Il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste ha aggiornato il quadro delle imbarcazioni autorizzate alla pesca nel Mediterraneo per tonno alalunga, pesce spada e lampuga. I tre provvedimenti, distinti per specie e regime autorizzativo, hanno però un elemento comune: definiscono gli elenchi delle unità abilitate e confermano un sistema di gestione fondato su autorizzazioni specifiche, controlli e raccordo con la normativa europea e internazionale.
Per il tonno alalunga nel Mediterraneo, il decreto istituisce presso la Direzione generale della pesca marittima e dell’acquacoltura l’elenco delle imbarcazioni autorizzate alla pesca bersaglio con sistemi di palangaro e o circuizione, cioè con gli attrezzi palangaro derivante e circuizione. Il provvedimento precisa che l’amministrazione si riserva la facoltà di rivedere annualmente l’elenco e stabilisce che, nelle more del rilascio delle autorizzazioni speciali, le imbarcazioni inserite possano iniziare l’attività di cattura dal 1° aprile 2026. L’effettiva operatività resta comunque subordinata all’inserimento delle unità nel relativo elenco internazionale.
Per il pesce spada nel Mediterraneo, il decreto istituisce l’elenco delle imbarcazioni autorizzate alla pesca bersaglio con il sistema o attrezzo palangaro. Lo stesso atto dispone inoltre che, limitatamente all’annualità 2026, siano inserite anche le imbarcazioni tradizionalmente denominate feluche, autorizzate a effettuare catture bersaglio mediante l’impiego esclusivo dell’arpione, purché debitamente riportato sulla licenza di pesca o sull’attestazione provvisoria. Anche in questo caso il Ministero si riserva una revisione annuale dell’elenco e subordina l’effettiva operatività all’inserimento delle unità nel relativo elenco internazionale. Le imbarcazioni inserite possono iniziare l’esercizio dell’attività di cattura dal 1° aprile 2026.
Più articolato è il provvedimento relativo alla lampuga. In questo caso il Ministero istituisce l’elenco nazionale delle imbarcazioni autorizzate alla pesca condotta con l’uso di dispositivi di concentrazione del pesce, i cosiddetti FAD, e attribuisce all’autorizzazione una validità triennale, per gli anni 2026, 2027 e 2028. Il decreto specifica che il rinnovo avverrà d’ufficio solo se, nel periodo autorizzativo, saranno dichiarate catture e sbarchi di lampuga tramite e-logbook.
Lo stesso provvedimento introduce anche prescrizioni precise sul piano operativo. Fino al 31 dicembre 2026 è vietato pescare come specie bersaglio, detenere a bordo, trasbordare, trasferire, sbarcare, trasportare, immagazzinare, esporre o mettere in vendita esemplari di lampuga di lunghezza totale inferiore a 35 centimetri. È prevista una deroga che consente una quota massima del 5 per cento di catture accidentali sotto misura, calcolata in peso o in numero di esemplari per sbarco rispetto al totale delle catture di lampuga del peschereccio. Il decreto stabilisce inoltre che, nelle more del rilascio delle autorizzazioni speciali, le imbarcazioni inserite nell’elenco possano iniziare l’attività di cattura dal 10 agosto di ogni anno.
Il decreto sulla lampuga contiene anche un secondo allegato con l’elenco delle unità cancellate. Per queste, il Ministero concede agli interessati dieci giorni dall’entrata in vigore per presentare memorie scritte, eventualmente corredate da documenti giustificativi, all’indirizzo PEC indicato nel testo.
Letti insieme, i tre provvedimenti non introducono una disciplina unica, ma aggiornano tre diversi regimi autorizzativi riferiti a specie differenti. Alalunga e pesce spada sono regolati attraverso decreti che istituiscono gli elenchi delle imbarcazioni autorizzate per il 2026. La lampuga, invece, è inserita in un quadro triennale che combina elenco nazionale, condizioni di rinnovo e prescrizioni specifiche sulla taglia minima e sulle catture accidentali.
Il punto fermo, in tutti e tre i casi, resta lo stesso: l’attività di pesca è subordinata a un’autorizzazione formalizzata in elenco e si colloca dentro un sistema di controllo che rafforza il presidio amministrativo su alcune delle principali specie del Mediterraneo. Non cambia la logica di fondo, ma si consolida un impianto in cui accesso alla risorsa, tracciabilità delle catture e verifica dei requisiti diventano elementi centrali della gestione.










