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Home Pesca

Ricercatori Isafom-Cnr censiscono il primo esemplare di pesce scorpione per le acque italiane

Mariella Ballatore by Mariella Ballatore
10 Aprile 2017
in Pesca

Anche i mari italiani sono stati raggiunti dal Lionfish, il bellissimo quanto pericoloso, per l’ecosistema marino mediterraneo, pesce della specie Pterois miles (Bennett, 1828). A fare questa prima segnalazione di lionfish per le acque italiane, sono stati i ricercatori dell’Isafom-Cnr, Vincenzo Di Martino e Bessy Stancanelli, nel corso della attività di monitoraggio e studio dei popolamenti a Caulerpa taxifolia (var. distichophylla) presenti lungo le coste della Sicilia.

Il pesce scorpione (lionfish), che tra i subacquei è conosciuto anche col nome di pesce leone, è un predatore molto attivo e la sua presenza spesso causa una sensibile diminuzione di esemplari di piccoli pesci che esso, letteralmente, aspira con la propria bocca per nutrirsene. Per altro questa è una delle specie ittiche più altamente invasiva al mondo.
Questo scorpaeniforme, di origine Indo-Pacifica, popola normalmente le calde acque del Mar Rosso e degli Oceani Indiano e Pacifico. Negli anni ’90 ne sono stati segnalati diversi esemplari, introdotti forse casualmente o forse in maniera volontaria, nelle calde acque della Florida (Usa). Di li a poco la specie ha successivamente invaso le acque costiere del Mar dei Caraibi e buona parte delle coste Atlantiche occidentali del continente americano con importanti conseguenze sulla diversità ittica di quelle aree.
I primi esemplari di pesce scorpione giunti nel Mediterraneo, molto probabilmente, attraverso il Canale di Suez, sono stati rinvenuti, perché intrappolati nei tramagli degli operatori della piccola pesca costiera, nelle acque della Turchia. Successivamente a questi primi ‘avvistamenti’ le segnalazioni della presenza di questo nuovo inquilino del Mediterraneo sono continuate, con avvistamenti e pescate sempre più frequenti, a Cipro, Rodi, Creta e, più recentemente, lungo le coste della Tunisia. Addirittura, qualche esemplare ha fatto la sua comparsa pure in alcune pescherie della costa sud orientale della Sicilia probabilmente perché catturati dalle reti di pescherecci che operano in acque nordafricane e sui banchi dello Stretto di Sicilia.
Negli ultimi anni, il pesce scorpione, identificato dai ricercatori con la specie Pterois miles, si è rapidamente diffuso nel Mediterraneo orientale generando una motivata preoccupazione sugli effetti di questa nuova invasione. Infatti, dopo il ritrovamento degli esemplari di Pterois in Tunisia, l’Ispra, nell’ottobre del 2016, lanciò un’allerta riguardo al possibile arrivo del pesce scorpione nelle acque del nostro paese.

Oggi, grazie ad una recente collaborazione tra ricercatori Vincenzo Di Martino e Bessy Stancanelli di Isafom-Cnr, Ernesto Azzurro di Ispra e Michel Bariche della American University of Beirut, il lionfish è stato segnalato per la prima volta in acque Italiane, precisamente all’interno della ‘Riserva Naturale Orientata Oasi Faunistica di Vendicari’, in Sicilia.
Di questo rinvenimento è stato prodotto uno studio scientifico, pubblicato dalla rivista internazionale BioInvasion Records, nel quale sono stati riassunti tutti i dettagli di questa osservazione e si è fatta una ricostruzione della rapida espansione geografica della specie Pterois miles nel Mar Mediterraneo.
Il lionfish è un attivissimo predatore, capace di influire negativamente sulla biodiversità marina costiera. Questa specie è anche particolarmente pericolosa per la salute umana poiché ha spine velenose, molto lunghe e sottili, in corrispondenza delle pinne dorsale, anale e pelviche. Il veleno si mantiene attivo fino a circa 48 ore dopo la morte del pesce, per cui la pericolosità della specie resta elevata anche su esemplari morti da diverse ore, come potrebbero esser quelli esposti sui banchi delle pescherie.
Le punture che ci si possono provocare con le spine del pesce scorpione creano, infatti, forti e persistenti dolori con una sintomatologia spesso associata a manifestazioni sistemiche quali nausea, vomito, febbre, convulsioni, difficoltà respiratoria e diarrea. Nei casi più gravi, la parte dove si è verificata la puntura può andare incontro a necrosi locale e a perdita della sensibilità che può protrarsi per alcuni giorni.
In caso di puntura, la prima cosa da fare è rimuovere le eventuali spine rimaste nella pelle, disinfettare la parte colpita e immergerla quanto prima in acqua molto calda. Il calore, infatti, degrada la proteina responsabile delle dolorose conseguenze sul malcapitato perché rompe la struttura proteica della tossina riducendo il dolore. Il pesce scorpione, però, non è solo dannoso è, pure, dotato di carni commestibili e saporite che possono essere cucinate in vari modi stando ben attenti a non pungersi durante le operazioni di pulizia.
In considerazione della particolarità di questa specie e della sua potenziale invasività e pericolosità, invitiamo chiunque abbia catturato o avvistato un pesce scorpione a fare una foto e segnalare l’osservazione gli autori di questo primo avvistamento, inviando una mail a vincenzo.dimartino@cnr.it e indicando quante più informazioni utili relative a luogo dell’avvistamento o cattura, profondità, taglia, etc.

Tags: IsafomCnrpesce leonepesce scorpione
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Mariella Ballatore

Mariella Ballatore

Co-founder e Direttrice di redazione. Pubblicista dal 2006 racconta il mondo da oltre un trentennio attraverso giornali, televisione e radio. Come conoscitrice del settore pesca e acquacoltura è stata più volte invitata a moderare e relazionare in convegni organizzati tra gli altri dalla Conferenza Episcopale Italiana – Ufficio nazionale dell’Apostolato del Mare, AquaFarm, Blue Sea Land.

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