
Oceana ha concluso la sua ricerca marina a Malta per esplorare le zone dei fondali, grotte sottomarine e banchi di sabbia all’interno del progetto co-finanziato dall’Unione Europea LIFE BaĦAR for N2K
Il progetto è l’indagine video più completa delle aree marine sconosciute a Malta e si propone di raggiungere una protezione efficace per tre diversi habitat di elevato valore ecologico.
Le sue conclusioni preliminari includono l’identificazione di centinaia di specie, grandi scogliere di coralli d’acqua fredda e grotte scoperte a 300 m sotto la superficie.
“I risultati di Malta sono impressionanti e includono il rilevamento di specie che in precedenza non erano state registrate nel Mediterraneo. I filmati e i campioni richiederanno anni di analisi per essere pienamente valorizzati, ma a breve termine serviranno per creare aree marine protette che aiutano a preservare questo patrimonio naturale e ripristinare la sua abbondanza. Ci auguriamo che altri paesi s’impegnino azioni simili per migliorare la loro comprensione e la protezione dei loro ambienti marini “, ha affermato Ricardo Aguilar, capo spedizione e direttore di ricerca presso Oceana Europe.
Il totale dell’area monitorata ammonta a 280.000 km2, di cui 230.000 km2 sono in mare aperto. La superficie totale dell’arcipelago maltese è solo 316 km2, ciò dimostra la portata e l’importanza di questo progetto che è stato suddiviso in due spedizioni (2015 e 2016).
Nel corso dell’indagine è stato utilizzato un ROV (robot subacqueo) in grado di raggiungere profondità di oltre 1000 m e sono state effettuate 42 immersioni subacquee. Durante le indagini nelle zone più profonde, gli scienziati hanno scoperto diverse barriere coralline (bianco, corallo nero, spugne di pietra), imponenti foreste di gorgonie e rari coralli gialli.
Il progetto LIFE BaĦAR for N2K assicura a queste specie vulnerabili di acquisire l’adeguata protezione attraverso la designazione di siti protetti Natura 2000, la rete che salvaguarda collettivamente le aree naturali più preziose all’interno dell’UE.
La spedizione ha poi permesso di segnalare molti casi d’inquinamento marino, rifiuti di plastica e attrezzi da pesca persi e dimenticati in mare.











