Nel piano adottato dalla Commissione europea il 7 luglio 2026, pesca e acquacoltura sono riconosciute come fonti e utilizzatrici di proteine, ma vengono esplicitamente escluse dal campo d’azione. EUSeA chiede che la futura Vision for Fisheries and Aquaculture 2040 ricomponga questa frattura attraverso un piano europeo per gli alimenti acquatici.
Non è una dimenticanza da cercare tra le righe. Nell’Action Plan for resilience, strategic autonomy and sustainability of the EU protein system la Commissione scrive che pesca e acquacoltura sono importanti fonti e utilizzatrici di proteine nel sistema europeo degli alimenti e dei mangimi. Subito dopo precisa, però, che i due settori non sono coperti dall’iniziativa.
È su questa esclusione formale che interviene la European Union Seafood Alliance, EUSeA, con la posizione pubblicata il 23 luglio. L’Alleanza, che riunisce organizzazioni della pesca, dell’acquacoltura, della trasformazione e del commercio, sostiene che una strategia europea sulla resilienza proteica resti incompleta finché gli alimenti acquatici continueranno a essere trattati in un percorso separato.
Il nodo politico è netto: Bruxelles riconosce il valore alimentare del seafood, ma non lo inserisce nello strumento con cui intende ridurre le dipendenze esterne e rafforzare le catene europee delle proteine.
Il piano riconosce il seafood, poi lo lascia fuori
Il Protein Action Plan nasce per aumentare l’autonomia strategica dell’Unione, diversificare gli approvvigionamenti e rafforzare produzione, ricerca e trasformazione. Il suo baricentro resta però agricolo e mangimistico: colture proteiche, semi oleosi, leguminose, infrastrutture di stoccaggio e ingredienti destinati all’alimentazione animale.
La Commissione punta a portare dal 25,8% del 2025 al 35% entro il 2035 la quota di proteine provenienti da semi oleosi e colture proteiche prodotte nell’UE e utilizzate nei mangimi. Non è un indicatore dell’autosufficienza proteica complessiva dell’Europa e non riguarda tutte le proteine consumate dalle persone: misura una parte precisa del sistema degli alimenti zootecnici.
Nello stesso giorno Bruxelles ha adottato anche la EU Strategy on Livestock, riconoscendo la zootecnia come settore strategico per sicurezza alimentare, competitività, autonomia e tenuta delle aree rurali. EUSeA chiede che pesca e acquacoltura ricevano un riconoscimento analogo, senza cancellare le differenze biologiche, ambientali e normative tra produzioni terrestri e acquatiche.
La richiesta non è che il seafood venga assimilato alla zootecnia. È che la politica europea sulle proteine consideri tutte le filiere alimentari che contribuiscono agli approvvigionamenti dell’Unione.
L’acquacoltura è anche un’utilizzatrice di proteine
L’esclusione è particolarmente significativa per l’acquacoltura. Il settore produce alimenti, ma utilizza anche materie prime proteiche nella formulazione dei mangimi. Le scelte europee su colture, ingredienti, ricerca, trasformazione e diversificazione delle forniture possono quindi incidere sulla competitività degli allevamenti acquatici, pur senza coinvolgerli direttamente nelle misure del piano.
La Commissione riconosce questa doppia posizione — fonte e utilizzatrice di proteine — ma rinvia pesca e acquacoltura ad altre politiche. Il settore dispone già della Politica comune della pesca, degli orientamenti strategici per l’acquacoltura e di specifici strumenti finanziari. Ciò che manca è il raccordo con la politica generale del cibo.
È questa la debolezza indicata da EUSeA: pesca e acquacoltura vengono definite strategiche nei documenti dedicati agli oceani, ma restano fuori quando l’Unione costruisce la propria agenda sulla resilienza proteica.
La Vision 2040 dovrà decidere se il seafood è politica alimentare
La risposta, secondo EUSeA, deve arrivare dalla futura Vision for Fisheries and Aquaculture 2040, che la Commissione sta preparando come quadro strategico di quindici anni per pesca, acquacoltura e trasformazione degli alimenti acquatici.
La Vision dovrà affrontare quattro dimensioni: domanda, offerta, lavoro, infrastrutture e finanziamenti. Il documento dovrà inoltre misurarsi con ricambio generazionale insufficiente, dipendenza dai combustibili fossili, vulnerabilità agli shock esterni, redditività e gestione sostenibile delle risorse. L’adozione è attesa nel settembre 2026.
Come già raccontato da Pesceinrete nell’approfondimento sulla Vision 2040, il processo riguarda l’intera catena del valore e non soltanto la gestione delle attività di pesca. Il passaggio decisivo sarà capire se il seafood verrà finalmente collocato dentro la strategia alimentare europea oppure continuerà a essere considerato una materia prevalentemente marittima.
EUSeA propone per questo un EU Blue Foods Action Plan da integrare nella Vision 2040. Non è un piano già approvato dalla Commissione, ma una richiesta avanzata da tempo dalle organizzazioni della filiera per coordinare politiche alimentari, sanitarie, industriali, commerciali, ambientali e della ricerca.
La bioeconomia offre soluzioni, ma non sostituisce una strategia
Il comunicato richiama anche progetti europei come VALORISH, EcoeFISHent, WaSeaBi e SEA2LAND. Sono iniziative che lavorano sul recupero dei flussi laterali della pesca e dell’acquacoltura per ottenere ingredienti proteici, oli, collagene, fertilizzanti, biomateriali e altri prodotti a maggiore valore.
I risultati non vanno però confusi. WaSeaBi ha portato alcune tecnologie dalla sperimentazione di laboratorio alla scala pilota e, in casi circoscritti, all’applicazione industriale. VALORISH punta invece a sviluppare una bioraffineria dimostrativa. EcoeFISHent e SEA2LAND lavorano su catene circolari e impianti pilota replicabili. Sono prove di fattibilità e percorsi di innovazione, non la dimostrazione di una capacità industriale già diffusa in Europa.
Il valore di questi progetti è mostrare che le risorse acquatiche non terminano con la vendita del prodotto principale. Possono generare nuovi ingredienti, ridurre gli scarti e aprire filiere industriali. Senza un quadro politico coerente, tuttavia, le singole sperimentazioni rischiano di rimanere separate dal disegno europeo sulla sicurezza degli approvvigionamenti.
La Vision 2040 sarà quindi il vero banco di prova. Se pesca, acquacoltura e trasformazione entreranno nella politica europea sulle proteine, il seafood sarà riconosciuto come parte del sistema alimentare. In caso contrario, continuerà a essere strategico soltanto nei documenti dedicati al mare.













