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Al Congresso FAO-Conxemar-MAPA ridisegnata la rotta dell’ittico mondiale

Dal Codice FAO del 1995 alla sfida del 2034, la filiera globale di pesca e acquacoltura di fronte a un nuovo equilibrio

Alice Giacalone by Alice Giacalone
7 Ottobre 2025
in Eventi e Fiere, In evidenza, Mercati, News
pesca sostenibile 2025

A trent’anni dall’adozione del Codice di condotta per una pesca responsabile (CCRF), la FAO è tornata a interrogarsi sullo stato reale della sostenibilità marina. È successo a Vigo, durante il 13° Congresso FAO-Conxemar-MAPA, dove istituzioni, scienziati e rappresentanti dell’industria hanno delineato il futuro di un comparto che resta cruciale per la sicurezza alimentare mondiale.

Nel suo intervento inaugurale, Manuel Barange, Direttore Generale Aggiunto e capo della Divisione Pesca e Acquacoltura della FAO, ha presentato la nuova Revisione 2025 dello stato delle risorse ittiche marine mondiali, basata su 2.570 stock analizzati.
Il dato più rilevante: il 64,5% degli stock globali è sfruttato entro i limiti di sostenibilità biologica, mentre il 35,5% risulta sovrasfruttato. Nonostante la pesca estrattiva resti stabile, è l’acquacoltura a trainare la crescita.

Barange ha richiamato l’urgenza di considerare pesca e acquacoltura tra le priorità nella lotta alla malnutrizione globale: entro il 2034, la produzione complessiva di animali acquatici toccherà 212 milioni di tonnellate, con 118 milioni provenienti dall’acquacoltura e 94 milioni dalla pesca di cattura. Una traiettoria chiara: il futuro dell’alimentazione marina sarà scritto da allevamenti sostenibili e innovazione tecnologica.

Il ruolo politico della sostenibilità

A chiudere il congresso è stata Isabel Artime, Segretaria Generale per la Pesca del Ministero spagnolo dell’Agricoltura, Pesca e Alimentazione. Ha definito il Codice FAO “un pilastro per preservare la salute degli oceani e la prosperità delle generazioni future”, sottolineando come strumenti multilaterali come l’Accordo sui sussidi alla pesca dell’OMC e il Trattato BBNJ rappresentino un avanzamento epocale nella governance globale.

La Spagna — e con essa l’intera Unione Europea — guarda ora alla riforma della Politica Comune della Pesca (PCP) e al nuovo Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034. “Le risorse destinate alla pesca e all’acquacoltura non sono sufficienti per affrontare le sfide attuali,” ha affermato Artime, richiamando temi che toccano l’intero continente: ricambio generazionale, rinnovo della flotta e riduzione dei consumi.

Nel suo intervento, l’ex Commissario europeo Karmenu Vella ha aggiunto che l’Unione deve “tradurre in finanziamenti concreti” la sua volontà di sostenere i pescatori, riconoscendo che oggi in Europa esiste un divario strutturale fra agricoltura e pesca. “Senza fondi adeguati — ha avvertito — la sostenibilità rischia di restare una parola vuota.”

Il Codice FAO e il suo impatto reale

Nel dibattito sul bilancio di trent’anni di applicazione del Codice FAO, Alberto Prieto, coordinatore di Fish Nation, ha mostrato dati inequivocabili: “Il 100% dei Paesi membri ha adottato le misure previste dal Codice, e il 90% ne applica la totalità dei criteri.”
Un risultato che dimostra l’efficacia del documento come riferimento tecnico, politico e scientifico.

Il Codice ha favorito la nascita di Organizzazioni regionali della pesca, di certificazioni di sostenibilità, e ha introdotto criteri condivisi su gestione delle risorse, ricerca, catena del valore e transizione energetica. Ma, come ha ricordato Prieto, “il paradigma è cambiato”: oggi la sfida è adattare quel quadro alle nuove condizioni climatiche, sociali ed economiche.

pesca sostenibile 2025

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Giovani consumatori, comunicazione e fiducia

Una delle tavole rotonde più seguite del Congresso ha affrontato il tema dell’accesso dei consumatori alle proteine acquatiche. Le rappresentanti di catene internazionali come Grupo Chedraui (Messico), Sobeys Inc. (Canada) e Worldpanel Numerator (Spagna) hanno concordato su un punto: il settore deve riconquistare la fascia giovane della popolazione.

