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Farina e olio di pesce: nel 2025 volumi in tenuta, Cina più dipendente dall’import e rese sotto osservazione

Perù vicino al pieno utilizzo della quota di acciuga nella seconda stagione Centro-Settentrionale, mentre la produzione cinese cala e spinge le importazioni. Nel frattempo, i rialzi di soia e mais aggiungono pressione al mercato mangimistico

Tiziana Indorato by Tiziana Indorato
30 Gennaio 2026
in In evidenza, Mercati, News
produzione globale di farina e olio di pesce nel 2025

Il 2025 si chiude con segnali incoraggianti per il settore degli ingredienti marini, nonostante alcune zone d’ombra geografiche e sfide legate alle rese biologiche. Secondo gli ultimi dati diffusi dall’IFFO (The Marine Ingredients Organisation), il panorama globale della farina e dell’olio di pesce mostra una resilienza strategica, trainata dal recupero delle attività estrattive in Sud America.

Il dato più simbolico arriva dal Perù, dove la seconda stagione di pesca nella regione Centro-Settentrionale si è conclusa con la flotta di acciughe che ha sbarcato quasi tutta la quota assegnata, pari a 1,63 milioni di tonnellate. Un elemento positivo per l’offerta mondiale, anche se IFFO invita alla prudenza sulle conclusioni di fine anno: “Si tratta di una notizia positiva; sebbene i dati debbano ancora essere confermati per l’intero anno, prevediamo che il 2025 avrà registrato una produzione leggermente inferiore sia di farina di pesce che di olio di pesce rispetto al 2024”, ha commentato Enrico Bachis, direttore delle ricerche di mercato dell’organizzazione. Il punto, in questo passaggio, non è solo la quantità sbarcata, ma l’effetto combinato tra volumi pescati e performance di resa, che nel 2025 diventa una variabile decisiva soprattutto per l’olio.

Guardando al quadro internazionale, entro novembre 2025 la produzione annuale cumulativa di farina di pesce è risultata in aumento di circa il 2% rispetto allo stesso periodo del 2024. La crescita, secondo IFFO, è stata sostenuta dalla maggior parte delle aree monitorate, con alcune eccezioni che fotografano bene la disomogeneità del mercato: i paesi africani considerati nel campione, l’Islanda e l’area del Nord Atlantico hanno infatti registrato un calo su base annua. In altre parole, l’incremento globale non nasce da un’espansione uniforme, ma da un equilibrio in cui alcune regioni compensano le debolezze di altre.

Sull’olio di pesce la dinamica appare ancora più marcata. La produzione cumulativa fino a novembre 2025 ha mostrato un aumento annuo di circa il 7% rispetto al periodo gennaio-novembre 2024, con un andamento positivo nella maggior parte dei paesi osservati. Ma anche qui emerge un’anomalia rilevante per gli operatori: il Perù, pur confermandosi centrale sul fronte dell’offerta, ha registrato un arretramento legato a rese inferiori. È un dettaglio che pesa perché l’olio, più della farina, risente di variabili biologiche e di processo, e un calo delle rese può incidere sul mercato anche quando i volumi di pesca risultano robusti.

IFFO specifica che queste statistiche derivano dai dati condivisi dai membri in Cile, Danimarca, Isole Faroe, Islanda, Costa d’Avorio, Mauritius, Norvegia, Regno Unito, Stati Uniti, Perù, Sudafrica e Spagna, un perimetro che rappresenta circa il 40% della produzione mondiale di farina di pesce e il 50% di quella di olio di pesce. In termini di lettura di mercato, il campione è sufficientemente significativo per cogliere la traiettoria generale, ma mette in evidenza anche quanto l’assetto globale resti concentrato e sensibile a pochi snodi produttivi.

Se il Sud America contribuisce a stabilizzare la disponibilità, la vera frattura del 2025 è legata alla Cina. La produzione interna cinese di ingredienti marini risulta significativamente inferiore rispetto al 2024, condizionata da costi più elevati e da una redditività più debole per i produttori locali. Con il periodo di picco della pesca già terminato, le aspettative di recupero fino ad aprile 2026 vengono considerate limitate, e la previsione di IFFO è netta: nel 2025 farina e olio di pesce potrebbero registrare una riduzione del 20–30% rispetto ai livelli del 2024. In un mercato dove la Cina è uno dei grandi poli della domanda, questa contrazione interna non resta confinata entro i confini nazionali, ma si traduce immediatamente in maggiore pressione sulle importazioni.

Non a caso, nel 2025 le importazioni globali di farina di pesce da parte della Cina risultano aumentate di circa il 5% rispetto all’anno precedente, con Perù, Vietnam e Cile che si confermano i principali tre fornitori. Il messaggio che arriva ai trader e ai responsabili acquisti è piuttosto diretto: una Cina più “corta” sulla produzione domestica tende a sostenere i flussi d’import e può contribuire a irrigidire il mercato, soprattutto nei momenti in cui altri fattori – come la stagionalità delle catture o la volatilità delle alternative vegetali – riducono lo spazio di manovra.

Sul fronte della domanda, IFFO evidenzia che la produzione nazionale di acquacoltura in Cina continua a crescere e che nel 2025 dovrebbe superare i livelli del 2024. È qui che farina e olio di pesce tornano a mostrarsi non come commodity indistinte, ma come ingredienti strategici. La domanda di farina di pesce legata all’acquacoltura è destinata ad aumentare gradualmente in vista della stagione di pesca di marzo-aprile 2026, trainata in particolare dall’allevamento di gambero bianco nelle aree meridionali (Guangdong, Guangxi, Hainan). In termini pratici, ciò significa che la domanda non si limita a “seguire” l’offerta, ma tende a costruire continuità di assorbimento, soprattutto nei segmenti dove le performance nutrizionali contano e i margini di sostituzione non sono totali.

A rendere il quadro ancora più interessante, e potenzialmente più teso, interviene la dinamica delle materie prime vegetali. Nelle ultime settimane, i prezzi della farina di soia e del mais hanno registrato un aumento, spinto dalla maggiore domanda del settore mangimistico. Quando soia e mais si irrigidiscono, la formulazione dei mangimi entra in una fase più sensibile: non sempre questo si traduce in un aumento meccanico dell’impiego di ingredienti marini, ma può contribuire a sostenere la competitività relativa della farina di pesce in alcune formulazioni, specialmente nelle diete ad alta performance e in fasi produttive dove l’efficienza di crescita e la qualità finale diventano centrali.

In sintesi, il 2025 consegna al settore un doppio segnale. Da un lato, i numeri globali suggeriscono una tenuta complessiva e persino una crescita moderata, favorita dal contributo sudamericano. Dall’altro, il mercato continua a dipendere da variabili che non si misurano solo in tonnellate: rese biologiche, costi di produzione, concentrazione geografica e scelte di importazione della Cina restano fattori determinanti. Per chi opera lungo la filiera ittica, tra approvvigionamento, trasformazione e mangimistica, leggere queste dinamiche significa anticipare dove si sposterà la pressione nei prossimi mesi, più che limitarsi a registrare un saldo annuale.

Tags: acquacolturaCina importazionifarina di pesceIFFOingredienti marinimangimi per acquacolturamercato ittico globaleolio di pescePerù pesca
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