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Home Sostenibilità

La bioeconomia al servizio di pesca e acquacoltura

Mariella Ballatore by Mariella Ballatore
21 Maggio 2018
in Sostenibilità

La Bioeconomia potrebbe essere un forte fattore di sviluppo nei prossimi anni. Oggi in Europa vale circa 2.200 miliardi annui e garantisce il lavoro a oltre 18 milioni di persone. Quella italiana – terzo mercato europeo dopo quello tedesco e francese – vale oltre 260 miliardi (8,3% del Pil) e occupa 1,7 milioni di persone.

Dell’argomento si è parlato nell’incontro dello scorso 19 maggio, organizzato da Prioritalia al FICO Eataly Worlddi Bologna, dove i massimi esperti hanno convenuto che la Bioeconomia è il settore di punta per crescere in valore e sostenibilità. È emerso che per crescere serve più managerializzazione delle aziende, sinergia tra tutti gli attori e attenzione da parte dei cittadini consumatori.

I settori nei quali prevale sono: l’Industria alimentare (51%), seguita da Agricoltura, silvicoltura e pesca (21,5%), Carta (8,9%), Tessile (6,6%), Legno (5,1%), poi i prodotti biobased farmaceutici (2,0%), chimici 1,2%, bioenergia (0,9%), biocarburanti (0,1%) e, a chiudere, gestione e recupero rifiuti biodegradabili (2%).

Ma c’è di più, sta dando vita a tante start up ad alto valore aggiunto (576 le startup innovative nel settore, 7% del totale) soprattutto in Umbria, Marche, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige, che sono comunque regioni forti nelle start up innovative, ma anche in Sardegna, Sicilia e Puglia. In questo giocano un ruolo importante alcuni poli universitari d’eccellenza che, insieme alla vocazione territoriale verso i settori della bioeconomia, costituiscono un driver importante per la nascita di queste imprese innovative.

“La Bioeconomia – ha detto aprendo l’incontro Stefano Bonaccini, Governatore Regione Emilia Romagna – è un fattore di successo su cui puntare anche in termini di sostenibilità. L’Emilia e Romagna è oggi la regione più avanzata su questo fronte. Ma dobbiamo uscire da ogni visione ristretta e fare sistema”.

“Prioritalia, il veicolo della comunità manageriale per sviluppare intelligenza e innovazione sociale, ha coinvolto – ha detto Marcella Mallen, presidente Prioritalia – i massimi esperti del settore, le istituzioni e la business community per valorizzare i territori e connettere tutti gli attori. L’obiettivo, in linea con un delle nostre tre aree di intervento “Economia circolare ed educazione alla sostenibilità dello sviluppo”, è generare sostenibilità ambientale e crescita economica, replicare i casi di successo, mobilitare capitali, promuovere la ricerca e creare occupazione. Insomma, la bioeconomia, che ci coinvolge tutti come attori economici e sociali, è un’eccellenza italiana da conoscere e sostenere”.

“La produzione primaria italiana (agricoltura, allevamento, acquacoltura, produzione forestale/boschiva) – ha detto Fabio Fava docente Università di Bologna e rappresentante italiano Bioeconomia Commissione Europea e Oecd – può migliorare sensibilmente in quantità e qualità della biomassa prodotta e nella sua trasformazione in alimentari o composti biochimici, biomateriali e biocombustibili con aumento di qualità e sostenibilità. Su entrambi i fronti serve maggiore tecnologia, soprattutto quella riconducibile all’industria 4.0, ma anche una maggiore interconnessione dei settori produttivi e di trasformazione, con una valorizzazione puntuale della biodiversità sia terrestre che marina, dei servizi ecosistemici e della circolarità. Serve l’adozione della strategia nazionale, diretta a mitigare le criticità e a cogliere le opportunità non valorizzate sui territori, per creare nuove catene del valore, più lunghe e maggiormente radicate nel territorio, che consentano la rigenerazione di aree abbandonate, terre marginali e siti industriali dismessi”.

“Dobbiamo puntare a livello sistemico sulla Bioeconomia perché – ha affermato Mario Mantovani, vicepresidente Manageritalia – questo è un must a livello mondiale per una crescita sostenibile, ancor più per noi che abbiamo il plus del nostro sistema agroalimentare e culturale a livello di cibo e cucina. Serve però fare sistema, mettere tutti i vari operatori in rete e sinergia e aumentare la presenza manageriale senza la quale non si compete”.

Come è emerso nell’incontro, la Bioeconomia garantisce sicurezza e qualità alimentare, mitiga gli inquinamenti ambientali e i cambiamenti climatici, rigenera l’ambiente, limita la perdita di biodiversità e le grandi trasformazioni nell’uso del suolo. In tutte le sue varie declinazioni a livello di produzione e consumo la Bioeconomia ha un ruolo chiave per raggiugere gli obiettivi dell’economia circolare europea che sono la riduzione del 30% nell’uso delle risorse e del 50% della produzione di gas ad effetto serra e l’ aumento del 4% dell’incremento del PIL e di 1 milione di posti di lavoro entro il 2030.

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Tags: acquacolturaBioeconomiapesca
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Mariella Ballatore

Co-founder e Direttrice di redazione. Pubblicista dal 2006 racconta il mondo da oltre un trentennio attraverso giornali, televisione e radio. Come conoscitrice del settore pesca e acquacoltura è stata più volte invitata a moderare e relazionare in convegni organizzati tra gli altri dalla Conferenza Episcopale Italiana – Ufficio nazionale dell’Apostolato del Mare, AquaFarm, Blue Sea Land.

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