Il Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste ha approvato la sub graduatoria FEAMPA 2021/2027 relativa alla GSA 18 per il sistema di pesca a strascico nella fascia di lunghezza compresa tra 12 e 18 metri. Il provvedimento rende finanziabili le prime tredici posizioni della graduatoria, per un importo complessivo di 2.606.175 euro destinato all’arresto definitivo dell’attività di pesca.
Non è una notizia che si esaurisce nella dimensione amministrativa. Dietro questa graduatoria c’è infatti un altro tassello del percorso di riduzione della capacità di pesca nei segmenti considerati in squilibrio, con l’obiettivo dichiarato di accompagnare il settore verso un rapporto più sostenibile tra flotta e risorsa. In altre parole, non siamo davanti soltanto a un elenco di domande accolte, ma a una misura che incide in modo concreto sulla struttura produttiva dello strascico nell’Adriatico meridionale.
La fotografia che emerge dall’allegato è piuttosto netta. Le prime tredici unità finanziate appartengono in larga parte a compartimenti pugliesi, con una presenza molto forte dell’area di Bari, tra Monopoli e Mola di Bari, accanto a Manfredonia, Molfetta e Barletta. È un dato che restituisce con chiarezza dove questa misura va a colpire di più e quali marinerie stanno vivendo più da vicino la fase di riduzione della flotta.
Tra le imbarcazioni ammesse al finanziamento compaiono il Roberto, la Regina Giovanna, l’Antonetta, il S. Giuseppe Secondo, la Lucia II, la Maria Madre, la Laura Ruggiero, il Rocco Comes, la Nuova Rosa, l’Annalisa I, la Gina Madre, il Saverio e il S. Giuseppe. L’importo più elevato tra quelli assegnati riguarda la Maria Madre, con 379.270 euro, mentre il totale delle tredici posizioni coperte definisce con chiarezza il perimetro della misura in questa prima fase.
C’è poi un dettaglio che dice molto sulla pressione esistente attorno a questo tipo di sostegno. La graduatoria si ferma alla tredicesima posizione, ma subito dopo compaiono altre domande ammesse e non finanziabili allo stato attuale. Il decreto chiarisce che eventuali ulteriori risorse potranno consentire lo scorrimento, segno evidente di una domanda che va oltre la copertura disponibile.
Per il comparto, dunque, questo passaggio ha un valore che supera la contabilità pubblica. Tredici imbarcazioni che escono definitivamente dall’attività significano meno capacità di pesca, meno presenza operativa in mare e, inevitabilmente, una trasformazione concreta per le marinerie coinvolte. È un processo che da un lato offre un sostegno economico agli armatori che scelgono di fermarsi, ma dall’altro conferma come il futuro dello strascico continui a essere segnato da una progressiva contrazione, dentro una cornice sempre più orientata al riequilibrio dello sforzo di pesca.












