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Home Sostenibilità

GADCAP. Un approccio multispecie per la gestione della pesca nel Mare del Nord

Mariella Ballatore by Mariella Ballatore
4 Giugno 2016
in Sostenibilità

Poiché lo sfruttamento eccessivo della pesca desta sempre maggiori preoccupazioni, le parti interessate sono alla costante ricerca di nuove strategie di gestione delle risorse e di tecniche di previsione più precise. Il progetto GADCAP ha offerto un importante contributo testando l’approccio multispecie alla gestione della pesca nel Flemish Cap.
Indicati da enti come la FAO, i limiti di un approccio a specie singola alla gestione della pesca hanno fatto si che si tentasse di sostituire tale metodo con un approccio basato su un ecosistema più ampio per la valutazione e la gestione della pesca.

I principali limiti dell’approccio a specie singola per la gestione della pesca sta nel fatto che esso considera le specie isolate dal loro ecosistema e usa i dati risultanti per creare procedure di gestione. Gli effetti delle interazioni con altre specie sulle dinamiche della popolazione vengono trascurati ed è qui che un approccio multispecie può rivelarsi utile.

Il team del progetto GADCAP (Implementation of a multispecies model GADGET to the ecosystem of Flemish Cap and incorporation to the fisheries stock assessment of NAFO; a case study), finanziato dall’UE e coordinato dal prof. Perez-Rodriguez Alfonso, ha passato gli ultimi due anni applicando tale approccio al Flemish Cap, un’area dell’oceano Atlantico settentrionale, circa 560 km a est di St. John. La relativa semplicità di questa zona – nella quale l’85 % della biomassa totale è costituita da merluzzo, pesce rosso e gamberi – il suo livello di isolamento relativamente alto, le forti connessioni tra le specie e la grande quantità di dati sulla qualità disponibili da studi commerciali e scientifici condotti in precedenza, lo rendono un ambiente ideale per la ricerca.

In un’intervista il prof. Rodriguez parla dei risultati ottenuti dal progetto e di come essi contribuiranno a districare le forze motrici interconnesse che determinano le dinamiche degli stock di merluzzo, pesce rosso e gamberi nel Flemish Cap.

Quali sono, secondo lei, i principali limiti dell’approccio a singola specie per la gestione della pesca?

Questo approccio può essere valido per le specie commerciali che non costituiscono prede (o non molto rispetto ad altre cause di mortalità) e che si nutrono di componenti dell’ecosistema che non sono attualmente sfruttati dal punto di vista commerciale (come zooplancton o fitoplancton). Questi sono in effetti casi rari e la maggior parte delle specie commerciali sono soggette a forti interazioni con altre specie che prevedono non solo la predazione, ma anche la competizione per il cibo. In questi casi, trascurare l’interazione tra le specie potrebbe portare a una sovrastima della produttività della popolazione e in definitiva a previsioni a breve e lungo termine sulla biomassa al di sopra dei valori reali. Questo potrebbe a sua volta avere come risultato lo sfruttamento eccessivo delle risorse e, se questa gestione errata viene continuata a lungo termine, potrebbe favorire un declino e persino un collasso delle popolazioni sfruttate.

In che modo l’approccio multispecie può portare a risultati migliori?

L’approccio multispecie, a differenza di quello a singola specie, prende in considerazione le principali interazioni con altre specie commerciali nell’ecosistema. Anche se la descrizione e la modellazione retroattiva dei tempi passati (hindcast) non è necessariamente migliore nell’approccio multispecie rispetto a quello a singola specie, la previsione a breve e lungo termine dovrebbe essere più affidabile nell’approccio multispecie. La ragione di questo è che quando si fanno previsioni, le interazioni trofiche e le complesse interazioni risultato della predazione e della competizione possono essere considerate come previsioni esplicite delle dinamiche della popolazione commerciale.

In alcune zone, le valutazioni della mortalità legata alla predazione provenienti da modelli multispecie sono considerate in modelli a singola specie. Anche se questo è già un progresso, non è abbastanza: i modelli a singola specie non possono rappresentare adeguatamente i complessi risultati delle interazioni predatorie e questo è importante in particolare per la valutazione delle strategie di gestione.

Perché ha scelto lo strumento GADGET per il suo progetto?

