Le rimozioni mirate possono essere efficaci nel sopprimere il numero di pesci scorpione invasivi trovati lungo le coste protette intorno al Mar Mediterraneo. Per avere un risultato migliore occorre però un continuo monitoraggio da parte delle comunità e degli ambientalisti.
Questi sono i risultati chiave di uno studio, uno dei primi nel suo genere ad esaminare l’efficacia della rimozione mirata del pesce scorpione da una prospettiva ecologica e socio-economica.
Gli scienziati che lavorano nell’ambito del progetto RELIONMED, finanziato dall’Unione europea, hanno collaborato con subacquei appositamente formati, scienziati e cittadini per effetturae una serie di rimozioni e sondaggi per un periodo di sei mesi.
Tra 35 e 119 pesci scorpione sono stati rimossi al giorno dai subacquei in tre aree marine protette lungo la costa di Cipro, nelle stesse zone il numero della popolazione si è ripreso entro tre mesi. Di conseguenza, gli scienziati affermano che tali iniziative possono senza dubbio essere efficaci nel ridurre il numero degli esemplari presenti.
La ricerca da 1,6 milioni di euro che mira a valutare l’invasione del pesce scorpione a Cipro e a identificare le modalità per ridurre al minimo il suo impatto futuro, è stata condotta da ricercatori dell’Università di Plymouth (Regno Unito) e del Laboratorio di ricerca marina e ambientale (MER) (Cipro).
Il pesce scorpione ha iniziato a popolare il Mediterraneo meno di dieci anni fa a causa del raddoppio del Canale di Suez e del riscaldamento dell’oceano.
La presenza della specie è stata registrata per la prima volta al largo di Cipro nel 2014. Le prime rimozioni mirate sono avvenute nel maggio 2019 e sono state combinate con programmi di educazione sulle minacce che la specie rappresenta e su come potrebbe essere gestita in modo sostenibile.












