La pesca del pesce spada entra in una nuova fase di sperimentazione regolata. Con una nota della Direzione generale della pesca marittima e dell’acquacoltura del MASAF, è stato comunicato l’avvio dell’autorizzazione sperimentale all’utilizzo dell’attrezzo “trapline” per le unità da pesca inserite nell’elenco allegato al provvedimento.
La sperimentazione, prevista dalla Raccomandazione ICCAT 25-09 e disciplinata dal decreto direttoriale n. 166619 del 9 aprile 2026, è partita il 16 maggio 2026 e resterà attiva fino al 31 dicembre 2028. Non si tratta quindi di una semplice autorizzazione operativa, ma di un percorso finalizzato alla raccolta di informazioni utili per valutare l’impatto della trapline sulla specie bersaglio e sulle specie accessorie.
Il tema è rilevante per la filiera perché tocca uno dei nodi più delicati della pesca professionale contemporanea: conciliare attività produttiva, gestione delle risorse, controllo dello sforzo di pesca e disponibilità di dati tecnici e scientifici solidi. Le unità autorizzate dovranno infatti operare nel rispetto di specifici obblighi di registrazione, con particolare riferimento alle catture di pesce spada, alla configurazione dell’attrezzo, all’eventuale presenza di catture accessorie e alle possibili interazioni con specie protette.
Il MASAF precisa che il termine per presentare richiesta di autorizzazione è scaduto l’8 maggio 2026 e che le unità riportate nell’Allegato 1 della nota sono abilitate all’utilizzo sperimentale dell’attrezzo a partire dal 16 maggio. Le autorizzazioni individuali vengono trasmesse agli indirizzi PEC dai quali sono pervenute le relative istanze.
Un passaggio operativo importante riguarda la raccolta dei dati. In attesa dell’aggiornamento del software del giornale di bordo elettronico, i comandanti delle unità autorizzate dovranno compilare un form standard allegato alla nota ministeriale e consegnarlo all’Ufficio marittimo competente. Nel frattempo, le attività di pesca effettuate con trapline dovranno essere segnalate nel giornale di bordo elettronico utilizzando l’attrezzo “palangaro derivante”, fino all’aggiornamento del logbook.
La misura conferma una direzione sempre più evidente nella gestione della pesca: ogni evoluzione degli strumenti e delle pratiche operative passa attraverso sperimentazione, tracciabilità dei dati e verifica degli effetti reali in mare. Per gli operatori coinvolti, la fase che si apre non ha dunque soltanto un valore autorizzativo, ma anche tecnico e conoscitivo.
La qualità delle informazioni raccolte sarà decisiva per comprendere se e in che modo la trapline possa inserirsi nel quadro della pesca del pesce spada, nel rispetto delle disposizioni unionali, nazionali e internazionali applicabili. In questo senso, la sperimentazione avviata dal MASAF rappresenta un passaggio da seguire con attenzione, perché riguarda direttamente il rapporto tra attività di pesca, raccolta dati e aggiornamento degli strumenti a disposizione delle unità autorizzate.












