Nel trasporto del pesce fresco la distanza può cambiare il bilancio ambientale delle cassette. Uno studio del 2024 pubblicato su Science of the Total Environment confronta EPS monouso e cassette riutilizzabili in HDPE su tratte da 19,7 a 610 chilometri. Un rapporto del 2025 di RDC Environment amplia l’analisi a cartone e diversi sistemi riutilizzabili. I risultati non individuano un materiale migliore in ogni situazione: peso, ghiaccio, capacità di carico e logistica di ritorno possono modificare il confronto.
Quanto pesa davvero la distanza nel bilancio ambientale delle cassette utilizzate per il pesce fresco?
Il precedente approfondimento su cassette, riuso e nuove regole europee ha chiarito un punto: il materiale, da solo, non basta a stabilire quale soluzione sia più sostenibile.
Il passo successivo è guardare ai chilometri.
Uno studio pubblicato nel 2024 su Science of the Total Environment ha confrontato cassette monouso in polistirene espanso, EPS, e cassette riutilizzabili in polietilene ad alta densità, HDPE, lungo tre percorsi che partono dal porto di Vigo: 19,7, 94,4 e 610 chilometri.
Ed è proprio aumentando la distanza che il confronto comincia a cambiare.
Da 20 a 610 chilometri il trasporto prende peso
La ricerca, Exploring the environmental impacts of plastic packaging: A comprehensive life cycle analysis for seafood distribution crates, considera una distribuzione locale, una regionale e una nazionale fino a Mercamadrid.
Anche le cassette messe a confronto sono molto diverse.
Nel modello, il corpo della cassetta in EPS pesa 203 grammi, ai quali si aggiungono 71 grammi del coperchio, e contiene 6,4 kg di pesce con 1,6 kg di ghiaccio. La cassetta riutilizzabile in HDPE pesa 1,2 kg e trasporta 10 kg di pesce con 2 kg di ghiaccio. Per quest’ultima vengono considerati anche recupero, lavaggio, disinfezione e reimmissione nel circuito.
Sulle tratte locale e regionale i valori relativi al cambiamento climatico risultano vicini. Quando il percorso arriva ai 610 chilometri dello scenario nazionale, invece, nel modello la cassetta riutilizzabile registra un impatto climatico dell’11,85% superiore rispetto all’EPS.
Non è una percentuale da estendere automaticamente a qualsiasi filiera. È il risultato di quello specifico sistema logistico.
Il dato più interessante è un altro: aumentando i chilometri, il trasporto assorbe una quota sempre maggiore dell’impatto complessivo. Nello studio passa da circa il 52% nello scenario locale all’80% in quello regionale, fino a circa il 96% sulla tratta nazionale.
A quel punto acquistano peso due fattori molto concreti: quanto pesa la cassetta e quanto pesce riesce a viaggiare sullo stesso mezzo.
Il riuso, quindi, non viene penalizzato in quanto tale. Ma deve essere organizzato in modo da non trasformare recupero e ritorno delle cassette in chilometri aggiuntivi che erodono il vantaggio ottenuto evitando nuovi imballaggi.
La ricerca è disponibile su Science of the Total Environment.
I 160 chilometri spiegano perché conta dove si lava
Lo stesso lavoro prova a modificare una variabile: il luogo nel quale vengono lavate le cassette riutilizzabili.
Quando gli autori ipotizzano che l’intero lavaggio dell’HDPE avvenga direttamente presso il porto, sul solo indicatore del cambiamento climatico il riutilizzabile registra valori inferiori all’EPS sotto circa 160 chilometri.
Il significato pratico è immediato: un circuito corto di recupero e lavaggio può migliorare sensibilmente il bilancio del riuso.
Ma i 160 chilometri non sono una soglia valida per qualsiasi mercato.
Dipendono dal peso delle cassette, dai mezzi utilizzati, dal luogo di lavaggio, dalle distanze di ritorno e dalle altre condizioni assunte nello studio. Considerando inoltre tutti gli indicatori ambientali analizzati, gli autori descrivono le prestazioni delle due soluzioni come generalmente comparabili oltre quella distanza.
Il numero, quindi, conta meno del meccanismo che mette in evidenza: lavare una cassetta vicino al luogo nel quale viene utilizzata è molto diverso dal farla viaggiare vuota per centinaia di chilometri prima di rimetterla in circolazione.
Con cartone, plastica e ghiaccio il quadro cambia ancora
Un secondo lavoro amplia il confronto.
