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Home Pesca

Reti abbandonate e microplastica minacciano l’industria ittica

Mariella Ballatore by Mariella Ballatore
17 Maggio 2017
in Pesca

L’inquinamento da plastica costituisce una grave minaccia per i produttori ittici in tutto il mondo. Le attrezzature di pesca abbandonate intrappolano pesci e uccelli marini, spesso uccidendoli. Le reti perse o abbandonate, rimangono incastrate in attrezzi ed eliche di barche danneggiandole. Microplastiche e microfibre di plastica provenienti dalla produzione tessile vengono ingerite dai pesci.

Le minuscole plastiche invisibili all’occhio nudo, rappresentano un pericolo maggiore rispetto alle macro plastiche. Solo una parte di rifiuti plastici galleggia, una quantità superiore finisce nelle pancia dei pesci.

“Le microplastiche che vengono ingerite dai pesci costituiscono una potenziale minaccia per l’industria alimentare ittica e potenzialmente per gli esseri umani quando consumano pesce”, ha dichiarato Dave Glaubke (Sea Port Products Corp.). I pescatori e gli allevatori in mare aperto sono molto preoccupati, ha aggiunto Glaubke.

La consapevolezza del problema è nata quando le attrezzature in plastica hanno iniziato a sostituire corde, reti e altri attrezzi da pesca negli anni ’60 e ’70, ha dichiarato Glaubke. Tuttavia, la preoccupazione per i pericoli da microplastiche è aumentata nell’ultimo decennio.

La minaccia della plastica è varia.
La morte di pesci per l’ingestione di pezzi di plastica danneggia direttamente le attività di pesca e le entrate, mentre i danni causati alle imbarcazioni che si imbattono nei derelitti, gravano sui pescatori che devono riparare le attrezzature. Come rilevato da uno studio del 2013, ogni anno, a causa delle ridotte entrate di cattura e dei costi di rimozione, i rifiuti marini costano al settore della pesca dell’Unione europea circa 61,7 milioni di dollari.

I consumatori, se preoccupati dalla presenza di plastica nelle carni dei pesci, potrebbero evitare di acquistare prodotti ittici.

“I professionisti del settore ittico dovranno stare attenti a come educare il pubblico sul problema, – sostiene Roy Palmer (Association of International Seafood Professionals) – e hanno bisogno di affrontare la questione con urgenza”.
“Ogni anno otto milioni di tonnellate di plastica entrano nell’oceano e questo dato peggiorerà se non facciamo tutti uno sforzo per eliminare l’inquinamento”, ha aggiunto Palmer.

L’interesse per i detriti marini è cresciuto nel 2011 a seguito a del Marine Debris Conference voluto da United Nations e U.S. National Oceanic and Atmospheric Administration. Sessantacinque associazioni provenienti da 34 paesi hanno convenuto un piano strategico.

“Sebbene circa 260 progetti siano stati avviati dopo la conferenza, si tratta soprattutto di attività locali e sembra che ci sia una mancanza di iniziative globali”, ha detto Palmer. Per affrontare il problema, gli operatori del settore ittico devono esaminare attentamente le loro operazioni e capire come ridurre o addirittura eliminare le plastiche, ha aggiunto Palmer. Dovrebbero considerare modalità per il riciclo della plastica e trovare alternative per il confezionamento.

I governi dovrebbero proibire le microsfere di plastica, sostiene Palmer, e dovrebbero implementare regolamenti migliori su tutta la catena di fornitura di plastica. Dovrebbero inoltre sviluppare una migliore infrastruttura di gestione dei rifiuti per tutte le industrie, applicare un’imposta su tutte le materie plastiche non biodegradabili, e rendere disponibile del denaro per i fondi destinati a ripulire gli oceani, ha aggiunto Palmer.

Una partnership tra l’industria privata e il governo sta già facendo progressi nella riduzione degli attrezzi da pesca abbandonati.

La società per la gestione dei rifiuti Covanta, la National Fish and Wildlife Foundation, NOAA e Schnitzer Steel hanno collaborato per riciclare i mezzi di pesca inutilizzabili e abbandonati. Grandi scatole di raccolta sono collocate in porti e i pescatori commerciali possono smaltire l’attrezzatura, riducendo il rischio che i detriti marini diventino un pericolo per la navigazione, la pesca e la vita marina stessa.

“I pescatori hanno bisogno di maggiori informazioni sull’inquinamento plastico. – ha dichiarato Meg Morris (Covanta) – Oggi più che mai la produzione della plastica è consistente, e il problema ha una fonte globale: i consumatori di tutto il mondo che utilizzano ogni giorno packaging e prodotti in plastica”.
“Dal momento che sorge la consapevolezza pubblica del problema, i pescatori dovranno trovare soluzioni, tra queste anche un’alternativa all’imballaggio. – Ha dichiarato Morris – Se i pesci continuano a mangiare la plastica, l’industria ittica ne soffrirà”.

Tags: inquinamento da plasticapescasettore ittico
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Mariella Ballatore

Co-founder e Direttrice di redazione. Pubblicista dal 2006 racconta il mondo da oltre un trentennio attraverso giornali, televisione e radio. Come conoscitrice del settore pesca e acquacoltura è stata più volte invitata a moderare e relazionare in convegni organizzati tra gli altri dalla Conferenza Episcopale Italiana – Ufficio nazionale dell’Apostolato del Mare, AquaFarm, Blue Sea Land.

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