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I pirati del mare e la beffa per i pescatori onesti

La pesca illegale sottrae risorse al mare, altera i dati scientifici e penalizza chi rispetta le regole. Una sfida che riguarda sostenibilità, economia e futuro delle comunità costiere

Gaspare Bilardello by Gaspare Bilardello
8 Giugno 2026
in In evidenza, News, Pesca, Sostenibilità
Pesca illegale e pescatori onesti

Il mare non è solo una distesa d’acqua infinita, ma un mondo vivo che dà lavoro e cibo a intere generazioni.

Chi fa il pescatore di mestiere lo sa benissimo: rispettare le regole e i tempi della natura non è solo un obbligo scritto su un pezzo di carta, ma è l’unico modo per essere sicuri di poter uscire in pesca anche domani.

Eppure, questo equilibrio viene rovinato ogni giorno dalla pesca illegale, quella fatta di nascosto e senza regole per intenderci la IUU (Illegal, Unreported Unregulated) in Italia la INN (Illegale, non dichiarata, non regolamentata).

Spesso pensiamo che sia solo un problema di leggi o di ecologia, ma la realtà è molto più semplice e amara: è una grandissima ingiustizia che colpisce direttamente i pescatori onesti, quelli che scelgono di lavorare seguendo la legge.

Quando un armatore con il suo equipaggio decide di fare il furbo pescando più del dovuto o andando dove è vietato, non sta solo rubando i pesci dal mare ma sta rubando il futuro a chi rispetta le regole. I pescatori onesti si trovano a vendere il pesce negli stessi mercati di chi pesca illegalmente, ma questi ultimi spendono molto meno perché non rispettano i diritti dei lavoratori, non pagano le tasse e se ne fregano della sostenibilità.

Questa concorrenza sleale fa crollare i prezzi. Alla fine della giornata, si crea un paradosso assurdo e doloroso: chi protegge il mare fa fatica a guadagnare, mentre i furbi si riempiono le tasche.

A rendere tutto ancora più rabbioso è il fatto che le multe cambiano tantissimo da un Paese all’altro. In un mondo dove il pesce viaggia dappertutto, le regole non sono uguali per tutti. In alcuni Stati le sanzioni sono durissime e ti fanno passare la voglia di barare; in altri, invece, le multe sono così basse che fanno quasi ridere. In questo modo, pagare una multa diventa un semplice “costo” come un altro, ad esempio come pagare il rimessaggio. Finché il guadagno che si ottiene pescando e vendendo il pesce illegale è molto più alto della multa che si rischia di prendere, per chi non ha scrupoli l’illegalità rimarrà sempre un affare conveniente.

È un freddo calcolo matematico: rischio poco e guadagno tantissimo.

Ma il danno non finisce nei mercati e nelle tasche dei lavoratori onesti; rovina anche il lavoro degli scienziati. Per capire quanti pesci ci sono in mare e come proteggerli, gli esperti hanno bisogno di dati veri. Oggi, purtroppo, chi pratica la pesca IUU omette, altera e non registra i dati corretti in modo del tutto intenzionale, nascondendo quanto pesce venga davvero catturato o rigettato fuoribordo proprio per coprire la propria attività fuorilegge. Quando i dati di cattura e di sbarco vengono deliberatamente falsificati, i calcoli degli scienziati per capire la salute del mare saltano completamente, poiché i modelli scientifici vengono privati di informazioni veritiere e inquinati da numeri falsi.

Per fermare questa catena di imbrogli, o quanto meno limitarli, si sono adottate delle soluzioni: tutti gli obblighi di sbarco devono diventare digitali. Bisogna usare sistemi elettronici blindati che registrano tutto subito e che nessuno può modificare di nascosto. Se a tutto ciò si affiancasse anche un controllo diretto in mare da parte delle Autorità certamente non guasterebbe. Agli scienziati arriverebbero dati veri su cui lavorare allo scopo di garantire così ai pescatori onesti un mare gestito con giustizia.

Dire di no alla pesca illegale non è solo una questione di moralità, ma l’unico modo per dare il giusto valore al lavoro pulito. Evitare che i nostri mari vengano infestati dai bracconieri è senza dubbio una priorità assoluta non solo per proteggere le risorse ma tutelare anche chi lavora con scrupolo e coscienza.

Tags: controllo della pescadati scientificieconomia itticagestione della pescapesca illegalepesca INNpesca IUUpescatoririsorse ittichesostenibilità della pesca
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Gaspare Bilardello

Gaspare Bilardello

Autore Pesceinrete, pesca mediterranea e scenari internazionali Gaspare Bilardello scrive per Pesceinrete occupandosi di pesca mediterranea, marinerie, rapporti internazionali e scenari geopolitici del mare. I suoi contributi aiutano a leggere il settore ittico dentro un quadro più ampio, in cui produzione, territori, economie costiere e relazioni tra Paesi si intrecciano in modo sempre più evidente.

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