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Home Sostenibilità

Ricerca. Massimizzare il valore dei sottoprodotti di frutti di mare

 Il progetto BlueShell sta testando come i prodotti contenenti materie prime residue come gusci di frutti di mare possano essere introdotti più facilmente sul mercato

Mariella Ballatore by Mariella Ballatore
21 Novembre 2018
in Sostenibilità
Progetto Blueshell studia utilizzo dei sottoprodotti dei frutti di mare

Progetto Blueshell studia utilizzo dei sottoprodotti dei frutti di mare

Indicare sul pacchetto che il prodotto è ecocompatibile aiuta a promuovere le vendite? Il progetto BlueShell condotto da Nofima sta testando come i prodotti contenenti materie prime residue come gusci di frutti di mare possano essere introdotti più facilmente sul mercato.

 

Il progetto BlueShell mira ad identificare gli argomenti in grado di rendere il consumatore più interessato ai prodotti realizzati con materie prime residue. I ricercatori del team del progetto intendono capire come la produzione possa essere resa il più sostenibile possibile e in che modo possa essere adattata alla produzione industriale principale. L’obiettivo è che i produttori raggiungano maggiore redditività nell’utilizzare ogni singola parte dei frutti di mare stimolando in tal modo l’uso di sottoprodotti attualmente scartati o non utilizzati in modo ottimale, ad esempio il carapace di gamberetti e granchi e i gusci di cozze.

 

“Dal punto di vista del marketing, il nostro obiettivo è trovare i modi di parlare delle materie prime residuali affinché i consumatori le percepiscano come positive. Mettiamo alla prova il modo in cui reagiscono alle informazioni sul metodo di produzione quando sono consapevoli del fatto che tutte le materie prime vengono utilizzate in modo assoluto”, è quanto sottolinea il ricercatore senior Themis Altintzoglou.

L’indagine attuale è stata condotta tra i consumatori britannici all’inizio di quest’anno. L’analisi dei risultati non è ancora completamente pronta ma le indicazioni provvisorie suggeriscono che termini come “spreco alimentare”, “sottoprodotto” o “materia prima residua” non suonino particolarmente bene ai consumatori.

“L’associazione che i consumatori fanno è che stanno acquistando qualcosa che di solito sarebbe stato buttato via”, afferma Altintzoglou.

Sono stati intervistati 1.867 consumatori tramite un questionario. I consumatori sono stati divisi in nove gruppi comprendenti circa 200 persone ciascuno. I ricercatori hanno testato tre diversi tipi di prodotto: alimenti trasformati, integratori alimentari e cosmetici, e ogni gruppo di consumatori ha ricevuto tre diverse descrizioni di prodotti sulle materie prime.

La prima comprendeva solo una spiegazione neutra di ciò che conteneva il prodotto o di come era stato realizzato, la seconda evidenziava l’ecosostenibilità del prodotto, realizzato al fine di ridurre gli sprechi alimentari, mentre la terza descrizione era basta sugli effetti positivi sulla salute.

In conclusione sia per gli integratori sia per i prodotti alimentari trasformati sono risultate positive le argomentazioni ambiente e salute, mentre è risultato più complicato far passare questo messaggio con i prodotti cosmetici.

Il progetto, frutto di una collaborazione tra diversi paesi in Europa, tra cui Belgio, Svezia, Irlanda e Italia e finanziato dall’ERANET dell’UE non riguarda solo la comunicazione di mercato, ma anche l’ottimizzazione dell’uso delle materie prime.

A questo proposito, Nofima si concentra sull’individuare come la produzione basata su materiali residui possa funzionare al meglio per l’industria ittica.

Attualmente, molte materie prime residue provenienti dai pesci sono già utilizzate come ingredienti nei cosmetici. Inoltre, molto è usato come esaltatore di sapidità in alimenti trasformati e integratori alimentari.

“Conduciamo analisi per identificare come il processo di scomposizione di gusci e prodotti residui per estrarre proteine, ad esempio, possa essere reso più efficace. L’elemento costoso di questo processo è identificare l’approccio corretto tramite la ricerca. Lo scopo del progetto è arrivare ad ottenere un doppio vantaggio dall’utilizzo di materie prime residue. I produttori potranno guadagnare di più sulle materie prime già disponibili riducendo anche il volume di rifiuti”, ha sottolineato Runar Gjerp Solstad.

Tags: materie prime residuepescisettore ittico
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Mariella Ballatore

Co-founder e Direttrice di redazione. Pubblicista dal 2006 racconta il mondo da oltre un trentennio attraverso giornali, televisione e radio. Come conoscitrice del settore pesca e acquacoltura è stata più volte invitata a moderare e relazionare in convegni organizzati tra gli altri dalla Conferenza Episcopale Italiana – Ufficio nazionale dell’Apostolato del Mare, AquaFarm, Blue Sea Land.

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