Nueva Pescanova ha ritirato la domanda di concessione per costruire un allevamento commerciale di polpi nel porto di Las Palmas. L’impianto, progettato per una capacità di circa 3.000 tonnellate annue, non sarà realizzato a Gran Canaria. La rinuncia chiude questa iniziativa, ma non equivale all’abbandono definitivo della ricerca sul polpo in acquacoltura.
Cinque generazioni riprodotte in cattività. Oltre 52.000 metri quadrati di area portuale richiesti. Un obiettivo industriale di 3.000 tonnellate l’anno. Alla fine, nessuna vasca costruita e nessun polpo prodotto a Las Palmas.
Ieri Nueva Pescanova ha presentato all’Autorità portuale il ritiro della domanda di concessione demaniale per la “Granja de Cultivos Marinos”. Il fascicolo, aperto nel maggio 2021, sarà archiviato. Il progetto che puntava a diventare il primo allevamento commerciale di polpi su larga scala non entrerà in produzione nella sede prevista.
La portata della decisione deve però essere definita con precisione. Nueva Pescanova rinuncia alla configurazione e alla localizzazione sottoposte all’iter autorizzativo di Las Palmas. L’azienda non ha annunciato la fine di ogni attività di ricerca e ha lasciato aperta la possibilità di valutare, in futuro, soluzioni tecniche, ambientali o territoriali differenti.
La ricerca ha risolto la riproduzione, non il passaggio all’industria
Nel 2019 Nueva Pescanova annunciò di avere chiuso il ciclo riproduttivo di Octopus vulgaris in acquacoltura, portando animali nati in ambiente controllato fino all’età adulta e ottenendone la riproduzione. Nel novembre 2021 la società dichiarava di lavorare già con la quinta generazione e indicava l’estate 2022 come traguardo per la prima commercializzazione.
Era un risultato scientifico rilevante, ma comunicato dalla stessa azienda e ancora da tradurre in una produzione commerciale stabile. Chiudere il ciclo biologico non significa avere già costruito una filiera.
Il progetto di Gran Canaria avrebbe dovuto compiere proprio quel salto. Nel luglio 2021 il Boletín Oficial del Estado pubblicò la richiesta per occupare 52.691,51 metri quadrati di demanio portuale, oltre ad aree nel sottosuolo e spazi sommersi. La capacità prevista era di circa 3.000 tonnellate annue entro la piena operatività: un obiettivo industriale, non una produzione raggiunta.
Per arrivare sul mercato servivano ancora risposte verificabili su crescita, mortalità, densità, alimentazione, biosicurezza, qualità dell’acqua, gestione degli effluenti e abbattimento. La riproduzione aveva superato un ostacolo biologico. La sostenibilità dell’intero sistema produttivo doveva ancora essere dimostrata su scala industriale.
L’iter ambientale aveva modificato tempi e condizioni
Nueva Pescanova attribuisce il ritiro a considerazioni aziendali e regolatorie maturate durante il procedimento. Secondo la comunicazione trasmessa all’Autorità portuale, le osservazioni degli organismi competenti e i nuovi adempimenti richiesti dalla Commissione autonoma di valutazione ambientale avevano modificato condizioni, portata, tempi e requisiti dell’iniziativa.
Il progetto avrebbe dovuto essere sottoposto a una valutazione di impatto ambientale ordinaria, dopo che era stata rilevata la possibile presenza di effetti che richiedevano ulteriori approfondimenti. La gestione delle acque seguiva inoltre un proprio iter: nell’aprile 2022 il Boletín Oficial de Canarias avviò la consultazione pubblica sulla richiesta di autorizzazione allo scarico in mare dell’impianto previsto nella darsena di La Esfinge.
Il punto è netto. Il progetto non ha ricevuto una bocciatura ambientale definitiva, perché la valutazione non è arrivata a conclusione. Ma non ha neppure ottenuto le autorizzazioni necessarie: Nueva Pescanova ha interrotto il percorso ritirando la domanda.
Il rischio reputazionale è arrivato prima del prodotto
L’allevamento di Las Palmas non ha mai prodotto un polpo, ma aveva già aperto un fronte internazionale. Organizzazioni ambientaliste e per la protezione degli animali contestavano l’allevamento intensivo di una specie dal comportamento complesso, l’uso di risorse marine per l’alimentazione, le densità previste, gli scarichi e il metodo di abbattimento.
Secondo i promotori della mobilitazione, oltre 42.000 messaggi erano stati inviati alla presidenza dell’Autorità portuale per chiedere la chiusura del fascicolo. Aquatic Life Institute, Compassion in World Farming e altre organizzazioni hanno quindi accolto il ritiro come una propria vittoria.
Per il settore seafood, questo è forse il passaggio più importante. Una nuova produzione non deve convincere soltanto ricercatori, investitori e autorità. Deve trovare operatori disposti ad acquistarla, distributori pronti a inserirla negli assortimenti e consumatori disponibili ad accettarla.
Nel caso del polpo, la controversia era già entrata nella futura vita commerciale del prodotto. Qualità, prezzo e continuità delle forniture non sarebbero stati gli unici criteri di valutazione: buyer e insegne avrebbero dovuto considerare anche le contestazioni sul benessere animale e il possibile impatto reputazionale.
Come già osservato da Pesceinrete nell’analisi sui limiti dell’acquacoltura del polpo, il caso non può essere trasformato in un giudizio sull’intera acquacoltura. Specie, sistemi produttivi e impatti differenti non sono sovrapponibili. L’allevamento di bivalvi o alghe non pone gli stessi problemi di una filiera intensiva dedicata a un cefalopode ancora privo di una produzione commerciale consolidata.
La pressione delle ONG pesa, ma non è la causa ufficiale
L’opposizione pubblica costituisce una parte rilevante della vicenda, ma non può essere indicata come causa accertata del ritiro. Nueva Pescanova collega formalmente la propria decisione all’evoluzione amministrativa del procedimento e ai nuovi requisiti regolatori.
Non è quindi corretto sostenere che le ONG abbiano ottenuto una bocciatura ambientale dell’impianto. È corretto affermare che la loro mobilitazione ha accompagnato l’intero iter e ha reso il progetto uno dei casi più controversi dell’acquacoltura internazionale.
Las Palmas non dimostra che allevare polpi sia biologicamente impossibile. Nueva Pescanova sostiene di avere dimostrato il contrario. Mostra però che la fattibilità biologica, da sola, non basta a creare una nuova industria.
Chi proverà a ripartire dovrà presentare non soltanto polpi nati in cattività, ma dati solidi su alimentazione, mortalità, densità, effluenti, benessere, abbattimento, autorizzazioni e risposta del mercato. Fino ad allora, le 3.000 tonnellate previste a Las Palmas resteranno ciò che sono sempre state: una capacità progettuale, non una produzione arrivata sul mercato.