Come ha spiegato Gabriela Fujita (Worldpanel Numerator), “se i giovani non iniziano a mangiare pesce oggi, sarà difficile che lo facciano in futuro”. Il calo dei consumi tra gli under 30 è un segnale d’allarme che richiede una comunicazione più chiara, prodotti più versatili e campagne educative efficaci.

Alghe e pesce coltivato: le nuove frontiere del cibo blu

L’innovazione è stata il filo conduttore della seconda giornata del Congresso. Julio Salas, sottosegretario alla Pesca del Cile, ha illustrato i progressi del Paese nell’acquacoltura e nella valorizzazione della pesca artigianale, citando anche la crescita dell’algocoltura.
Un tema ripreso da Helena Abreu, della Global Seaweed Coalition, che ha riconosciuto nell’Europa un terreno fertile per sviluppare il settore grazie alle competenze scientifiche, alla volontà politica e alla fiducia degli investitori.

A fianco dell’algocoltura, la biotecnologia avanza. Sebastian Rakers, CEO di Bluu Seafood, e Mihir Pershad, fondatore di Umami Bioworks, hanno presentato le prospettive del pesce coltivato da cellule staminali, un comparto ancora in fase sperimentale ma potenzialmente rivoluzionario.
“È un settore giovane,” ha detto Rakers, “ma può ampliare l’offerta alimentare e aprire all’Europa un’opportunità di leadership.”

La dimensione sociale e culturale del mare

Il sociologo Jean-Pierre Poulain, dell’Università di Tolosa, ha offerto una riflessione più ampia: la pesca come espressione identitaria e culturale. Il legame tra cibo, territorio e turismo costiero, ha spiegato, può rafforzare la percezione del valore sociale del pesce e delle comunità che lo producono.
Un concetto ripreso da Fernando González Laxe, economista dell’Università di La Coruña, secondo cui il piatto di pesce del futuro sarà frutto di un “modello ibrido”, combinando cattura, allevamento e nuove fonti proteiche.

Verso un’agenda condivisa per il futuro

Nel suo intervento conclusivo, Carmen González-Vallés (Sustainable Fisheries Partnership) ha richiamato l’attenzione su un punto essenziale: la stabilità delle risorse marine resta condizione imprescindibile per la sopravvivenza del settore.
Oggi, ha ricordato, il 77% degli sbarchi globali proviene da stock sostenibili, ma persistono aree non regolamentate dove la pesca illegale e non dichiarata (INN) mina la sicurezza delle imprese.
La tendenza, ha detto, dovrà essere “una gestione sempre più basata sulla scienza e sulla collaborazione internazionale”.

Il 13° Congresso FAO-Conxemar-MAPA ha dunque lasciato un messaggio inequivocabile: la pesca sostenibile 2025 non è più un obiettivo futuro, ma una responsabilità collettiva e immediata.
Il Codice FAO, nato trent’anni fa, ha fatto scuola. Ora deve evolvere. Perché la sostenibilità — oggi — non si misura solo nei numeri degli stock, ma nella capacità di unire economia, ricerca, cultura e società sotto lo stesso orizzonte blu.

Foto: Faro De Vigo

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Tags: acquacolturaCONXEMARFAOinnovazione itticapesca sostenibilepolitiche europee
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Alice Giacalone

Autrice Pesceinrete Alice Giacalone scrive per Pesceinrete occupandosi di attualità, imprese, mercati e scenari della filiera ittica. Nei suoi contributi segue l’evoluzione del settore seafood con attenzione ai temi che incidono sul lavoro degli operatori, dalla pesca all’acquacoltura, dalla sostenibilità alle dinamiche commerciali.

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