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Allarmismo mediatico e pesce sotto accusa: il caso Fedepesca apre un tema europeo

Allarmismo, titoli sommari e mancanza di competenza settoriale: il caso spagnolo riapre il dibattito sul modo in cui l’informazione racconta l’ittico in Europa

Tiziana Indorato by Tiziana Indorato
26 Gennaio 2026
in Mercati, News
allarmismo mediatico sul pesce

Negli ultimi giorni, in Spagna, i pescivendoli tradizionali riuniti in Fedepesca hanno deciso di rompere il silenzio, denunciando pubblicamente quello che definiscono un uso distorto e ricorrente dell’informazione sui prodotti ittici e dell’acquacoltura. Al centro della presa di posizione, un fenomeno che si ripresenta puntualmente nei momenti di maggiore esposizione mediatica, come il periodo natalizio: la diffusione di notizie allarmistiche su sicurezza alimentare, rischi sanitari e prezzi, spesso prive di contesto e rigore giornalistico.

Secondo Fedepesca, durante le festività si sono moltiplicati articoli e servizi dedicati a temi come anisakis, antibiotici e presunti pericoli legati al consumo di pesce. Questioni reali, note e ampiamente regolamentate, che tuttavia vengono presentate come emergenze, ignorando il fatto che le raccomandazioni delle autorità sanitarie rendono questi prodotti pienamente sicuri per il consumo. Una narrazione che, sottolineano i pescivendoli, non informa ma genera sfiducia, allontanando i consumatori da alimenti essenziali per una dieta equilibrata.

La denuncia non si limita agli aspetti sanitari. Nel mirino finiscono anche i titoli ricorrenti sull’andamento dei prezzi del pesce, in particolare durante il periodo natalizio. Fedepesca ricorda come l’aumento dei prezzi in determinate fasi dell’anno risponda a dinamiche ben note di domanda e offerta, accentuate dalla stagionalità e dalle condizioni meteorologiche tipiche di dicembre, che possono ridurre la disponibilità di alcune specie. Meccanismi tutt’altro che eccezionali, comuni a molti altri beni e servizi, ma che nel caso del pesce vengono spesso raccontati come anomalie strutturali.

A supporto della propria posizione, l’associazione richiama i dati ufficiali dell’Istituto Nazionale di Statistica spagnolo. Secondo gli ultimi dati sull’Indice dei Prezzi al Consumo per il 2025, l’inflazione dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura si è attestata al di sotto dell’IPC generale, pari al 2,9%, risultando inferiore anche all’inflazione dei prodotti alimentari nel loro complesso e nettamente più bassa rispetto a quella dei prodotti alimentari non trasformati, che ha raggiunto il 6%. Numeri che, secondo Fedepesca, vengono sistematicamente ignorati in favore di titoli semplificati e poco aderenti alla realtà.

Un ulteriore elemento critico riguarda l’uso delle immagini. I pescivendoli spagnoli lamentano come fotografie di banchi del pesce, prodotti ittici o del commercio tradizionale vengano spesso utilizzate per illustrare notizie negative sulla sicurezza alimentare o sull’inflazione, anche quando il settore non è né la causa né l’oggetto reale della notizia. Un’associazione visiva che contribuisce ad alimentare percezioni errate e a rafforzare un clima di sospetto generalizzato.

Il caso sollevato da Fedepesca, tuttavia, va ben oltre i confini spagnoli. Le dinamiche descritte sono comuni a molti Paesi europei e trovano riscontro anche in Italia. Il settore ittico continua a essere raccontato attraverso una lente semplificata, che privilegia l’impatto emotivo rispetto alla contestualizzazione, trasformando temi complessi in messaggi facilmente consumabili ma informativamente poveri. Non è un caso che, in Spagna, il consumo di prodotti ittici e dell’acquacoltura sia diminuito di quasi il 35% nell’ultimo decennio, scendendo al di sotto delle raccomandazioni sanitarie. Un dato che non può essere spiegato solo da fattori economici o da cambiamenti negli stili di vita, ma che trova terreno fertile anche in una comunicazione costantemente orientata al sospetto.

La denuncia dei pescivendoli spagnoli mette così in luce un nodo più ampio: la progressiva perdita di centralità della competenza nell’informazione. Settori articolati come quello ittico, caratterizzati da normative stringenti, controlli continui e dinamiche di mercato complesse, vengono spesso affrontati con lo stesso approccio riservato a notizie generaliste, senza distinguere tra approfondimento e semplificazione. Così come per lo sport si riconosce il ruolo dei media specializzati, capaci di leggere dati, regolamenti e contesti, allo stesso modo il racconto dell’ittico dovrebbe essere affidato a chi ne conosce realmente la filiera.

Fedepesca, non a caso, ribadisce di non voler mettere in discussione il diritto all’informazione o la libertà di espressione, elementi fondamentali di ogni sistema democratico. La richiesta è piuttosto quella di maggiore rigore, rispetto e buon senso nei confronti di un settore che garantisce prodotti di base per una sana alimentazione e che opera in uno degli ambienti più controllati e regolamentati al mondo. Una richiesta che riguarda non solo gli operatori, ma anche i consumatori, spesso esposti a notizie che non cercano di spiegare, ma di allarmare.

C’è infine un aspetto culturale che questo caso porta inevitabilmente al centro del dibattito: la responsabilità del lettore. In un ecosistema informativo sempre più saturo, affidarsi a una singola notizia o a un titolo non è più sufficiente per costruire un’opinione consapevole. La certezza nasce dall’approfondimento, dal confronto tra fonti e dalla scelta di media che abbiano costruito nel tempo una reputazione sociale basata su competenza, coerenza e credibilità.

Rafforzare la centralità dell’informazione settoriale non significa chiudersi in logiche autoreferenziali, ma garantire un’informazione più corretta, utile e verificabile. Per i consumatori, che possono orientarsi con maggiore consapevolezza; per il settore, che evita di essere giudicato sulla base di narrazioni superficiali; e per il sistema informativo nel suo complesso, che ha oggi più che mai bisogno di recuperare autorevolezza e fiducia.

Tags: acquacolturacomunicazione alimentareconsumo di pesceFedepescainformazione settorialemedia e alimentazioneprezzi del pescesicurezza alimentare
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Tiziana Indorato

Autrice Pesceinrete Tiziana Indorato scrive per Pesceinrete occupandosi di seafood, sostenibilità, mercati, innovazione e scenari internazionali. I suoi articoli seguono l’evoluzione della filiera ittica con attenzione ai cambiamenti ambientali, commerciali e regolatori che incidono sul lavoro delle imprese e sulla percezione del prodotto ittico.

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