La sovrapposizione tra TuttoFood Milano e Seafood Expo Global Barcellona ha creato un cortocircuito logistico e strategico che ha messo in difficoltà il comparto ittico europeo.
Dal 5 all’8 maggio 2025, due eventi chiave per il food business internazionale si sono svolti in contemporanea. Da un lato, la fiera agroalimentare di riferimento in Italia. Dall’altro, l’appuntamento mondiale più specializzato per la filiera ittica. Il risultato? Presenze divise, opportunità dimezzate, logistica ai limiti dell’impossibile.
Una settimana da equilibristi
“Un badge in tasca, l’altro al collo. Un trolley che va a nord, uno che vola a sud.” Così molti operatori hanno vissuto la settimana che ha messo in crisi la normale partecipazione fieristica.
Alcune aziende hanno diviso i team. Altre hanno affrontato trasferte-lampo tra Rho e Fira Barcelona, con voli a distanza di meno di 24 ore, stand gestiti a rotazione e contatti inseguiti più che incontrati. Chi ha provato a esserci in entrambi i luoghi ha pagato un prezzo alto in termini di energie, risorse e qualità della presenza.
Presentarsi in due fiere internazionali negli stessi giorni significa essere ovunque ma non davvero da nessuna parte. E in un mercato dove la relazione conta quanto il prodotto, questo è un problema.
Danni misurabili, occasioni perse
La sovrapposizione ha causato una frammentazione evidente dell’offerta e della domanda. Buyer internazionali — in particolare quelli della GDO, dell’Horeca e dell’import-export — si sono trovati costretti a scegliere. Chi ha optato per Milano ha rinunciato all’hub globale del seafood. Chi è volato a Barcellona ha perso il contatto con la proposta agroalimentare integrata italiana.
Per molte imprese, soprattutto piccole e medie, il doppio impegno non è stato sostenibile. Questo ha significato stand vuoti, appuntamenti cancellati, visibilità ridotta, follow-up più difficili. Anche per gli espositori presenti a entrambe le fiere, l’efficacia delle attività di promozione e networking è stata indebolita da una gestione forzatamente frammentaria.
Una svista evitabile
La scelta di quest’anno appare come una svista organizzativa, o quanto meno come una mancata concertazione. Eppure, in un settore così interconnesso e internazionale, la costruzione condivisa dei calendari fieristici dovrebbe essere una priorità assoluta.
La sovrapposizione tra due fiere strategiche ha penalizzato il settore ittico proprio nel momento in cui avrebbe avuto bisogno di unità e coordinamento. La filiera ha dimostrato ancora una volta la sua resilienza, ma il prezzo pagato in termini di stress operativo, dispersione commerciale e opportunità perse è stato alto.
È tempo che il comparto fieristico europeo, insieme alle associazioni di settore, costruisca un’agenda condivisa per evitare che simili sovrapposizioni si ripetano.
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