Nel 2025 la produzione ittica della Turchia ha raggiunto 1,02 milioni di tonnellate, il valore più alto mai registrato dal Paese. Il dato, comunicato dal Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste, conferma una tendenza ormai chiara: la crescita del comparto passa soprattutto dall’acquacoltura, che supera nettamente la pesca di cattura.
Secondo quanto riferito dal ministro İbrahim Yumaklı, circa 600.000 tonnellate provengono da allevamenti ittici, mentre 400.000 tonnellate sono attribuibili alla pesca. Un rapporto che mostra come l’allevamento sia diventato l’asse portante dell’offerta ittica nazionale, garantendo volumi più stabili e una maggiore continuità produttiva.
L’intervento del ministro è avvenuto durante un incontro con pescatori e operatori del settore a Sarıyer, distretto costiero di Istanbul. In quell’occasione Yumaklı ha indicato nel sistema delle quote uno degli strumenti principali utilizzati negli ultimi anni per organizzare l’attività produttiva e contenere la pressione sugli stock.
Oltre ai volumi, il 2025 si chiude con un altro indicatore rilevante: le esportazioni ittiche turche hanno sfiorato i 2 miliardi di dollari. Un risultato che riflette il peso crescente del settore sui mercati esteri e la capacità della filiera di rispondere a standard commerciali sempre più stringenti, in particolare per quanto riguarda le specie allevate.
I dati definitivi saranno pubblicati dall’Istituto di Statistica Turco (TÜİK) nel corso del 2026, ma il quadro generale appare già consolidato. La Turchia continua a rafforzare il proprio profilo produttivo puntando su un mix di regolazione, acquacoltura e orientamento all’export, riducendo la dipendenza dalla sola pesca di cattura.
Per il Mediterraneo, il caso turco offre un riferimento concreto: non tanto per i numeri in sé, quanto per la struttura della produzione, sempre più sbilanciata verso modelli programmabili e compatibili con una presenza stabile sui mercati internazionali.













