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Home Mercati

Ripensare i costi, creare valore: un nuovo paradigma per l’industria ittica

Dalla razionalizzazione dei costi alla ridefinizione del portafoglio prodotti, le strategie delle imprese CPG analizzate da McKinsey offrono spunti cruciali anche per la filiera del pesce trasformato

Davide Ciravolo by Davide Ciravolo
22 Ottobre 2025
in Mercati, News
ripensare i costi nel settore ittico

Il recente studio di McKinsey & Company, How CPGs can rethink costs to regain performance, lancia un messaggio chiaro: la crescita non si difende tagliando, ma riallocando valore. Un principio che trova piena applicazione anche nel settore ittico, dove imprese di trasformazione e distribuzione affrontano un contesto sempre più complesso. Tra energia, logistica e materie prime in aumento, ripensare i costi nel settore ittico significa riorientare le risorse verso ciò che genera vantaggio competitivo: qualità del prodotto, innovazione tecnologica e sostenibilità della filiera. Solo così la riduzione dei costi diventa una leva di crescita e non un limite.

Efficienza e digitalizzazione

La ricerca McKinsey propone un approccio radicale alla produttività, basato su digitalizzazione e automazione. Nelle aziende ittiche, questa visione trova riscontro concreto nelle tecnologie per la tracciabilità, nei sistemi predittivi per la gestione della domanda e nei software per il controllo della catena del freddo. L’efficienza non si misura più solo in termini di risparmio, ma nella capacità di ridurre sprechi, migliorare la qualità e rendere trasparente ogni fase del processo. Digitalizzare la filiera non è più un obiettivo futuro: è la condizione per restare competitivi in un mercato dove la tempestività delle decisioni è determinante.

Focalizzarsi sui prodotti che creano valore

McKinsey invita le imprese di beni di consumo a ridurre la complessità del portafoglio, concentrando le risorse sui prodotti più redditizi. Nel settore ittico, questo approccio può tradursi nella selezione di referenze più mirate e nella valorizzazione delle specie locali. Le aziende che producono conserve, surgelati o prodotti ready to eat possono migliorare la redditività ottimizzando la gamma e investendo in packaging sostenibili e riconoscibili. Anche la collaborazione tra fornitori, trasformatori e distributori diventa decisiva per costruire valore condiviso lungo la filiera.

Un nuovo equilibrio tra costi e crescita

La strategia “fit-to-win” descritta da McKinsey suggerisce un cambio di mentalità: non limitarsi a contenere le spese, ma ripensare la struttura dei costi per sostenere la crescita. Per il comparto ittico, significa investire in ricerca e sviluppo, formazione del personale e comunicazione efficace del prodotto. Ridurre i costi può essere utile, ma solo se accompagnato da una riallocazione intelligente delle risorse verso l’innovazione. Le imprese che adotteranno questo approccio potranno affrontare con maggiore solidità le fluttuazioni dei mercati e le sfide della sostenibilità.

In definitiva, la chiave del cambiamento risiede nella capacità di trasformare l’efficienza in una cultura aziendale solida e duratura: quella che McKinsey definisce fit-to-win.

Fit-to-win: essere in forma per vincere

Nel linguaggio di McKinsey, fit-to-win non è uno slogan, ma una filosofia gestionale. Significa rendere l’impresa sufficientemente agile, efficiente e focalizzata da poter competere in modo sostenibile. Essere “in forma per vincere” implica costruire una struttura capace di adattarsi ai cambiamenti, investire in innovazione e valorizzare le persone. Nel settore ittico, questo concetto assume un significato ancora più concreto: gestire i costi non come un freno, ma come uno strumento per liberare risorse e rafforzare la filiera. Un’azienda “fit-to-win” non sopravvive alle maree del mercato: le attraversa con equilibrio, visione e capacità di creare valore reale.

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