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Home Pesca

Malattie e riscaldamento degli oceani minacciano la popolazione di aragoste e stelle di mare

Mariella Ballatore by Mariella Ballatore
17 Febbraio 2016
in Pesca

Due nuovi studi della Cornell University mostrano come diversi organismi marini siano sensibili alle malattie causate dal riscaldamento degli oceani.
Il primo studio avverte che le elevate temperature del mare hanno aumentato i livelli della “malattia epizootica del guscio” nell’aragosta americana nel 2016. Il secondo fornisce la prima prova che collega le calde temperature oceaniche ad un’epidemia che ha colpito le stelle di mare, devastandone la popolazione dal 2013. Entrambi sono stati pubblicati il 15 febbraio dalla rivista Philosophical Transactions of the Royal Society B.

Il primo documento, “Improving marine disease surveillance through sea temperature monitoring, outlooks and projections”, sintetizza i casi in cui sono noti i legami tra epidemie e l’innalzamento delle temperature, comprese le malattie che colpiscono i coralli, tartarughe, aragoste, bivalvi e stelle marine. Il documento propone le migliori pratiche per sviluppare modelli che correlino i rischi di malattie alla temperatura. L’aumento delle malattie minaccia una vasta gamma di specie marine, comprese quelle economicamente rilevanti come l’aragosta del Maine. Il declino di questa specie potrebbe mettere a rischio l’industria della pesca del New England.

“Siamo in grado di prevedere quando questi organismi rischiano di contrarre malattie basandoci sui cambiamenti della temperatura”, ha dichiarato Drew Harvell, professore di ecologia e biologia evolutiva presso la Cornell University e un co-autore dello studio.

Jeffrey Maynard, un ex socio del laboratorio di Harvell, è il primo co-autore insieme a Ruben van Hooidonk, uno scienziato assistente con la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) e Jeff Shields, professore di scienze marine presso l’Istituto di Scienze Marine della Virginia.

“La malattia del guscio ha devastato la pesca di aragoste nel sud del New England, e ora con il riscaldamento delle acque, si è creata una situazione in cui l’industria dell’aragosta del Maine è a rischio”, ha detto Shields.

Il secondo documento, “Ochre star mortality during the 2014 wasting disease epizootic: role of population size structure and temperature” focalizza l’attenzione sulle stelle marine del tipo Pisaster ochraceus, la specie di stella di mare che in maggior numero popola la costa occidentale. Lo studio ha mostrato che le temperature oceaniche hanno portato ad un alto rischio per le stelle marine di contrarre malattie da deperimento, che hanno spazzato via il 90% di alcune specie provenienti da Messico e Alaska tra il 2013 e il 2014.

Nelle isole di San Juan (Washington), la popolazione adulta si è ridotta del 75% rispetto allo stato pre-epidemico.

“La diffusione dell’epidemia è avvenuta durante un periodo in cui il mare era insolitamente caldo. Le stelle marine nelle isole di San Juan sono maggiormente esposte alla malattia nelle acque più calde”, ha detto Harvell, uno degli autori principali dello studio.

Sono stati condotti diversi esperimenti in laboratorio ed è emerso che le stelle marine infette muoiono più velocemente a temperature più elevate rispetto a stelle infette in acque più fredde.

Non vi è alcuna cura per la patologia. “I lavori futuri dovranno valutare se i sopravvissuti possono sviluppare una resistenza naturale alla malattia”, ha concluso Harvell.

I risultati dello studio si devono al lavoro svolto dai membri dell’RCN (Ecology of Infectious Marine Diseases Research Coordination Network ), un gruppo di oltre 40 scienziati finanziati dalla borsa di studio quinquennale “National Science Foundation” (NSF).

 
Tags: Cornell UniversityDrew HarvellJeff ShieldsJeffrey Maynard
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Mariella Ballatore

Co-founder e Direttrice di redazione. Pubblicista dal 2006 racconta il mondo da oltre un trentennio attraverso giornali, televisione e radio. Come conoscitrice del settore pesca e acquacoltura è stata più volte invitata a moderare e relazionare in convegni organizzati tra gli altri dalla Conferenza Episcopale Italiana – Ufficio nazionale dell’Apostolato del Mare, AquaFarm, Blue Sea Land.

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