I 10 milioni stanziati consentono di mantenere al 20% il credito d’imposta per le domande ammissibili. I circa 70 milioni FEAMPA sono stati ripartiti tra le Regioni, ma non sono ancora contributi assegnati alle imprese. Per il Fondo contro le calamità, invece, non risulta ancora pubblicata una nuova dotazione riferita agli eventi del 2026.
Il tavolo operativo di ieri, 23 luglio, al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste ha riunito misure diverse per origine, finalità e stato di avanzamento. Al confronto hanno partecipato il sottosegretario Patrizio La Pietra e Graziella Romito, direttrice generale della Pesca marittima e dell’Acquacoltura.
Per le imprese, il punto non è sommare le risorse richiamate durante la riunione, ma capire quali strumenti siano già utilizzabili e quali debbano ancora superare passaggi amministrativi decisivi. Il pacchetto comprende il credito d’imposta sul carburante, la rimodulazione del FEAMPA, il Fondo di solidarietà nazionale e le procedure relative agli arresti temporanei e definitivi.
Credito d’imposta: il 20% è coperto, ma resta l’istruttoria
Dieci milioni evitano il taglio proporzionale
Il credito d’imposta è destinato alle micro, piccole e medie imprese attive nella pesca professionale. Può raggiungere il 20% delle spese sostenute, al netto dell’IVA, per gasolio e benzina acquistati dal 1° marzo al 31 maggio 2026 e impiegati esclusivamente per l’alimentazione del naviglio peschereccio.
La misura, prevista dall’articolo 4 del decreto-legge 33/2026, dispone di 10 milioni di euro. Il decreto interministeriale del 22 maggio 2026 stabilisce che, qualora il valore delle richieste ammissibili superi la dotazione, l’aliquota debba essere ridotta in proporzione.
La Pietra ha comunicato che le risorse risultano sufficienti a soddisfare le richieste pervenute. Non sarà quindi necessario ridurre l’aliquota al di sotto del 20%, fermo restando che ogni domanda dovrà superare i controlli previsti.
La copertura del plafond, infatti, non equivale all’accoglimento automatico di tutte le somme dichiarate. La Direzione generale PEMAC deve determinare l’ammontare delle richieste ammissibili e pubblicare il decreto con l’importo spettante a ciascun beneficiario. Il 20% sarà applicato alle spese effettivamente riconosciute dopo l’istruttoria.
Il credito non sarà versato sul conto corrente dell’impresa. Potrà essere utilizzato esclusivamente in compensazione mediante modello F24, entro il 31 dicembre 2026, a partire dal giorno lavorativo successivo alla pubblicazione del codice tributo da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Pesceinrete aveva già approfondito il credito d’imposta sul carburante e il nodo della liquidità per le imprese della pesca, chiarendo la differenza tra l’annuncio della misura e la sua effettiva fruizione.
FEAMPA, calamità e fermo pesca: cosa deve ancora partire
I 70 milioni devono trasformarsi in avvisi e indennizzi
Il secondo intervento deriva dal meccanismo di crisi del Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura, attivato dalla Commissione europea il 16 aprile in risposta alle conseguenze economiche del conflitto in Medio Oriente e all’aumento dei costi energetici.
Il meccanismo consente agli Stati membri di utilizzare le risorse dei programmi nazionali FEAMPA per compensare le perdite di reddito e i maggiori costi sostenuti dagli operatori. Non si tratta di un nuovo fondo aggiuntivo, ma della riallocazione di somme già presenti nella programmazione 2021-2027.
In Italia, l’accordo raggiunto tra le Regioni ha individuato una dotazione complessiva di circa 70 milioni di euro, dei quali circa 11 milioni destinati alla Puglia. Gli interventi potranno coprire retroattivamente il periodo compreso tra il 28 febbraio e il 31 dicembre 2026.
Il riparto dei 70 milioni FEAMPA definisce però soltanto il quadro finanziario. La stessa Regione Puglia precisa che l’intesa è propedeutica alla modifica del piano finanziario nazionale da sottoporre alla Commissione europea e agli adempimenti successivi necessari per attivare gli interventi.
Le risorse non sono quindi ancora contributi assegnati alle singole imprese. Servono gli atti attuativi, gli avvisi territoriali, la presentazione delle domande, la verifica delle perdite e la liquidazione degli importi riconosciuti.
La Puglia ha annunciato una procedura in due fasi, con una prima apertura per il periodo già maturato e una seconda all’inizio del 2027. È una scelta regionale che non può essere automaticamente estesa alle altre amministrazioni coinvolte.
Confcooperative Agroalimentare e Pesca ha riferito massimali fino a 80.000 euro per imbarcazione e fino a 360.000 euro per gli impianti di acquacoltura. Sono indicazioni emerse dal confronto con il Ministero, ma dovranno trovare conferma negli atti attuativi e nei bandi regionali, insieme ai criteri di calcolo e alla documentazione richiesta.
Più incerto resta il Fondo di solidarietà nazionale della pesca e dell’acquacoltura. Lo strumento, istituito dall’articolo 14 del decreto legislativo 154/2004, può sostenere la ripresa delle imprese danneggiate da calamità naturali e da eventi climatici eccezionali formalmente riconosciuti. L’accesso richiede la dimostrazione del danno, del nesso causale e il completamento delle procedure previste.
Il decreto ministeriale del 18 luglio 2025 disciplina gli eventi verificatisi dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2025 e utilizza le risorse disponibili per l’esercizio finanziario 2025. Non costituisce quindi, da solo, la copertura delle emergenze maturate nel 2026.
Su questo punto i comunicati associativi non coincidono. Confcooperative parla di rifinanziamento disposto, mentre Legacoop Agroalimentare riferisce che il Ministero sta lavorando per attribuire al Fondo una dotazione congrua. Nei documenti pubblici disponibili non compare ancora l’importo di un nuovo stanziamento destinato agli eventi del 2026.
Il tavolo ha fatto il punto anche sulle indennità per l’arresto temporaneo e sulle graduatorie dell’arresto definitivo. Si tratta però di procedure autonome, che non aumentano la dotazione dei 70 milioni FEAMPA destinata alle compensazioni per la crisi internazionale. La seconda graduatoria del fermo pesca 2024 ha portato a 1.406 le domande ammesse sulle 1.681 presentate.
Paolo Tiozzo, vicepresidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca con delega alla pesca e all’acquacoltura, e Cristian Maretti, presidente di Legacoop Agroalimentare, hanno espresso apprezzamento per gli interventi e chiesto continuità nell’azione del Governo. Le loro valutazioni accompagnano il quadro istituzionale, ma non cambiano lo stato amministrativo delle misure.
Il risultato concreto è dunque circoscritto: il credito d’imposta può mantenere l’aliquota del 20%; i 70 milioni FEAMPA devono ancora diventare bandi e indennizzi; il Fondo per le calamità attende una dotazione pubblicamente quantificata per il 2026. Per la pesca e l’acquacoltura, la verifica decisiva sarà nei tempi con cui questi passaggi arriveranno a conclusione.