L’intenzione di GADCAP era sviluppare un modello che fosse abbastanza semplice da essere utile per la consulenza scientifica nella zona dell’Organizzazione della pesca nell’Atlantico nord-occidentale (NAFO), ma comunque con il più alto livello di informazioni riguardante le interazioni tra le specie e altri elementi legati alla produttività della popolazione.

GADGET soddisfa queste esigenze. È uno strumento flessibile che permette all’utente di creare di tutto, dai modelli più semplici a quelli più complessi, tenendo conto di varie caratteristiche dell’ecosistema: una o più specie, ognuna delle quali potrebbe essere suddivisa in diverse componenti; più di una zona con movimenti migratori tra una zona e l’altra; predazione tra e all’interno delle specie; crescita; raggiungimento della maturità; riproduzione e incremento della popolazione; diverse flotte commerciali e di studio che prelevano campioni delle popolazioni. Si tratta di un modello basato sul processo e permette di modellare diversi processi biologici ed ecologici per ogni popolazione, fissando i parametri per i sotto-modelli di predazione, crescita, raggiungimento della maturità, rapporto lunghezza-peso o cambiamento di sesso. È stato riconosciuto dalla FAO come uno dei modelli dell’ecosistema con le migliori prestazioni per la consulenza scientifica pratica per la gestione della pesca. Attualmente è utilizzato in diverse regioni, come per esempio i mari dell’Islanda, il Mare di Barents e il Golfo di Biscaglia.

Cosa avete imparato dalla vostra ricerca sulle dinamiche delle popolazioni di merluzzo, pesce rosso e gamberi del Flemish Cap?

La pesca eccessiva, la predazione e il cannibalismo e un variabile successo dell’incremento della popolazione, sono risultate le principali forze motrici alla base delle forti oscillazioni della biomassa delle tre popolazioni osservate nel corso dello studio. Per i gamberi, sia la predazione da parte del pesce rosso che la pesca hanno lavorato insieme causando un collasso della popolazione, insieme alla predazione da parte del merluzzo. La proporzione di grandi merluzzi nello stock, specialmente a partire dal 2010, ha fatto salire la mortalità legata alla predazione nel pesce rosso e sembra essere il fattore principale che ne induce il declino. Il modello ha anche chiarito il fatto che il cannibalismo è stata la principale causa di mortalità tra i giovani di merluzzo e pesce rosso e ha messo a rischio in modo significativo le probabilità di incrementare lo stock. Inoltre ha messo in luce l’importanza di gruppi di prede esterne come hiperiidea ed eupaussidi per merluzzi e pesci rossi immaturi o maturi ma piccoli, la specie Anarhichas per grandi merluzzi maturi e i copepodi per i pesci rossi. Questi risultati suggeriscono che il potenziale declino di alcuni di questi gruppi di prede alternative potrebbe avere importanti conseguenze per le dinamiche delle specie commerciali cambiando le interazioni predatorie (e i comportamenti di cannibalismo).

Per quanto riguarda le previsioni a lungo termine, i valori generali di biomassa e il rendimento massimo sostenibile (MSY) per ogni specie ottenuto con diversi livelli di pesca hanno mostrato tendenze marcate risultanti dall’effetto negativo della mortalità dovuta alla pesca sugli stock di prede o di predatori. A questo riguardo, le tendenze previste di diminuzione della biomassa dovute all’aumento della pressione della pesca sono state osservate in tutti e tre gli stock. Ma oltre a queste reazioni di poco conto negli stock ittici, che si possono stimare anche con modelli a singola specie, altre e più interessanti tendenze sono osservabili solo con modelli multispecie. Tra questi c’era l’effetto negativo sulla produzione totale e sull’MSY per il merluzzo a causa di una più alta mortalità dovuta alla pesca tra il pesce rosso e il gambero. Questo impatto negativo era il risultato di un aumento del cannibalismo nel merluzzo, poiché la loro preda principale era diventata più difficile da reperire. È stato anche interessante osservare l’effetto positivo sulla biomassa di pesce rosso e sul suo MSY dell’aumento della mortalità del merluzzo dovuto alla pesca, che ha causato una diminuzione della mortalità dovuta alla predazione. Lo stesso si può osservare nella biomassa e nell’MSY del gambero in relazione con la pressione della pesca su pesce rosso e merluzzo.

