WestMED per l’Italia”, in particolare il Dipartimento di coesione all’interno della presidenza italiana dei Ministri e del ministero degli Affari Esteri, che riunisce più di 40 organizzazioni tra autorità regionali, ministeri nazionali e altre strutture legate all’economia blu in Italia. Responsabile della Comunicazione per numerose società di consulenza e internazionalizzazione. Esperto in digitalizzazione, agroalimentare, export e internazionalizzazione, aerospazio, turismo 4.0, green e blue-economy. Svolge anche attività da broker assicurativo con servizi dedicati alla cura del risparmio, investimenti non speculativi e protezione sulla vita, famiglia e casa. Collabora con l’Organizzazione Non Governativa “Mediterranean Academy of Culture, Technologies and Trade” di Malta. Partecipa ai lavori del Rotary su tematiche legate all’ambiente, all’agricoltura sostenibile e alla diffusione di iniziative di solidarietà e beneficenza.

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