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Home Sostenibilità

Porre fine alla pesca eccessiva per mitigare gli impatti climatici

Seas At Risk e Our Fish hanno convocato un gruppo di esperti per discutere su come porre fine alla pesca eccessiva possa costruire la resilienza degli oceani e mitigare gli impatti climatici

Mariella Ballatore by Mariella Ballatore
11 Dicembre 2019
in Sostenibilità

A margine della 25a sessione della Conferenza delle Parti (COP25) dell’UNFCCC, Seas At Risk e Our Fish hanno convocato un gruppo di esperti per discutere su come porre fine alla pesca eccessiva possa costruire la resilienza degli oceani e mitigare gli impatti climatici. Il gruppo ha chiesto un’azione immediata del governo per porre fine alla pesca eccessiva, come azione chiave per il clima.

Parlando a un evento durante la Giornata dell’Oceano della COP25, l’inviato speciale delle Nazioni Unite per l’Oceano, Peter Thomson, ha sottolineato che un sano ecosistema oceanico è fondamentale per un sano ecosistema planetario. Ha sottolineato l’obiettivo 14,4 dell’SDG 14 (vita sottomarina) di porre fine alla pesca eccessiva entro il 2020, affermando che porre fine alla “pesca eccessiva è un obiettivo molto realizzabile”. Rashid Sumaila (Institute for the Oceans and Fisheries) ha affermato che la combinazione di pesca eccessiva e i cambiamenti climatici “è mortale per gli stock ittici e gli ecosistemi marini”. Ha chiesto soluzioni globali e complete per affrontare le crisi oceaniche e climatiche, sottolineando che “porre fine alla pesca eccessiva rafforzerebbe l’oceano”.

I partecipanti hanno riconosciuto che la fine della pesca eccessiva offre un’azione immediata che ripristinerà le popolazioni ittiche, aumenterà il reddito e l’occupazione per i pescatori e le comunità costiere, offrirà attività di pesca più redditizie, creerà ecosistemi più resistenti e diminuirà l’inquinamento da anidride carbonica e aumenterà la cattura del carbonio.

I partecipanti hanno inoltre discusso dell’impegno dei ministri della pesca dell’Unione europea (UE) a porre fine alla pesca eccessiva, come stabilito nella politica comune della pesca dell’UE. La politica afferma che le pratiche di pesca non dovrebbero danneggiare la capacità delle popolazioni ittiche di riprodursi e raccomanda limiti di cattura 2015 e 2020 che sono “sostenibili e mantengono gli stock ittici a lungo termine”. Gli Stati membri dell’UE si incontrano il 16-17 dicembre per discutere di questioni relativi all’agricoltura e alla pesca, compresa la fissazione delle catture totali ammissibili (TAC) per gli stock ittici dell’Atlantico e del Mare del Nord.

 

 

Tags: Our FishSeas At Risk
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Mariella Ballatore

Co-founder e Direttrice di redazione. Pubblicista dal 2006 racconta il mondo da oltre un trentennio attraverso giornali, televisione e radio. Come conoscitrice del settore pesca e acquacoltura è stata più volte invitata a moderare e relazionare in convegni organizzati tra gli altri dalla Conferenza Episcopale Italiana – Ufficio nazionale dell’Apostolato del Mare, AquaFarm, Blue Sea Land.

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