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Dal calamaro di Poseidone all’isopode Darth Vader: il mare continua a sorprendere

La Top Ten 2025 del World Register of Marine Species racconta dieci nuove specie marine descritte dalla scienza e ricorda quanto gli oceani siano ancora da conoscere

Davide Ciravolo by Davide Ciravolo
12 Maggio 2026
in In evidenza, News
The sea still has secrets: WoRMS reveals the most extraordinary marine species of 2025

The sea still has secrets: WoRMS reveals the most extraordinary marine species of 2025

Il mare continua a sorprenderci. Non solo perché cambia, si scalda, si impoverisce o subisce la pressione delle attività umane. Il mare sorprende anche perché custodisce ancora forme di vita che la scienza non aveva mai descritto prima. Alcune sono minuscole, altre vivono negli abissi, altre ancora sembrano uscite da un racconto fantastico. Eppure sono reali, hanno un nome, una storia evolutiva e un ruolo negli equilibri degli ecosistemi marini.

È questo il senso della nuova lista pubblicata dal World Register of Marine Species, conosciuto come WoRMS, che ha presentato le dieci specie marine più straordinarie descritte dai ricercatori nel corso del 2025. La selezione è stata diffusa in occasione del World Taxonomist Appreciation Day, la giornata dedicata ai tassonomi, gli scienziati che raccolgono, identificano, confrontano, descrivono e danno un nome alle specie viventi.

La notizia non riguarda nuove specie commerciali né nuovi prodotti destinati ai banchi del pesce. Riguarda qualcosa di più profondo: la conoscenza del mare. Ogni nuova specie descritta è infatti un tassello in più nella comprensione degli oceani, delle loro relazioni biologiche e delle fragilità che spesso restano invisibili fino a quando non vengono studiate.

Secondo WoRMS, nel solo 2025 sono state descritte e aggiunte al registro quasi 2.600 nuove specie marine, comprese circa 660 specie fossili. La Top Ten rappresenta quindi soltanto una piccola selezione di un lavoro scientifico molto più ampio, che ogni anno porta alla luce migliaia di organismi ancora sconosciuti o non formalmente classificati.

Tra le specie scelte ci sono nomi capaci di catturare subito l’attenzione. C’è il “nematode drago”, Dracograllus miguelitus, un organismo minuscolo legato agli ambienti profondi della dorsale medio-atlantica. La sua presenza ricorda quanto poco si sappia ancora della vita che abita i fondali e quanto questi habitat siano delicati, soprattutto davanti al crescente interesse per le risorse minerarie sottomarine.

C’è poi Eunice siphoninsidiator, ribattezzato “verme spugnoso imboscata”. È un polichete di profondità che vive all’interno della cavità centrale di una spugna di vetro e si comporta come un predatore in agguato. Una storia che sembra quasi narrativa, ma che apre una finestra sui rapporti complessi tra specie diverse negli ambienti profondi.

A rendere la lista particolarmente affascinante è anche Corallizoanthus aureus, uno zoantario dorato e bioluminescente osservato in grotte marine profonde del Giappone. La capacità di emettere luce verde è un dettaglio spettacolare, ma anche scientificamente rilevante, perché aggiunge informazioni preziose sull’evoluzione della bioluminescenza negli organismi marini.

Dagli abissi arriva anche Photinopolynoe iskrae, il “verme glitterato di Iskra”, trovato in ambienti estremi del Pacifico, tra carcasse di balene sprofondate, legni sommersi e fuoriuscite di metano. Sono luoghi lontanissimi dall’immaginario comune del mare, dove la vita non dipende dalla luce del sole ma da processi chimici e batterici. Anche per questo, ogni nuova specie descritta in questi contesti aiuta a capire meglio la straordinaria capacità della vita di adattarsi a condizioni estreme.

