In Emilia-Romagna è nata la Rete della Piccola Pesca Costiera, con 44 soci e circa 50 imbarcazioni. Non sostituisce cooperative e associazioni di categoria, ma punta a rappresentare direttamente gli operatori della piccola pesca nei tavoli che riguardano questo segmento. Tra le prime questioni indicate dal presidente Davide Vasini ci sono ordinanze da riesaminare, difficoltà legate alle condizioni del mare, costo del gasolio e criteri per i sostegni.
In Emilia-Romagna si è costituita la Rete della Piccola Pesca Costiera, una nuova realtà che riunisce 44 soci e rappresenta circa 50 imbarcazioni distribuite tra Porto Garibaldi e Cattolica.
La sua nascita non avviene però in assenza di rappresentanza. Cooperative e associazioni di categoria sono già radicate nelle marinerie e affiancano da tempo le imprese della pesca. Quasi tutti gli aderenti alla nuova Rete continuano, infatti, a essere soci delle rispettive cooperative.
È proprio questo a rendere interessante l’iniziativa: se strutture di rappresentanza esistono già, quale esigenza ha spinto decine di pescatori a creare un’organizzazione dedicata esclusivamente alla piccola pesca costiera?
Pesceinrete lo ha chiesto direttamente al presidente e promotore Davide Vasini.
La risposta porta al cuore del progetto: unire operatori che lavorano in porti diversi ma praticano lo stesso tipo di pesca, per costruire una posizione comune sulle questioni che incidono direttamente sul loro mestiere e portarla nei luoghi in cui vengono prese le decisioni.
Una rappresentanza specifica, accanto a quelle esistenti
“Le cooperative e le associazioni fanno sempre un ottimo lavoro”, chiarisce Vasini. Il limite, secondo il presidente, è nella natura stessa di queste organizzazioni, chiamate a rappresentare tipologie di pesca e interessi differenti.
La Rete vuole invece concentrarsi esclusivamente sulla piccola pesca costiera.
La costituzione è stata formalizzata a Rimini, nella sede della Cooperativa Lavoratori del Mare, con 32 firmatari iniziali. Le adesioni indicate dalla Rete sono già salite a 44 soci, per circa 50 imbarcazioni.
Non c’è una separazione dalle strutture esistenti. Alla costituzione erano presenti i direttori della Casa del Pescatore di Cattolica, della Cooperativa Lavoratori del Mare di Rimini e della Casa del Pescatore di Cesenatico. Legacoop, riferisce Vasini, ha inoltre accompagnato il percorso anche nella preparazione dello statuto.
La differenza sta quindi nella funzione: riunire trasversalmente le marinerie quando il problema riguarda specificamente la piccola pesca.
L’obiettivo è partecipare direttamente ai tavoli
Per Vasini il numero degli operatori rappresentati può aumentare il peso delle richieste rispetto a quello di una singola impresa.
“Con numeri più alti c’è sicuramente più forza rispetto al singolo”, sintetizza.
L’auspicio è che la Rete possa diventare un interlocutore nei tavoli tecnici in cui vengono affrontati provvedimenti, ordinanze e misure che incidono sulla piccola pesca regionale, continuando nello stesso tempo a lavorare con cooperative e associazioni.
Che questo segmento presenti esigenze proprie è già riconosciuto anche dalla programmazione territoriale. Il GALPA Costa Emilia-Romagna ha previsto un’azione dedicata alla piccola pesca artigianale che comprende interventi su selettività degli attrezzi, gestione delle risorse, raccolta dei dati e condivisione delle conoscenze.
La nuova Rete prova quindi ad aggiungere a questi processi la voce organizzata degli operatori direttamente coinvolti.
Dalle ordinanze al gasolio: i problemi su cui misurare la Rete
La prima questione indicata da Vasini riguarda alcune ordinanze che regolano l’attività di pesca.
Secondo il presidente, determinate disposizioni risalgono a molti anni fa e dovrebbero essere riesaminate alla luce dei cambiamenti intervenuti nelle condizioni del mare e nelle modalità operative. L’intenzione è aprire un confronto con la Guardia Costiera per valutare quali aspetti possano essere aggiornati.
Un secondo dossier riguarda le condizioni ambientali.
Gli operatori segnalano la persistenza della mucillagine sui fondali, che può compromettere l’utilizzo delle reti. In Emilia-Romagna il problema ha già prodotto conseguenze economiche tali da determinare l’attivazione di misure di sostegno per alcune imprese colpite.
Vasini richiama anche le difficoltà incontrate negli ultimi due anni nella pesca delle lumache di mare, attività rilevante nel periodo invernale per alcuni operatori.
Il presidente non attribuisce però una causa certa al fenomeno: non è ancora chiaro, spiega, se la minore disponibilità della risorsa sia collegata ai cambiamenti climatici oppure a una dinamica ciclica.
La questione diventa quindi più ampia: capire quali possibilità abbiano le imprese quando una pesca tradizionale diventa temporaneamente poco praticabile o insufficiente e se, dove biologicamente e normativamente possibile, possano essere individuate alternative compatibili con la sostenibilità delle risorse.
Costi e sostegni completano il quadro
A incidere sulla tenuta economica delle imprese c’è poi il prezzo del gasolio.
Vasini auspica una riduzione del costo del carburante, arrivato a livelli che considera non più sostenibili per le barche da pesca. Per imprese di piccole dimensioni, l’aumento dei costi necessari per uscire in mare può incidere direttamente sulla convenienza economica della giornata di lavoro.
L’ultimo fronte riguarda gli eventuali sostegni pubblici nelle situazioni di crisi.
La richiesta della Rete è che, quando vengono attivate misure per danni provocati dalle condizioni del mare o da eventi estremi, i criteri tengano maggiormente conto delle caratteristiche delle diverse attività di pesca e degli effetti effettivamente subiti.
Secondo Vasini, la piccola pesca presenta modalità operative e vulnerabilità proprie e potrebbe quindi necessitare, in determinate circostanze, di strumenti maggiormente calibrati sulle sue caratteristiche.
È qui che la nuova organizzazione dovrà dimostrare il proprio valore.
Non nel sostituire cooperative e associazioni, ma nel trasformare problemi molto specifici della piccola pesca in proposte altrettanto precise, capaci di arrivare ai tavoli tecnici con il peso di decine di imprese e marinerie diverse.
La Rete è nata. Adesso la sua utilità si misurerà sulla capacità di passare dalla rappresentanza alle soluzioni.
















