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Home Pesca

Giornata mondiale ambiente. Legambiente: “Più sinergia tra Paesi del Mediterraneo”

Mariella Ballatore by Mariella Ballatore
6 Giugno 2017
in Pesca

Il mare Mediterraneo, una delle aree più ricche di biodiversità al mondo, risulta essere tra le sei zone di maggior accumulo di rifiuti galleggianti del Pianeta con evidenti rischi per l’ambiente, la salute e l’economia. Il quadro dell’Unep, il Programma ambientale delle Nazioni Unite, è confermato anche dai nuovi dati di Clean Up the Med, la più grande campagna di volontariato lungo le coste del Mediterraneo, coordinata da Legambiente, che comprende anche un monitoraggio scientifico sul beach litter realizzato su 105 spiagge di 8 Paesi mediterranei (Italia, Algeria, Croazia, Francia, Grecia, Spagna, Tunisia, Turchia) monitorate tra il 2014 e il 2017.

Secondo i dati elaborati da Legambiente l’82% dei rifiuti spiaggiati trovati sugli arenili monitorati è risultato di plastica; il 64% è materiale usa e getta. La cattiva gestione dei rifiuti urbani e la mancata prevenzione sono la causa del 54% dei rifiuti spiaggiati.

Sono questi alcuni dei principali dati dell’indagine sul marine litter nel Mediterraneo che Legambiente ha lanciato ieri in occasione della giornata mondiale dell’ambiente e che presenterà l’8 giugno al Palazzo di Vetro nell’ambito della Conferenza mondiale dell’Onu sugli oceani, in programma da ieri fino al 9 giugno a New York, alla quale l’associazione ambientalista partecipa.

L’8 giugno Legambiente presenterà un focus sul Mediterraneo, dal titolo “Multi-stakeholders Governance for tackling marine litter in the Mediterranean Sea”, con la partecipazione dei rappresentanti di Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, UNEP/MAP-Barcelona Convention, Parlamento Europeo, Agenzia europea per l’ambiente, UN Sustainable Development Solutions Network (SDSN-Mediterranean), UfMs (Union for the Mediterranean Secretariat), Università di Siena, European Bioplastics, Novamont e Kyoto Club. Tra i 150 eventi paralleli in programma durante la Conferenza ONU, quello organizzato da Legambiente sarà l’unico a portare contributi ed esperienze sul tema del marine litter in Italia e nel resto del Mediterraneo.

“Il Mar Mediterraneo è gravemente minacciato dal marine litter che registra concentrazioni tra le più elevate a livello globale – dichiara Stefano Ciafani, direttore generale Legambiente -. Per questo è urgente che tutti i Paesi mediterranei intervengano in maniera comune per ridurre il problema del marine litter, dalla prevenzione alla ricerca scientifica, adottando anche misure drastiche come la messa al bando dei prodotti più inquinanti come i sacchetti di plastica non biodegradabili e compostabili, come già fatto da Italia, Francia e Marocco. È fondamentale continuare a studiare il fenomeno come fa anche la nostra associazione da anni con Goletta Verde e la campagna ‘Spiagge e fondali puliti’: una esperienza diffusa di monitoraggi scientifici praticata in tutto il paese dai nostri circoli locali, comitati regionali, soci e volontari, considerata da più fonti istituzionali internazionali come una delle esperienze più avanzate al mondo di ‘citizen science’, il contributo che i cittadini organizzati possono dare alla conoscenza dei problemi ambientali”.

Secondo Legambiente per risolvere il problema del marine litter la parola chiave è cooperazione tra i Paesi, le istituzioni, le associazioni non governative, gli enti di ricerca, gli stakeholder economici e produttivi. La necessità di cooperazione rispetto a questo problema è anche alla base dell’accordo della Convenzione di Barcellona che vede protagonisti i Paesi del Mediterraneo e l’Unione Europea. Questi i presupposti con cui Legambiente partecipa alla conferenza Onu sugli Oceani con l’augurio che arrivino risposte concrete anche dal G7 ambiente di Bologna l’11 e il 12 giugno, dove si affronterà anche il problema dei rifiuti in mare, con particolare attenzione alla plastica.

Una delle misure preventive da mettere in campo, sottolineata anche dall’Unep (l’agenzia dell’Onu per la protezione dell’ambiente) è sicuramente quella del bando dei prodotti più inquinanti, come i sacchetti di plastica non compostabili e i prodotti usa e getta facilmente sostituibili da materiali più innovativi e meno impattanti. Da questi presupposti nasce l’appello di Legambiente sul bando ai sacchetti di plastica nei Paesi del Mediterraneo, lanciato durante la COP22 di Marrakech e che l’associazione proporrà nella Conferenza sugli Oceani di New York, facendolo inserire tra gli impegni volontari (“voluntary commitments”) che l’ONU presenterà durante l’appuntamento mondiale.

Ad oggi, su scala mediterranea, il bando delle buste non biodegradabili e compostabili è attivo solo in Italia, Francia e Marocco. Altri Paesi hanno introdotto delle tasse fisse (Croazia, Malta, Israele e in alcune zone della Spagna, della Grecia e della Turchia). La Tunisia ha messo al bando le buste di plastica non biodegradabili nelle grandi catene di supermercati e Cipro metterà in atto la normativa europea a partire dal 2018. Ma se il bando fosse esteso a tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, i risultati in termini climatici sarebbero altrettanto più rilevanti grazie alla consistente riduzione del consumo di greggio e alla diminuzione delle emissioni di CO2, con notevoli vantaggi anche per l’ambiente marino e costiero. L’Italia è stato il primo paese in Europa a mettere al bando i sacchetti di plastica nel 2011, ma ancora oggi non è del tutto rispettato (il 50% dei sacchetti in commercio è ancora illegale ed è per questo che sono sempre più frequenti i sequestri con le pesanti multe previste dalla norma), anche se ha comunque consentito in cinque anni una riduzione nel consumo di sacchetti di plastica del 55% (da 200mila a 90mila tonnellate/anno) e una diminuzione in termini di CO2 di circa 900 mila tonnellate.

I risultati dell’indagine sul marine litter nel Mediterraneo si potrà consultare dall’8 giugno sulla mappa navigabile: www.legambiente.it/marinelitter

Tags: giornata mondiale dell’ambienteMar Mediterraneo
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Mariella Ballatore

Mariella Ballatore

Direttrice responsabile e co-founder di Pesceinrete Mariella Ballatore è direttrice responsabile e co-founder di Pesceinrete. Segue da anni l'evoluzione della filiera ittica, con attenzione a pesca, acquacoltura, mercati, sostenibilità, normativa, trasformazione e distribuzione. Il suo lavoro unisce informazione specializzata, comunicazione di settore e conoscenza diretta degli operatori della blue economy.

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