
Gli stock ittici non appartengono a nessuno, ma sono ambiti da molti. Allora come determinare in che modo vi si dovrebbe accedere? Questo è quanto si cerca di capire con la pubblicazione della New Economic Foundation, “Who gets to fish? The allocation of fishing opportunities in EU member states”.
Nell’Unione europea, gli stati membri hanno risposto a questa domanda in modo molto diverso. Nel report sono analizzati dodici paesi nel dettaglio, e si evince che, nonostante i diversi sistemi, nessuno sta gestendo le attività di pesca nel pubblico interesse. In questo rapporto, sono descritti i diversi sistemi di pesca, valutate le loro prestazioni rispetto agli obiettivi definiti, e formulate raccomandazioni per la riforma.
Molto è stato scritto sul tema della pesca eccessiva e dei grandi guadagni ambientali, economici e sociali nel gestire gli stock ittici a livelli sostenibili.
Il rapporto esamina come i dodici Stati membri dell’Unione europea stanno approcciando ad una pesca sostenibile e le conseguenze che questo può avere. Sia che si tratti della scomparsa delle comunità di pescatori lungo la costa, della controversia sui pescherecci-fabbrica sempre più grandi, o dell’allarme per la privatizzazione di una risorsa pubblica, molte delle preoccupazioni circa la gestione della pesca riguardano come questa risorsa è divisa.
Per esplorare il problema di ripartizione delle possibilità di pesca, il report analizza nel dettaglio: Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Spagna, Svezia e Regno Unito. I sistemi di pesca in uso variano in modo significativo.
Per valutare se un sistema di possibilità di pesca è successo, è stato sviluppato il seguente quadro di 12 obiettivi.

Pur non specificando un progetto preciso per la pesca, un sistema di successo dovrebbe raggiungere questi obiettivi per consentire ai pescatori di prosperare e al pubblico di beneficiare, tutto garantendo al tempo stesso un buon processo decisionale.











