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Home Acquacoltura

Daniela Borriello: “Una nuova rotta per la pesca mediterranea”

Dopo Bruxelles, la responsabile nazionale di Coldiretti Pesca spiega a Pesceinrete le priorità del decalogo presentato all’UE: ricambio generazionale, regole più eque e farm del tonno rosso Made in Italy

Davide Ciravolo by Davide Ciravolo
23 Settembre 2025
in Acquacoltura, Associazioni di categoria, In evidenza, News, Pesca, Sostenibilità
Coldiretti Pesca brings Mediterranean issues to Brussels

A Bruxelles si è svolto un incontro cruciale per il futuro della pesca europea. Una delegazione di Coldiretti guidata dal presidente Ettore Prandini, con la partecipazione di Daniela Borriello, responsabile nazionale di Coldiretti Pesca, ha presentato al Commissario europeo alla Pesca, Costas Kadis, un decalogo di proposte per affrontare le sfide che oggi mettono sotto pressione il comparto.

La pesca nel Mediterraneo

La pesca nel Mediterraneo è chiamata a coniugare tre dimensioni spesso difficili da tenere insieme: sostenibilità ambientale, competitività economica e tenuta sociale delle comunità costiere. A questi nodi si aggiungono i tagli previsti dal nuovo Quadro Finanziario Pluriennale dell’Unione Europea, che rischiano di ridimensionare drasticamente le risorse disponibili, passando dagli oltre 6 miliardi di euro dell’attuale programmazione a circa 2 miliardi.

Coldiretti Pesca a Bruxelles

Coldiretti Pesca ha portato sul tavolo di Bruxelles proposte concrete: il sostegno al ricambio generazionale, la creazione dei “corridoi blu” per semplificare l’accesso dei lavoratori ai mestieri del mare, il rinnovo e la decarbonizzazione della flotta, una revisione del piano West Med basata su dati scientifici ed economici realistici, fino al progetto delle farm del tonno rosso Made in Italy, pensato per riportare in patria una fase strategica della filiera oggi esternalizzata.

Daniela Borriello responsabile nazionale di Coldiretti Pesca

Abbiamo chiesto a Daniela Borriello di entrare nel merito delle priorità affrontate a Bruxelles e delle prospettive che Coldiretti Pesca intende portare avanti a difesa del comparto.

Dopo l’incontro di Bruxelles, quali impegni concreti vi attendete dal Commissario Kadis oltre alla semplice disponibilità al dialogo?


L’incontro con il Commissario Kadis è stato positivo: abbiamo riscontrato apertura, disponibilità e volontà di confronto. Kadis ha manifestato l’intenzione di organizzare ulteriori appuntamenti di approfondimento sui temi che abbiamo presentato e ha apprezzato il fatto che alle criticità abbiamo associato proposte operative. Da entrambe le parti c’è l’impegno a proseguire il dialogo per trovare soluzioni condivise alle problematiche più urgenti della pesca e dell’acquacoltura.

Il ricambio generazionale è considerato vitale, ma oggi i giovani non scelgono la pesca. Quali leve possono davvero convincerli a investire il proprio futuro in questo settore?

La prima urgenza è ridurre la burocrazia, in particolare per quanto riguarda la direttiva sulla due diligence, che disciplina l’ingresso di operatori europei ed extraeuropei. Molte imbarcazioni restano ferme perché non si riescono a comporre gli equipaggi: aprire corridoi di ingresso regolari per lavoratori già formati nei Paesi nordafricani sarebbe un sostegno immediato. Parallelamente, per i giovani europei occorre creare percorsi formativi specifici già in età scolastica, così da facilitare l’accesso a una professione che offre sbocchi non solo nell’attività di pesca ma anche lungo l’intera filiera, che oggi richiede competenze qualificate e diversificate.

Il piano West Med, con regole uniformi per tutto il Mediterraneo, viene spesso accusato di penalizzare l’Italia. Può indicarci un esempio concreto e spiegare come cambierebbe con una gestione più calibrata?

Il Mediterraneo è un mare complesso e diversificato: applicare regole uniformi a tutte le aree non è realistico. Abbiamo proposto, ad esempio, di superare l’attuale sistema di calcolo delle giornate di pesca “per segmento” in favore di un approccio regionale e, in prospettiva, personalizzato per singola imbarcazione. Inoltre, chiediamo che la giornata di pesca venga conteggiata dal momento in cui si iniziano le attività effettive, e non dalla partenza dal porto. Per molte imbarcazioni italiane le ore di navigazione rappresentano una penalizzazione che, se corretta, permetterebbe di recuperare preziose giornate di lavoro.

Le farm del tonno rosso Made in Italy puntano a riportare nel nostro Paese una fase oggi esternalizzata. In termini pratici, cosa cambierebbe per pescatori, consumatori e mercati esteri?


La creazione di farm nel Mediterraneo genererebbe nuovi posti di lavoro per le comunità costiere e garantirebbe maggiore tracciabilità del prodotto. L’idea è di sviluppare impianti tecnologicamente avanzati e a basso impatto ambientale, con sistemi di alimentazione innovativi che migliorino la qualità delle carni. Il risultato sarebbe un tonno più vicino al gusto dei consumatori italiani ed europei, spesso distante dal prodotto destinato al mercato giapponese. In questo modo potremmo intercettare nuovi mercati interni e continentali, rafforzando il legame tra produzione, sostenibilità e occupazione.

Il nuovo bilancio UE riduce drasticamente i fondi per la pesca, da oltre 6 a circa 2 miliardi di euro. Qual è il rischio immediato per la flotta mediterranea e come intende Coldiretti reagire?


Un taglio di questa entità sarebbe devastante per la pesca e l’acquacoltura. È vero che potrebbero intervenire i fondi di coesione, ma si tratta di risorse destinate anche ad altri settori strategici come agricoltura, sanità e welfare. Considerata la dimensione relativamente ridotta del comparto pesca, sarebbe difficile ottenere quote sufficienti. Per questo Coldiretti si oppone con forza alla proposta della Commissione: abbiamo avviato una mobilitazione che proseguirà in tutte le sedi istituzionali, con l’obiettivo di riportare il bilancio almeno ai livelli attuali del FEAMPA, indispensabili per garantire crescita e competitività.

Una visione pragmatica e lungimirante

Dalle parole di Daniela Borriello emerge dunque una visione pragmatica e lungimirante: la pesca mediterranea ha bisogno di politiche europee calibrate sulle sue specificità, di strumenti concreti per favorire il ricambio generazionale e di risorse adeguate per accompagnare la flotta verso la sostenibilità. È una battaglia che riguarda non solo i pescatori, ma l’intera filiera e le comunità costiere, la cui sopravvivenza economica e culturale dipende da scelte politiche coraggiose e consapevoli.

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Tags: bilancio UE pescaBruxelles pescaColdiretti pescaCommissario KadisDaniela BorrielloFEAMPAMediterraneopiano West Medricambio generazionale pescaTonno Rosso
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