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Home Sostenibilità

ONG, regole più rigide per eliminare la pesca illegale

Mariella Ballatore by Mariella Ballatore
3 Febbraio 2016
in Sostenibilità

Secondo un’analisi pubblicata dall’Environmental Justice Foundation, Oceana, The Pew Charitable Trusts e WWF, la regolamentazione dell’Unione Europea per prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN), ha avuto un buon impatto, ma l’attuazione deve essere più rigida per garantire che il pescato illegale non entri nel mercato europeo. L’analisi rivela che il regolamento del 2010 è stato un potente strumento di prevenzione. L’attuazione del regolamento ha inoltre guidato un cambiamento positivo nella gestione della pesca nei paesi terzi, paesi che grazie al loro pescato soddisfano per oltre il 60% del fabbisogno del l’UE. Le ONG in questione hanno tuttavia concluso che alcuni Stati membri devono lavorare con più costanza per impedire agli operatori fuorilegge di accedere al mercato comunitario. L’analisi suggerisce che i membri dell’UE devono essere più coerenti ed efficaci nei controlli della documentazione di cattura (certificati di cattura) e spedizioni (in particolare dai paesi giudicati ad alto rischio). Mentre le certificazioni di cattura e commercio sono delle componenti fondamentali per la pesca moderna, il regolamento INN è indebolito dall’uso di un sistema cartaceo per la documentazione dei prodotti ittici importati. Ciò impedisce il controllo incrociato delle informazioni tra le diverse agenzie di controllo delle frontiere dell’UE. Eszter Hidas, EU Policy Officer on Illegal Fishing per WWF, ha detto che la Commissione deve impegnarsi per creare un database elettronico che contenga informazioni sui prodotti ittici importati nel 2016, per evitare potenziali illeciti. “Questo sistema può essere efficace solo nel lungo periodo e soprattutto solo se le informazioni sulle importazioni sono condivise tra i 28 Stati membri in tempo reale, consentendo controlli incrociati, verifiche e un approccio coordinato per identificare e bloccare le spedizioni sospette.” L’analisi conclude che tutti gli Stati membri dovrebbero imporre sanzioni severe per i cittadini coinvolti nel commercio illecito di prodotti ittici, come richiesto dal regolamento, e varare nuove normative per garantire che le navi dell’UE che operano in acque straniere agiscano legalmente. Maria-Jose Cornax, Fisheries Director di Oceana, ha detto: “Questa analisi mostra che i paesi come la Spagna stanno lavorando per penalizzare i cittadini dell’UE che dimostrato di essere coinvolti nella pesca illegale. Questo approccio deve essere uniformemente adottato da tutti gli Stati membri. Inoltre, l’adozione di nuove e rigide norme in materia di flotta d’altura, guiderà una vera e propria conversione verso la pesca sostenibile in tutto il mondo. ” Steve Trent, direttore esecutivo della Environmental Justice Foundation ha detto che l’UE dovrebbe sostenere l’adozione di misure globali per garantire pratiche di pesca trasparente e sostenibile. “L’Unione Europea ha dimostrato che è impegnata nell’elevare gli standard nel settore della pesca a livello mondiale, sostenendo molti paesi a irrigidire le misure contro la pesca illegale. Ottenere il supporto di altri mercati chiave di tutto il mondo, dovrebbe essere una priorità fondamentale nei prossimi anni. ” Tony Long, direttore del progetto Ending Illegal Fishing del Pew, ha detto che “in qualità di più grande mercato del mondo per i prodotti ittici importati, l’UE svolge un ruolo fondamentale nella riforma del commercio mondiale della pesca. L’analisi dimostra che tramite la regolamentazione, l’UE ha alzato gli standard di gestione globale della pesca. “

Tags: Eszter HidasONGpesca illegaleWWF
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Mariella Ballatore

Co-founder e Direttrice di redazione. Pubblicista dal 2006 racconta il mondo da oltre un trentennio attraverso giornali, televisione e radio. Come conoscitrice del settore pesca e acquacoltura è stata più volte invitata a moderare e relazionare in convegni organizzati tra gli altri dalla Conferenza Episcopale Italiana – Ufficio nazionale dell’Apostolato del Mare, AquaFarm, Blue Sea Land.

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