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Home Nutrizione e salute

Spreco dei prodotti ittici: un argomento sempre attuale

Luna Lorito by Luna Lorito
5 Gennaio 2018
in Nutrizione e salute
spreco prodotti ittici

É appena iniziato il nuovo anno, ma il settore ittico sarà costretto ad affrontare gli stessi problemi che lo affliggono da tempo: lo scarto al momento della pesca e lo spreco una volta raggiunto il banco pescheria e il consumatore.

Innanzitutto già al primo sbarco si ha un enorme spreco di prodotti ittici: infatti, secondo il Reg. 1380/2013, si ha l’obbligo di sbarcare tutto il pescato, tranne le specie la cui pesca è vietata e quelle che dimostrano alti tassi di sopravvivenza. Il pesce sottotaglia, cioè al di sotto della taglia minima prevista dalla legislazione vigente, quindi, dovrà essere sbarcato, Tale obbligo interesserà tutte le specie ittiche solo nel 2019. Tuttavia questo non potrà essere commercializzato per il consumo umano, quindi verrà utilizzato per la produzione di mangimi per animali, farine di pesce o concime.

Inoltre, anche se contro legge, molto spesso il pesce catturato viene rigettato in mare, seppur non è dimostrato un alto tasso di sopravvivenza a seguito del rilascio. Le barche, infatti, possono rigettare il pesce per molti motivi: ad esempio, le celle frigorifere possono essere piene e quindi le specie con minor valore commerciale vengono scartate oppure il pescato non risponde ai requisiti richiesti dal mercato, che corrispondono a taglie, specie e qualità precise.

Il pesce che arriva effettivamente nel banco pescheria, quindi, è già un quantitativo inferiore rispetto al pescato, ma purtroppo lo spreco non si ferma qui. Il consumatore, infatti, acquista principalmente alcune specie lasciando sul banco pescheria quelle meno conosciute, che comunque contengono proteine nobili e omega-3.

La shelf-life di un pesce sul banco pescheria è generalmente di 3-4 giorni, successivamente il pesce diventa rifiuto, quindi non più commercializzabile ai fini del consumo. Infine, a livello casalingo, si ha un ulteriore spreco alimentare, dovuto a sbagliate tecniche di conservazione e cottura. Tuttavia, ogni consumatore può iniziare, nel suo piccolo, a fare la differenza.

Il consumo di pesce normalmente è concentrato su una decina di specie, mentre alcuni anni fa si aggirava attorno alle 60, poiché a livello locale si consumavano specie tipiche. Se oggi, quindi, pian piano si ampliasse la gamma di specie acquistate, si avrebbe un doppio effetto positivo: si aiuterebbe la pesca locale e si ridurrebbe lo spreco di cibo. Inoltre, è opportuno ricordare che il pesce dovrebbe sempre mantenere la catena del freddo, quindi, ad esempio, dovrebbe essere acquistato quando si finisce di fare la spesa e d’estate non si dovrebbe far trascorrere più di mezz’ora dal supermercato a casa senza refrigerarlo. Ad esempio, utilizzando delle piastre eutettiche vicine al sacchetto del pesce si risolve il problema e, in questo modo, si aumenta il tempo di conservazione nel frigo domestico.

Mangiare pesce è importante per soddisfare il fabbisogno di omega-3 e proteine nobili, ma è opportuno sottolineare che ognuno di noi deve essere il custode di questo pianeta e non colui che lo depaupera.

Tags: nutrizionesettore itticospreco alimentare
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Luna Lorito

Laurea in Sicurezza e qualità delle produzioni animali e già laureata in Acquacultura e Igiene della produzione ittica.

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