Secondo una segnalazione pervenuta in redazione, nella marineria di Cirò Marina due unità da pesca avrebbero concluso definitivamente la propria attività. La testimonianza ricevuta descrive l’uscita dal comparto di due imprese familiari storicamente attive, una decisione maturata in un contesto segnato da difficoltà economiche crescenti e dall’assenza di un ricambio generazionale in grado di garantire continuità all’attività.
Il dato rilevante, in questo tipo di episodi, non è la dimensione locale della vicenda, ma ciò che essa segnala a livello di sistema. La dismissione di un’imbarcazione non rappresenta soltanto la fine di un’attività individuale: è una riduzione effettiva della capacità produttiva del comparto, con effetti che si riflettono lungo tutta la filiera ittica. Meno barche operative significano meno pescato locale, minore continuità dell’offerta e una progressiva perdita di competenze che difficilmente possono essere recuperate nel breve periodo.
La segnalazione evidenzia anche un aspetto centrale della crisi attuale: il ricambio generazionale. Nella pesca costiera, la trasmissione familiare dell’impresa ha storicamente garantito stabilità e presidio territoriale. Oggi, tuttavia, il subentro non avviene più in modo automatico. Il peso dei costi fissi, l’incertezza dei ricavi, la complessità gestionale e il carico di adempimenti rendono l’attività poco attrattiva per le nuove generazioni, trasformando una scelta imprenditoriale in una decisione ad alto rischio.
Accanto alla flotta, si indebolisce anche l’infrastruttura di supporto. Cooperative e strutture di assistenza tecnico-amministrativa svolgono un ruolo essenziale nel funzionamento quotidiano delle imprese di pesca. La contrazione del numero di unità operative riduce la massa critica su cui questi servizi si reggono, generando un effetto domino che colpisce l’intero ecosistema produttivo locale.
Dal punto di vista del mercato, la riduzione strutturale della flotta non equivale a una diminuzione della domanda di prodotto ittico. Al contrario, la richiesta resta elevata e tende a essere soddisfatta attraverso canali alternativi, spesso aumentando la dipendenza da approvvigionamenti esterni. Questo processo modifica l’equilibrio tra produzione nazionale e importazioni e incide sulla capacità dei territori di valorizzare il pescato locale in termini di qualità, tracciabilità e stagionalità.
L’episodio segnalato a Cirò Marina si inserisce quindi in una dinamica più ampia che riguarda la pesca costiera italiana nel suo complesso. Non si tratta di una crisi legata alla perdita di tradizioni, ma di una questione di sostenibilità economica e organizzativa del modello produttivo. La domanda che emerge non è se il settore stia cambiando, ma se gli strumenti oggi disponibili siano sufficienti a rendere la pesca un’attività ancora in grado di garantire continuità, redditività e attrattività nel medio periodo.
Comunicato relativo alla dismissione e foto forniti dal Dr. Mauro Giancarlo Malena