In che modo, secondo lei, GADCAP ha contribuito allo sviluppo dell’approccio multispecie?

Il principale contributo apportato da GADCAP fino a questo momento è che fornisce un esempio chiaro dell’utilità di prendere in considerazione le interazioni trofiche quando si cerca di spiegare e prevedere le dinamiche della popolazione. Prevediamo di essere in grado di espandere presto la portata dell’approccio multispecie applicando il modello GADCAP nella valutazione della strategia di gestione multispecie.

In che modo, secondo lei, i risultati del progetto aiuteranno a gestire meglio la pesca nella regione del Flemish Cap?

GADCAP è il primo modello multispecie sviluppato per la regione della NAFO. I risultati indicano in modo chiaro che trascurare le interazioni tra le specie nella valutazione del merluzzo, del pesce rosso e del gambero nel Flemish Cap porterebbe a gravi sottostime sia della portata che della variabilità della mortalità naturale. Questo porterebbe a una sottostima della biomassa sfruttabile nelle proiezioni a breve termine a sostegno delle decisioni di gestione, a causa di un eccessivo positivismo.

Allo stesso tempo, è stato dimostrato che, a causa del rapporto tra le dimensioni preda-predatore e della dinamica delle popolazioni preda-predatore indotti da un incremento di popolazione variabile, le interazioni trofiche hanno un alto grado di plasticità e vanno oltre le semplici interazioni tra specie, sono anche interazioni specifiche modulate dalle dimensioni. Questo dovrebbe essere preso in seria considerazione quando si valutano gli effetti di un predatore su uno stock di prede, altrimenti la valutazione della mortalità dovuta alla predazione potrebbe essere fuorviante. GADCAP quindi rappresenta il primo passo verso l’applicazione di un approccio multispecie ed ecosistemico alla gestione della pesca nella regione della NAFO.

Quali sono i suoi piani adesso che il progetto si è concluso?

Lo sviluppo di GADCAP rappresenta un grande passo avanti nelle mie competenze in questioni riguardanti la modellazione delle dinamiche della popolazione, la valutazione degli stock e gli aspetti di gestione. Va ad aggiungersi al mio background come biologo ed ecologo marino. Adesso sono pronto a impegnarmi in progetti e attività integrative in termini del loro contenuto ambientale e di gestione, nei quali le conoscenze dell’ecosistema marino e la sua modellazione sono di grande importanza.

Quindi sono particolarmente interessato a continuare a lavorare a progetti che applicano conoscenze della gestione dell’ecosistema delle risorse ittiche destinate alla pesca. Una possibilità potrebbe essere continuare il lavoro iniziato nel Flemish Cap con lo sviluppo di un quadro di valutazione della strategia di gestione nel quale i modelli multispecie sviluppati nell’ambito di GADCAP costituirebbero un elemento centrale del modello operativo.

E per quanto riguarda altri luoghi di pesca? Ha in programma di proseguire il lavoro altrove in Europa?

Si, l’approccio multispecie per la gestione della pesca è relativamente nuovo ed è stato applicato solo a pochi sistemi. Come ho detto prima, nei sistemi in cui le interazioni tra le specie sono importanti, specialmente le interazioni predatorie, l’approccio multispecie permette di ottenere informazioni sulle dinamiche della comunità che non è possibile ricavare con l’approccio a specie singola. Questo può portare a gravi errori di gestione. Quindi nei sistemi per i quali sono disponibili i database adatti, sarà sempre interessante sviluppare questo approccio e io sarei lieto di dare il mio contributo, sia direttamente che indirettamente. Questi ecosistemi potrebbero trovarsi sia nelle acque europee che in acque internazionali alle quali l’UE, come parte contraente, è interessata e nelle quali ha un ruolo di primo piano per quanto riguarda la definizione degli approcci di gestione e le decisioni (come nel caso della NAFO).

Tags: acquacolturapescasettore ittico
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Mariella Ballatore

Direttrice responsabile e co-founder di Pesceinrete Mariella Ballatore è direttrice responsabile e co-founder di Pesceinrete. Segue da anni l'evoluzione della filiera ittica, con attenzione a pesca, acquacoltura, mercati, sostenibilità, normativa, trasformazione e distribuzione. Il suo lavoro unisce informazione specializzata, comunicazione di settore e conoscenza diretta degli operatori della blue economy.

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