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Clientearth: Francia, Spagna e Danimarca non applicano obbligo di sbarco

L'ONG punta il dito contro i tre Paesi per non aver applicato nel biennio 2017-18 le misure di controllo necessarie

Gerardo Fortuna by Gerardo Fortuna
17 Ottobre 2019
in Sostenibilità

In tre rapporti pubblicati martedì, gli avvocati dell’ONG Clientearth hanno puntato il dito contro Francia, Spagna e Danimarca per non aver applicato nel biennio 2017-18 le misure di controllo necessarie a rendere effettivo il divieto di rigetto in mare delle catture involontarie.

L’obbligo di sbarco consiste infatti nel divieto, previsto all’articolo 15 del regolamento n. 1380/2013 che ha riformato la Politica comune della pesca, di rigettare in mare di pesci catturati già morti. Tale pratica era abbastanza comune per catture sotto la taglia minima per la commercializzazione o per gli esemplari oltre la quota assegnata per una specie in una determinata area.

Dopo una transizione graduale durata circa quattro anni, dal 1 giugno 2019 tutti pescherecci europei devono sbarcare e contabilizzare queste catture involontarie, potendole tuttavia utilizzare per farine di pesce e mangimi per animali.

L’obbligo di sbarco è contenuto in un regolamento europeo ed è dunque direttamente applicabile senza alcun bisogno di leggi di recepimento. Ogni problema relativo a ritardi nell’applicazione riguarda esclusivamente l’attuazione delle misure e non una loro trasposizione nell’ordinamento dello Stato membro.

Dando un’occhiata nel dettaglio, le autorità francesi non avrebbero mai sanzionato alcuna infrazione, mostrando secondo Clientearth un mancato controllo e rilevazione delle catture involontarie. Tuttavia, il governo francese ha in cantiere un progetto pilota per l’utilizzo di un sistema di monitoraggio elettronico da remoto per migliorare l’esecuzione dell’obbligo di sbarco.

Anche la Spagna non ha dichiarato infrazioni per il 2017 e 2018, riportando per giunta pochissime catture accessorie e sbarchi. Un numero esiguo di sbarchi è inverosimile per l’ONG, dal momento che la flotta ittica spagnola rappresenta più di un quinto di quella europea con un pescato che si attesta al 17,7% delle catture totali in acquee europee.

Per migliorare l’applicazione dell’obbligo di sbarco, le autorità spagnole stanno puntando maggiormente sul miglioramento della selettività delle attrezzature per la pesca, ma hanno anche espresso l’intenzione di utilizzare tecniche di monitoraggio specifico come tv a circuito chiuso e droni.

È stato previsto anche l’adattamento delle infrastrutture portuali per accogliere un numero maggiore di sbarchi. Il settore peschiero spagnolo è sembrato tuttavia non pienamente convinto del concetto stesso di divieto di rigetto, considerato di difficile applicazione e per via delle potenziali inaccuratezze nel monitoraggio.

Per quanto riguarda la Danimarca, è l’agenzia nazionale per la pesca a ritenere difficile la documentazione degli scarti illegali. Solo tre infrazioni sono state individuate per il 2017 e il 2018, a fronte di 444,860 tonnellate involontarie sbarcate. Il problema principale, secondo Clientearht, sta nell’assenza di ispezioni in mare o in porto, dato che anche le infrazioni sono state auto-denunciate dai pescatori. Per dare un’idea, solo l’1% di catture del prezioso stock di merluzzo sono soggette a ispezione, informa l’ONG.

La Danimarca, una dei principali paesi peschieri in Europa, non avrebbe dunque stabilito misure necessarie per il controllo, né un  meccanismo che renda calcolabili le catture e gli scarti.

“I rigetti in mare possono causare la morte inutile di milioni di tonnellate di pesce ogni anno e questo è disastroso per gli stock ittici, per il nostro ecosistema oceanico e per l’industria della pesca,” ha commentato Elisabeth Druel, avvocato ambientale di Clientearth. Per Druel, esistono soluzioni concrete per garantire che nessun pesce venga rigettato in mare, come l’equipaggiamento dei pescherecci con sistemi di monitoraggio elettronico a distanza, le telecamere a circuito chiuso o i sensori di rete.

“Incoraggiamo tutte le autorità pubbliche ad adottare questi strumenti e ad applicare sanzioni per fermare i rigetti in mare”, ha concluso.

Gerardo Fortuna

Tags: Clientearth obbligo di sbarcogerardo fortunaobbligo di sabrcppescasettore ittico
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Gerardo Fortuna

Gerardo Fortuna

Gerardo Fortuna. Giornalista corrispondente da Bruxelles

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