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Home Sostenibilità

Pan: “Adriatico laboratorio di cooperazione e di nuovi metodi di produzione plastic free”

Al via ieri la due-giorni conclusiva del progetto transfrontaliero Dory, finanziato nell’ambito del programma Italia-Croazia 2014-2020

Mariella Ballatore by Mariella Ballatore
20 Settembre 2019
in Sostenibilità

“La positiva esperienza del progetto Dory può diventare il punto di partenza per il percorso di cooperazione tra le regioni adriatiche nell’ambito delle iniziative a supporto dello sviluppo della Macro Regione Adriatico-Ionica, nell’ottica di dare risposta alle mutate esigenze del settore ittico in un contesto di crisi e di diminuzione dello sforzo di pesca”.

Così l’assessore regionale alla pesca Giuseppe Pan ha introdotto ieri a Venezia la due-giorni conclusiva del progetto transfrontaliero, finanziato nell’ambito del programma Italia-Croazia 2014-2020, che per 21 mesi ha visto collaborare le regioni italiane dell’Alto Adriatico Veneto, Marche, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia, la contea di Zara, l’Istituto per le risorse biologiche e le biotecnologie del CNR, l’agenzia di sviluppo della contra di Spalato-Dalmazia e l’istituto di Oceaonografia e Pesca di Spalato nella ricerca di misure gestionali e strumenti innovativi per salvaguardare la biodiversità marina e ridurre l’impatto ecologico delle attività di acquacoltura.

Una parte significativa della sperimentazione si è svolta al largo delle coste venete, negli impianti di allevamento di mitili al largo del delta del Po, alla ricerca di metodi e all’adozione di reti e materiali biodegradabili, in collaborazione con la Cooperativa Pescatori dell’Adriatico di Scardovari.

“Il progetto DORY ci ha consentito di dare continuità – ha ricordato Pan – all’importante percorso di cooperazione tra le regioni adriatiche avviato sin dai primi anni del 2000 e consolidatosi nell’Alto Adriatico con i progetti Adri.Fish, Fish.Log, Connect, Adri.Blu ed Ecosea, anticipando le indicazioni dell’Unione Europea in tema di gestione dell’attività di pesca e acquacoltura e di tutela degli ecosistemi e delle risorse marine”.

Il progetto, che ha visto il coinvolgimento diretto degli operatori del settore, ha consentito di testare aree di gestione e di protezione (‘nursey’) di specie ipersfruttate per il loro valore commerciale (in particolare la sogliola e le seppie) e di sperimentare materiali alternativi per reti tubolari e reste per la mitilicoltura, che fossero completamente biodegradabili.

“I test tecnici condotti e le relative valutazioni scientifiche sulle prassi sperimentate – ha concluso Pan – diventano ora bagaglio istituzionale del rapporto di paternariato istituzionale creato tra le due sponde dell’Adriatico. Un rapporto fondamentale per la futura programmazione delle politiche locali e per orientare le risorse europee a sostegno della pesca nel prossimo ciclo 2021-2027. Il compito sempre più sfidante per i paesi costieri dell’Adriatico è quello di coniugare attività di pesca e acquacoltura con la salvaguardia dell’ecosistema marino e costiero, perseguendo l’ambizioso obiettivo di un mare ‘plastic free’”.

Tags: acquacolturaGiuseppe PanMare Adriaticoplastic freesettore ittico
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Mariella Ballatore

Co-founder e Direttrice di redazione. Pubblicista dal 2006 racconta il mondo da oltre un trentennio attraverso giornali, televisione e radio. Come conoscitrice del settore pesca e acquacoltura è stata più volte invitata a moderare e relazionare in convegni organizzati tra gli altri dalla Conferenza Episcopale Italiana – Ufficio nazionale dell’Apostolato del Mare, AquaFarm, Blue Sea Land.

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