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Home Sostenibilità

Se non si agisce tempestivamente entro il 2040 potrebbe triplicare la plastica presente in mare

Il marine litter è un fenomeno che interessa tutto il pianeta e al quale bisogna tempestivamente trovare soluzione

Mariella Ballatore by Mariella Ballatore
3 Agosto 2020
in Sostenibilità
plastica mare

plastica mare

Entro il 2040 potremmo trovare nei nostri mari il triplo della plastica presente attualmente se non riusciamo a ridurne la produzione e il consumo.
È quanto emerge da un’analisi scientifica di The Pew Charitable Trusts e SYSTEMIQ, i cui risultati sono stati pubblicati in un recente report.

Senza azioni di contrasto il marine litter, la quantità di plastica che finisce nell’oceano, ogni anno aumenterebbe da 11  a 29 milioni di tonnellate nei prossimi 20 anni, per un peso di circa 50 chilogrammi in ogni metro di costa in tutto il pianeta. Un vero disastro ambientale che finirebbe per accumulare nell’oceano entro il 2040 circa 600 milioni di tonnellate di plastica.

La pandemia di Covid-19 ha rappresentato un aggravarsi del problema dal momento che durante la crisi sanitaria, secondo l’International Solid Waste Association, è aumentato il consumo di plastica.

Malgrado gli sforzi e i progressi raggiunti nella sfida all’invasione di plastica, il report evidenzia che c’è ancora molto da fare dal momento che l’impegno del governo e dell’industria riuscirà a ridurre la quantità di plastica che fluisce nell’oceano solo del 7% entro il 2040.

“Breaking the Plastic Wave” individua però anche soluzioni che potrebbero ridurre questo volume di oltre l’80% con l’utilizzo di tecnologie oggi disponibili a patto che i decisori chiave siano disposti a fare cambiamenti a livello di sistema.

Tra questi ci sono la riduzione della crescita della produzione e del consumo di plastica, la sostituzione di alcune materie plastiche con alternative come carta e materiali compostabili, la progettazione di prodotti e imballaggi per il riciclaggio, l’espansione dei tassi di raccolta dei rifiuti nei paesi a medio e basso reddito, l’aumento del riciclaggio e la riduzione dei rifiuti di plastica esportazioni.

Oltre a migliorare la salute degli oceani, l’adozione delle modifiche delineate nel rapporto potrebbe generare risparmi di circa 60 miliardi di euro per i governi entro il 2040, rispetto alle normali attività commerciali; ridurre le emissioni annue di gas serra previste per la plastica del 25%; e creare 700.000 posti di lavoro.

Tags: Inquinamento marino
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Mariella Ballatore

Mariella Ballatore

Co-founder e Direttrice di redazione. Pubblicista dal 2006 racconta il mondo da oltre un trentennio attraverso giornali, televisione e radio. Come conoscitrice del settore pesca e acquacoltura è stata più volte invitata a moderare e relazionare in convegni organizzati tra gli altri dalla Conferenza Episcopale Italiana – Ufficio nazionale dell’Apostolato del Mare, AquaFarm, Blue Sea Land.

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