CISOA: le sorti dei lavoratori della pesca ancora una volta dimenticate – Si parla di crisi economica epocale, di uno stato di emergenza finanziaria quasi irreversibile per tutti i settori trainanti dell’economia italiana, eppure per la pesca si stenta persino a determinare un sistema di sostegno al reddito stabile e sostenibile come succede per gli altri settori.
Sfugge, soprattutto agli addetti, la motivazione che determina questo stato di cose. Ai più importanti tavoli di confronto si parla di grandi temi quali il raggiungimento, per i lavoratori della pesca, di standard retributivi di buon livello, di impianti retributivi “avanzati” che tengano conto ad esempio del contesto socioeconomico nel quale il pescatore opera o del potenziale produttivo della propria impresa, grande o piccola che sia; si parla di sviluppo occupazionale, di ricambio generazionale, di diversificazione del reddito e di evoluzione ecologica dei metodi e degli attrezzi di pesca ma ancora oggi manca, al comparto, un sistema di sostegno al reddito tanto stabile quanto basilare. Manca ancora uno strumento, quello della cassa integrazione salariale, che in Italia è consolidato per le altre categorie di lavoratori.
In realtà la Legge di Bilancio 2022 aveva previsto l’accesso alla Cisoa anche per gli occupati del settore ittico italiano costretti a fermarsi per cause non direttamente imputabili alla volontà del datore di lavoro. Il decreto attuativo è però fermo: ancora una volta la tutela occupazionale e un minimo di continuità reddituale non sembrano essere diritti legittimi per i lavoratori della pesca. Eppure la cassa integrazione è uno strumento utile e di veloce fruizione; lo sarebbe stato in piena crisi epidemiologica e anche ora che anche le imprese ittiche (sia della pesca che dell’acquacoltura) devono far fronte allo spropositato aumento dei costi energetici.
Dopo una falsa partenza, il provvedimento è rimasto al traguardo arenato, pare, al Ministero del Lavoro.
“Sono ormai anni che il settore attende un ammortizzatore sociale che, avendo come base specificità peculiari, contempli tutte le casistiche di sospensione dell’attività lavorativa: dunque anche le condizioni meteo marine e i particolari fenomeni atmosferici e ambientali. Come Associazione di Categoria abbiamo il dovere di accordare priorità alle esigenze proprie dei lavoratori della pesca che, in fondo, rappresentano il punto di forza vero del settore rispetto ai mezzi e alle tecniche di produzione. Date tali premesse, Unci Agroalimentare dunque chiede che la Cisoa venga estesa a tutti gli imbarcati sui pescherecci, dagli armatori e dai proprietari armatori imbarcati a qualsiasi titolo ai soci lavoratori di cooperative di pesca (Legge 250/1958); di fondamentale importanza inserire tra le causali anche i periodi di fermo obbligatorio e non obbligatorio. Il comparto ha bisogno di risposte veloci, urge la definizione delle norme attuative della Cisoa pesca: ne hanno bisogno tutti i lavoratori del mare troppe volte dimenticati!”
Così Gennaro Scognamiglio, presidente nazionale Unci Agroalimentare.
CISOA: le sorti dei lavoratori della pesca ancora una volta dimenticate