Il rapporto Comparative Sustainability Assessment of Fishboxes in Europe, realizzato nel 2025 da RDC Environment, prende in esame EPS monouso, cartone, PP isolato riutilizzabile, HDPE non isolato riutilizzabile ed EPS riutilizzabile.
Il rapporto è stato commissionato da EUMEPS, organizzazione europea dell’industria dell’EPS. È un elemento necessario per leggere correttamente la fonte. La parte ambientale LCA è stata sottoposta a revisione esterna secondo gli standard ISO 14040 e 14044; la revisione non comprende invece la monetizzazione degli impatti, l’analisi socioeconomica e il cost-benefit complessivo.
Anche qui la distanza modifica il risultato.
Considerando soltanto il cambiamento climatico, in uno scenario con camion diesel, un conducente e le ipotesi logistiche definite dagli autori, il cartone registra un impatto inferiore all’EPS sotto gli 800 chilometri.
In termini pratici: sulle tratte più corte, il cartone può risultare competitivo nonostante richieda più ghiaccio.
Tra 800 e 2.900 chilometri, la differenza tra cartone ed EPS rimane invece entro la soglia utilizzata dagli autori per considerarla non significativa. Sopra i 2.900 chilometri, il risultato si sposta a favore dell’EPS.
Qui entra in gioco soprattutto l’isolamento: più dura il viaggio, più ghiaccio serve a un contenitore meno isolante e meno spazio rimane per il pesce.
Il PP isolato riutilizzabile restituisce ancora un risultato diverso. Fino a circa 2.200 chilometri non emerge nel modello una differenza climatica significativa rispetto all’EPS monouso.
Per l’HDPE non isolato, invece, il limite arriva molto prima.
Sotto i 100 chilometri può registrare un impatto climatico inferiore all’EPS. Prolungando la tratta cresce però il ghiaccio necessario e, nello scenario con un solo conducente, oltre circa 720 chilometri gli autori non considerano più realistico il sistema: il ghiaccio occuperebbe troppo spazio rispetto al prodotto.
Tradotto: senza isolamento, sulle lunghe distanze non è soltanto l’impatto ambientale a diventare problematico. È la stessa efficienza del carico.
Le soglie non devono essere lette come istruzioni valide per ogni azienda. Il rapporto utilizza modelli e scenari specifici e sviluppa proprio analisi di sensibilità per mostrare quanto i risultati cambino modificando chilometri, riutilizzi, riciclo e logistica.
Se si perde più pesce, il vantaggio della cassetta può sparire
C’è poi una variabile ancora più importante del contenitore: il prodotto che deve arrivare vendibile.
Nel caso-base RDC attribuisce alle diverse soluzioni una perdita di pesce del 4%. Gli autori costruiscono quindi un esercizio puramente dimostrativo nello scenario da 2.800 chilometri: portano la perdita associata all’EPS monouso dal 4 al 5%, lasciando quella dell’EPS riutilizzabile al 4%.
Quel singolo punto percentuale è sufficiente, nel modello, a ribaltare il confronto climatico tra le due soluzioni lungo la catena del valore.
Il rapporto precisa però espressamente che non si tratta di uno scenario realistico né della dimostrazione che una cassetta produca più scarti dell’altra. Serve a mostrare quanto il deterioramento del pesce possa pesare sul risultato finale.
Ed è probabilmente il passaggio più utile dell’intero confronto.
Una cassetta più leggera può ridurre il peso trasportato. Una riutilizzabile può evitare la produzione continua di nuovi contenitori. Un materiale più isolante può richiedere meno ghiaccio.
Ma se cambiano le quantità di pesce che arrivano effettivamente idonee al consumo, anche differenze relativamente piccole possono contare più del vantaggio ambientale calcolato sull’imballaggio.
Lo stesso rapporto offre un’ultima indicazione significativa: nel modello considerato, passare dal camion diesel a quello elettrico riduce l’impatto climatico più di quanto faccia il semplice passaggio da una tipologia di cassetta all’altra.
Il confronto tra EPS, cartone e riutilizzabile, dunque, racconta soltanto una parte della storia.
Per industria, grossisti e distributori la domanda utile diventa molto concreta: quanti chilometri percorre il pesce, quanto pesa la cassetta, quanto ghiaccio richiede, quanto prodotto entra nel mezzo, dove viene lavato il contenitore riutilizzabile e quanti chilometri percorre vuoto?
E soprattutto: quanto pesce arriva effettivamente nelle condizioni per essere venduto?
È su questi numeri, più che sull’etichetta “monouso” o “riutilizzabile”, che il confronto diventa una vera scelta di filiera.
















