
Positivo, secondo il presidente di UNCI Agroalimentare, Gennaro Scognamiglio, il bilancio al termine della riunione sulle sanzioni, che si è svolta ieri a Roma, presso la Direzione generale della pesca del Mipaaf.
“Ieri la Direzione Generale della Pesca e le Associazioni di Categoria della Pesca hanno dato vita al Tavolo di partenariato per le misure di pesca illegale e regolamento controlli. Finalmente si ragiona tutti insieme per dare risposte alle imprese di pesca e al comparto ittico in generale. Quanto sta accadendo in questi giorni con l’applicazione della Legge 154/2016, i regolamenti comunitari sempre più stringenti su specie ittiche quali il tonno rosso e il pesce spada ed il decreto di chiusura della pesca con palangari dell’alalonga, va a completare il quadro delle sofferenze del settore.
Con la legge 154/2016 il parlamento ha ricomposto il libro “dei delitti e delle pene”. Ma vogliamo restare invece sul tema della concertazione che la Direzione Generale ha inteso istituire per sentire le parti sociali. Oseremmo chiamarlo tavolo permanete della legalità e del regolamento sui controlli della tracciabilità del pescato e del pescatore.
Si diventa pescatore professionale con “La licenza di pesca è il documento autorizzativo all’esercizio dell’attività di pesca professionale, è attualmente rilasciata all’armatore di una imbarcazione, regolarmente iscritto nei registri delle imprese di pesca (dlgs n.153/04), dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali – Direzione generale della Pesca marittima e dell’Acquacoltura – unità dirigenziale PEMAC III – ed autorizza l’esercizio della pesca professionale con gli attrezzi ivi indicati” fonte /www.politicheagricole.it.
Quindi il pescatore diviene impresa di pesca che fa parte delle unità produttive del sistema paese. Ma fin dagli anni 90 con la prima restinzione sulle catture accessorie e tonno rosso si è avvertito il peso di una burocrazia che chiamarla eccessiva sembra quasi un eufemismo per la tipologia del settore ed i vari segmenti dello stesso. Sembrava toccare il cielo con un dito sulla proposta di depenalizzazione nel comparto per poi scoprire che non bastava il Regolamento Controlli nr.1224 UE ma ci abbiamo messo dentro la Legge 154/2016 a chiudere il cerchio con sanzioni che possono arrivare a 150 mila euro per azienda.
Al tavolo voluto dalla DGP e le Associazioni tutte, ieri si è partiti con l’onda giusta. Un confronto serrato ma sereno per analizzare i problemi che comporta l’applicazione dell’articolato della 154/2016. Condivisa l’attenzione per la legalità e l’individuazione della figura del fuorilegge che certamente non appartiene alla categoria dei pescatori, neppure a quella dei commercianti e neanche a quella dei produttori.
Bene dunque il giro di vite imposto con il nuovo sistema sanzionatorio per i bracconieri, ma l’attenzione massima deve essere posta dagli organi di vigilanza sulla giusta e corretta interpretazione dell’articolato legislativo del 154/2016 che ha visto crescere in modo aberrante le sanzioni per la pesca professionale.
Le taglie minime sono rappresentate in una tabella nota a tutti ma, se prendiamo ad esempio specie simili (Merluzzetto Trisopterus minutus cap. cm. 12 Merluzzo Merluccius merluccius cm. 20) ci domandiamo se è semplice per chi sta in mare a sistemare in cassette e cernere il pescato riuscire a fare una corretta distinzione o se si deve pensare ad assumere anche un tecnologo biologo e misuratore per non incorrere in sanzione.
Ben venga il tavolo per cercare indicazioni da fornire al legislatore e agli organi di controllo per lasciare che gli uomini che condividono il mare possano continuare ad operare in serenità. Non tutto è valutabile in centimetri.”
Comunicato stampa del Pesidente UNCI Agroalimentare, Gennaro Scognamiglio











