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Home Sostenibilità

Blue Economy. L’impatto del cambiamento climatico deve essere mitigato per salvare la comunità della pesca

Mariella Ballatore by Mariella Ballatore
6 Settembre 2016
in Sostenibilità

Con pesca e acquacoltura che emergono come forze di trasformazione per le economie africane, deve essere fatto di più per mitigare gli impatti del cambiamento climatico e la pesca illegale negli oceani e nelle comunità costiere.

Questo è stato il messaggio principale del Direttore Generale della FAO José Graziano da Silva, espresso ai leader in occasione della Conferenza Ministeriale Africana sull’Economia dell’Oceano e il Cambiamento Climatico, nelle Mauritius. La conferenza ha identificato le opportunità per migliorare la capacità dell’Africa di costruire economie basate sulla pesca resistenti ai cambiamenti climatici. “Oceani sani e produttivi sono fondamentali per la lotta contro la povertà rurale, per garantire la sicurezza alimentare, il miglioramento della nutrizione e raggiungere l’obiettivo Fame Zero“, ha affermato. “I soggetti operanti nella pesca, trasporto, produzione energetica e il turismo, per citarne alcuni, richiedono soluzioni rapide e innovative per trasformare gli impatti del cambiamento climatico in opportunità“, secondo Graziano da Silva.

Le nazioni africane sono sempre più consapevoli della necessità di diversificare oltre le attività terrestri e costruire relazioni, ha continuato il leader della FAO. Tale obiettivo sta diventando sempre meno prevedibile a causa dei cambiamenti ambientali. “Le comunità costiere sono già state colpite da una combinazione di riscaldamento degli oceani, innalzamento del livello dei mari, fenomeni meteorologici estremi, acidificazione degli oceani e successive modifiche alle risorse da cui dipendono cibo e sostentamento,” ha osservato Graziano da Silva. Tuttavia, l’attenzione dell’impatto del cambiamento climatico sugli oceani è rimasta sottostimata rispetto all’impatto su terra e atmosfera. Questo dovrà cambiare, al fine di sfruttare appieno il potenziale di crescita della blue economy, e impedire ad altri di perdere i mezzi di sussistenza su cui fanno riferimento, ha asserito Graziano da Silva. Il Direttore Generale della FAO ha sottolineato l’impatto sproporzionato che subiscono i piccoli Stati insulari in via di sviluppo, dicendo che “Per i paesi SIDS (acronimo inglese di Small Island Developing States), questa è diventata una lotta per la sopravvivenza.” In questi paesi, le comunità costiere sono più dipendenti dalle risorse naturali, e inoltre meno reattive al cambiamento, in particolare quelli dell’Africa”, ha detto.

Il cambiamento climatico non è l’unica sfida per le nazioni costiere che cercano di liberare il loro vero potenziale blu. La pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata pone ulteriore stress su oceani e risorse marine, sottraendo miliardi di entrate per i governi del pianeta. Per questo motivo, la FAO ha sollecitato i governi a firmare il Port State Measures Agreement che di recente è entrato a forza e giocherà un ruolo chiave nella lotta contro la pesca illegale e il miglioramento della gestione della pesca. Attualmente, tuttavia, solo 13 dei 34 paesi SIDS hanno aderito all’accordo, nove dei quali si trovano in Africa, ha sottolineato il DG, che ha continuato “Alla prossima conferenza ‘Our Ocean‘, del 15-16 Settembre a Washington DC, vorrei presentare pubblicamente l’elenco dei paesi che hanno ratificato il PSMA”. La produzione ittica globale è cresciuta costantemente nel corso degli ultimi cinque decenni, superando anche la crescita della popolazione mondiale.

Tra il 1960 e il 2012, la media pro-capite di consumo di pesce è quasi raddoppiata, passando da poco meno di 10 kg a più di 19 kg. L’economia blu però si basa non solo sul pesce. In tutto, l’attività economica mondiale è stimata a $ 3-5 miliardi di dollari. Il novanta per cento del commercio globale fa affidamento al trasporto marittimo e oltre il 30 per cento del petrolio e gas viene estratto in mare aperto. Per di più, ampliare la conoscenza della biodiversità marina ha fornito progressi in settori come quello farmaceutico, la produzione alimentare e l’acquacoltura. Graziano da Silva ha sottolineato l’importanza della salute dell’oceano nei nuovi obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, insieme al successo della conferenza sul clima COP21 dello scorso anno a Parigi, dove la salute marina ha avuto un posto di rilievo per la prima volta. Guardando al prossimo COP22 in Marocco, il leader della FAO ha detto che la sua l’organizzazione mostrerà come gli oceani possono aiutare a crescere le economie e contemporaneamente a gestire il cambiamento climatico. “L’obiettivo della comunità internazionale deve essere non solo la costruzione di un’economia verde sostenibile, ma anche una blu“, ha concluso.

Tags: AfricaBlue EconomyFAOPASMApesca illegalesostenibilità
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Mariella Ballatore

Direttrice responsabile e co-founder di Pesceinrete Mariella Ballatore è direttrice responsabile e co-founder di Pesceinrete. Segue da anni l'evoluzione della filiera ittica, con attenzione a pesca, acquacoltura, mercati, sostenibilità, normativa, trasformazione e distribuzione. Il suo lavoro unisce informazione specializzata, comunicazione di settore e conoscenza diretta degli operatori della blue economy.

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