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Home Pesca

Scognamilglio: “Ma quali rituali scaramantici. I nostri pescatori contribuiscono alla conservazione delle tartarughe marine”

Il presidente di UNCI Agroalimentare interviene sul ritrovamento di ben 5 tartarughe decapitate sul litorale pugliese tra Bari e Trani

Mariella Ballatore by Mariella Ballatore
1 Marzo 2019
in Pesca

“Il ritrovamento di ben 5 tartarughe decapitate sul litorale pugliese tra Bari e Trani è cronaca delle ultime settimane. Fatto indubbiamente triste e spiacevole soprattutto se consideriamo che gli esemplari ritrovati senza testa appartengono alla specie Caretta Caretta sottoposta a protezione poiché a rischio estinzione“, è quanto sottolinea Gennaro Scognamiglio, presidente nazionale di UNCI Agroalimentare.

“Com’è  giusto che sia, è scattato subito l’allarme da parte del WWF, che parla di strage, e di altre associazioni ambientaliste. Fin qui nulla di strano o di illegittimo se non fosse per  il fatto che  il WWF accusa i pescatori del litorale barese  di essere i colpevoli di tali decapitazioni”, prosegue Scognamiglio.

“Stando alle dichiarazioni di alcuni esponenti dell’ l’Organizzazione infatti, – aggiunge il presidente di INCI Agroalimentare – proprio i pescatori, o perlomeno alcuni di essi, si renderebbero protagonisti di un simile scempio mettendo in atto un vero e proprio rituale scaramantico. Proprio così: secondo una credenza di dubbie origini, le tartarughe che rimangono impigliate nelle reti sarebbero di cattivo auspicio in quanto simboleggerebbero magre battute di pesca. I pescatori quindi per scongiurare questo pericolo e addirittura per vendicarsi degli animali, procederebbero alla decapitazione volontaria delle tartarughe marine”.

“Come Associazione – continua il presidente Scognamiglio –  non possiamo rimanere in silenzio di fronte a una accusa arbitraria e senza alcun fondamento: infatti pur potendo contare sulla testimonianza di molti pescatori pugliesi nostri associati,  non abbiamo notizia di credenze che vogliono le tartarughe portatrici di sfortuna, anzi”.

“I nostri pescatori inoltre vengono formati alla prevenzione e contribuiscono alla conservazione delle tartarughe marine utilizzando specifici attrezzi da pesca a basso impatto mettendo in pratica semplici ma efficaci metodi che ne assicurano la sopravvivenza a seguito di catture accidentali. Invitiamo tutti dunque alla cautela e alla prudenza: prima di indicare un probabile colpevole è necessario   accertarsi che le decapitazioni siano davvero frutto di un’azione umana volontaria e  non risultato di incidenti casuali o addirittura conseguenza naturale di decomposizione post mortem”, aggiunge ancora Gennaro Scognamiglio.

“Laddove poi fosse accertata la volontà umana bisogna assolutamente risalire ai veri colpevoli che siamo certi non appartenere al mondo della pesca: un mondo fatto di uomini che amano il mare e le sue creature. Speriamo – conclude il presidente di UNCI Agroalimentare – in una soluzione rapida della questione che porti non solo alla fine di questa vera e propria barbarie a danno delle tartarughe ma anche alla riabilitazione, non solo sul litorale barese, della figura del pescatore che tutto è tranne che un assassino”.

Tags: Gennaro ScognamigliopescapescatoriScognamigliotartarughe caretta caretta
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Mariella Ballatore

Co-founder e Direttrice di redazione. Pubblicista dal 2006 racconta il mondo da oltre un trentennio attraverso giornali, televisione e radio. Come conoscitrice del settore pesca e acquacoltura è stata più volte invitata a moderare e relazionare in convegni organizzati tra gli altri dalla Conferenza Episcopale Italiana – Ufficio nazionale dell’Apostolato del Mare, AquaFarm, Blue Sea Land.

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