Il MASAF ha ripartito per il 2026 i limiti massimi catturabili di gambero rosso mediterraneo e gambero viola mediterraneo nelle diverse aree GSA interessate dalla flotta italiana. Il Canale di Sicilia si conferma l’area più rilevante per il gambero rosso, con 794,4 tonnellate, mentre il gambero viola presenta i valori più consistenti tra Mar Ionio e area tirrenica. I decreti fissano anche riserve per le catture accessorie, limiti per le unità non presenti negli allegati e imputazione delle catture con decorrenza dal 1° gennaio 2026.
La pesca dei gamberi di profondità entra nel 2026 con numeri finalmente definiti. Il MASAF ha ripartito i limiti massimi catturabili di gambero rosso mediterraneo e gambero viola mediterraneo nelle principali aree GSA interessate dalla flotta italiana, disegnando un quadro che non riguarda solo la burocrazia della pesca, ma la concreta programmazione delle imprese.
Dietro ogni tonnellata assegnata c’è una parte di attività economica, di organizzazione delle uscite, di gestione delle catture e di rapporto con una risorsa ad alto valore commerciale. Per questo i decreti non vanno letti come semplici tabelle: indicano dove si concentra il peso produttivo delle diverse specie e confermano una gestione sempre più selettiva della pesca profonda nel Mediterraneo.
Le specie interessate sono il gambero rosso mediterraneo, Aristaeomorpha foliacea, e il gambero viola mediterraneo, Aristeus antennatus. Vengono spesso citate insieme, ma non raccontano la stessa geografia. Il rosso ha un baricentro molto marcato nel Canale di Sicilia. Il viola, invece, mostra un equilibrio più forte tra Mar Ionio e area tirrenica.
Il Canale di Sicilia resta il cuore del gambero rosso
Il dato più netto riguarda il gambero rosso. Nelle GSA 12, 13, 14, 15 e 16, cioè nel Canale di Sicilia, il limite assegnato all’Italia per il 2026 è pari a 794,4 tonnellate. È il valore più alto tra quelli indicati nei provvedimenti e conferma il ruolo centrale di quest’area nella pesca nazionale dei gamberi di profondità.
Il confronto con gli altri bacini rende la lettura ancora più chiara. Nelle GSA 8, 9, 10 e 11, che comprendono Corsica, Mar Ligure, Mar Tirreno e Sardegna, il limite per il gambero rosso è fissato a 323,4 tonnellate. Nel Mar Ionio, GSA 19, 20 e 21, il contingente è pari a 285,7 tonnellate. Nel Mare di Levante, GSA 24, 25, 26 e 27, il limite scende invece a 44,3 tonnellate.
Non è una distribuzione omogenea. Il Canale di Sicilia resta il punto più sensibile per quantità assegnate e rilevanza economica. Questo significa che ogni scelta gestionale su quest’area pesa ben oltre il dato locale: incide sull’organizzazione delle marinerie, sulla disponibilità del prodotto e sulla capacità della filiera di programmare una risorsa che ha un valore commerciale elevato.
Il gambero viola segue un’altra geografia
Il gambero viola disegna una mappa diversa. Il valore più alto si registra nel Mar Ionio, dove il limite per le GSA 19, 20 e 21 è pari a 228,2 tonnellate. Subito dopo arrivano le GSA 8, 9, 10 e 11, con 221,9 tonnellate. Nel Canale di Sicilia il limite è di 91,9 tonnellate, mentre nel Mare di Levante si ferma a 9,4 tonnellate.
È una distinzione importante. Parlare genericamente di gamberi di profondità può essere utile per semplificare, ma non basta a spiegare il settore. Il gambero rosso concentra il proprio peso soprattutto nel Canale di Sicilia; il gambero viola ha invece una presenza più rilevante tra area ionica e area tirrenica. Sono differenze che contano, perché ogni bacino ha una propria struttura di flotta, una propria pressione di pesca e una propria rilevanza economica.
Quote, riserve e accesso alla risorsa
I decreti non fissano soltanto i limiti complessivi. Definiscono anche il modo in cui la risorsa viene governata. Nelle GSA 8, 9, 10 e 11 la ripartizione avviene tra i singoli pescherecci inseriti nell’elenco delle unità autorizzate. Per questa area è prevista una riserva del 10% della quota totale nazionale per ciascuna specie, destinata alle catture accessorie.
Nel Mar Ionio, nel Canale di Sicilia e nel Mare di Levante la logica è diversa: la ripartizione avviene per segmenti di flotta, in base alla potenza motore espressa in kW. In questi bacini la riserva per le catture accessorie è pari al 15% della quota totale nazionale per singola specie.
È un passaggio tecnico, ma non marginale. Dove la quota viene attribuita ai singoli pescherecci, la gestione entra nel dettaglio dell’unità. Dove invece si procede per segmenti di flotta, il controllo passa attraverso classi di potenza e gruppi omogenei di imbarcazioni. In entrambi i casi il messaggio è lo stesso: la pesca dei gamberi di profondità viene incardinata in un sistema più tracciato e meno generico.
Il limite del 3% separa pesca bersaglio e cattura accessoria
Uno dei punti più rilevanti riguarda le unità non presenti negli allegati. I pescherecci che non rientrano negli elenchi non sono autorizzati, in nessuna bordata, a pescare, detenere a bordo o sbarcare più del 3% del totale delle catture delle specie oggetto dei decreti.
È una soglia piccola solo in apparenza. In realtà stabilisce il confine tra pesca bersaglio e cattura accessoria. Chi è autorizzato può operare dentro i contingenti assegnati. Chi non lo è resta entro un margine residuale, pensato per gestire la presenza accidentale della specie nelle catture, non per trasformarla in attività principale.
Anche la decorrenza ha un peso concreto. Le catture eventualmente già effettuate nel corso dell’anno vengono imputate ai rispettivi contingenti con decorrenza 1° gennaio 2026. I decreti arrivano quindi a campagna già avviata, ma il conteggio riguarda l’intera annualità. Per le imprese, questo significa che la pianificazione non può limitarsi alla data del provvedimento: deve tenere conto di quanto già pescato dall’inizio dell’anno.
La ripartizione 2026 dei gamberi di profondità conferma una direzione precisa: meno gestione indistinta, più controllo per area, specie, flotta e catture. Per il settore non è soltanto una questione amministrativa. È il perimetro dentro cui si muovono imprese, marinerie e mercati.
Quando una specie ha un valore economico così elevato, conoscere le quote non è un dettaglio da ufficio. È una parte essenziale della strategia produttiva. E questi decreti dicono chiaramente che, nel Mediterraneo italiano, la pesca del gambero rosso e del gambero viola sarà sempre più legata a regole puntuali, tracciabilità e capacità di programmare.