Tra i nomi più curiosi c’è Bathynomus vaderi, l’isopode supergigante di Darth Vader. Deve il suo nome alla somiglianza della testa con il celebre casco del personaggio di Star Wars. Ma dietro il nome pop c’è un tema molto concreto: l’animale era già presente nei mercati ittici vietnamiti, pur non essendo ancora riconosciuto dalla scienza come specie distinta. È uno dei passaggi più interessanti anche per chi segue la filiera ittica, perché dimostra che alcuni organismi possono essere conosciuti dall’uso alimentare o commerciale prima ancora di essere pienamente inquadrati dal punto di vista scientifico.

La Top Ten include anche Deltocyathus zoemetallicus, un corallo pietroso che vive attaccato ai noduli polimetallici degli abissi. È un dettaglio apparentemente tecnico, ma centrale nel dibattito sul futuro dei fondali profondi. Quei noduli minerali sono considerati potenziali risorse per l’estrazione sottomarina, ma per alcune specie rappresentano anche un vero e proprio habitat. Rimuovere il substrato può significare cancellare l’ambiente necessario alla loro sopravvivenza.

Particolarmente significativa è anche Mobula yarae, la manta atlantica. Il riconoscimento formale di una nuova specie di manta nell’Atlantico non è un passaggio puramente accademico: serve a monitorarla, proteggerla e gestirla con strumenti scientifici più precisi, soprattutto quando si tratta di animali esposti a catture accidentali, collisioni con le imbarcazioni, inquinamento e perdita di habitat.

C’è poi Mobydickia poseidonii, il calamaro di Poseidone. La sua storia è tra le più sorprendenti: gli studiosi hanno riconosciuto una nuova specie, un nuovo genere e persino una nuova famiglia partendo da un esemplare raccolto negli anni Cinquanta e conservato in una collezione museale, dopo essere stato trovato nello stomaco di un capodoglio. È un caso che ricorda l’importanza dei musei e delle collezioni biologiche, che non sono archivi immobili, ma patrimoni scientifici ancora capaci di generare nuove conoscenze.

Chiude la lista Kaikoja undume, un tunicato abissale predatore che vive a circa 3.000 metri di profondità. Anche in questo caso il nome, ispirato all’immaginario fantastico, non deve distrarre dal dato scientifico: gli abissi ospitano forme di vita che sembrano aliene, ma che appartengono pienamente alla storia evolutiva del nostro pianeta.

Una notizia come questa ha un valore che va oltre la curiosità. Ricorda che il mare non è soltanto una risorsa produttiva, ma un sistema biologico complesso, in larga parte ancora sconosciuto. Pesca, acquacoltura, trasformazione, distribuzione e ristorazione dipendono tutte, direttamente o indirettamente, dalla salute degli ecosistemi marini. Conoscere meglio la biodiversità significa anche costruire strumenti più seri per gestire il rapporto tra attività umane e ambiente.

La tassonomia può sembrare una disciplina lontana dalla quotidianità della filiera. In realtà è una delle basi della gestione scientifica del mare. Senza nomi corretti, senza classificazioni affidabili e senza dati condivisi sulle specie diventa più difficile proteggere gli habitat, valutare gli impatti, riconoscere le pressioni e distinguere ciò che è noto da ciò che resta ancora da scoprire.

La lista WoRMS 2025 racconta proprio questo: il mare non ha ancora finito di essere conosciuto. E forse è questa la notizia più importante. In un tempo in cui gli oceani vengono spesso raccontati solo attraverso crisi, emergenze e conflitti d’uso, queste dieci specie ricordano che sotto la superficie esiste ancora un patrimonio straordinario di vita, relazioni e misteri.

Conoscerlo meglio non è un lusso scientifico. È una condizione essenziale per rispettarlo, gestirlo e continuare a considerarlo una risorsa per il futuro.

© 2026 Manabu Bessho-Uehara

Tags: abissibiodiversità marinaecosistemi marinifondali marininuove specie marineoceaniricerca scientificaspecie marine 2025tassonomiaWoRMS
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