La commissione Pesca del Parlamento europeo (PECH) ha approvato ieri, 12 ottobre, con 21 voti favorevoli e quattro contrari, una relazione che chiede di modificare il piano WestMed. Le proposte principali prevedono un tetto del 20% alle riduzioni annuali delle giornate di pesca, il riporto dello sforzo inutilizzato entro il limite del 10% e nuovi criteri per le attività multispecifiche.
Per le imprese che operano nel Mediterraneo occidentale, la questione riguarda la possibilità di programmare l’attività conoscendo con maggiore anticipo i limiti delle giornate disponibili. Il piano WestMed, introdotto nel 2019 per la gestione degli stock demersali, ha progressivamente ridotto lo sforzo di pesca nelle aree interessate di Italia, Francia e Spagna, attraverso un sistema di limitazioni annuali e misure di compensazione.
La revisione richiesta dagli eurodeputati interviene proprio sui criteri con cui vengono stabilite queste limitazioni.
Dai tagli del 2025 alla proposta del 20%
Il precedente più significativo risale al dicembre 2024, quando il Consiglio UE approvò per il 2025 una riduzione dello sforzo di pesca a strascico del 66% nelle acque spagnole e francesi e del 38% in quelle francesi e italiane.
Le percentuali riguardavano i massimali di sforzo delle rispettive unità di gestione, non un identico taglio delle giornate effettivamente pescate da ogni imbarcazione. Il sistema prevedeva infatti compensazioni per gli operatori che adottavano specifiche misure di selettività e conservazione.
Per il 2026, il Consiglio ha mantenuto i livelli di sforzo del 2025, confermando, con alcuni aggiustamenti, il meccanismo delle giornate aggiuntive. Una decisione che la Commissione europea non ha sostenuto, ritenendola non coerente con il piano pluriennale, soprattutto nella determinazione dello sforzo di pesca.
È in questo contesto che si inserisce la relazione approvata il 12 ottobre, commentata anche dall’eurodeputato Giuseppe Lupo.
La PECH propone che le riduzioni annuali delle giornate di pesca non superino il 20%, nel rispetto dei pareri scientifici. Il limite renderebbe più prevedibile l’entità dei tagli futuri, senza modificare retroattivamente quelli già applicati.
La richiesta comprende anche una valutazione esplicita degli effetti delle restrizioni sull’occupazione, sui redditi dei pescatori, sulla redditività delle imprese e sull’approvvigionamento ittico europeo.
Il riporto del 10% dello sforzo inutilizzato
La seconda proposta riguarda la possibilità di trasferire all’anno successivo, entro il limite del 10%, una quota dello sforzo di pesca autorizzato ma rimasto inutilizzato.
La distinzione è importante: lo sforzo di pesca è una grandezza regolamentata attraverso massimali e giornate autorizzate, mentre le condizioni per utilizzare l’eventuale quota riportata dovranno essere definite nella revisione normativa.
Per le imprese, il meccanismo offrirebbe maggiore flessibilità nella gestione dell’attività annuale, consentendo di utilizzare successivamente una parte dello sforzo rimasto disponibile.
Si tratterebbe di uno strumento distinto dalle compensazioni attualmente riconosciute alle imbarcazioni che adottano specifiche misure di conservazione o attrezzi più selettivi.
Pesca mista, il nodo dello stock più vulnerabile
Un altro intervento riguarda il criterio utilizzato per determinare lo sforzo annuale nelle attività multispecifiche.
Nel Mediterraneo occidentale, la pesca demersale interessa risorse come nasello, triglia di fango, scampo e diverse specie di gamberi. Una stessa operazione può comportare la cattura contemporanea di stock che presentano condizioni biologiche differenti.
Il sistema attuale considera lo stock più vulnerabile come riferimento per determinare le limitazioni dello sforzo. Questo può produrre un effetto di strozzatura: la necessità di proteggere una singola risorsa può condizionare l’attività anche quando altre specie catturate nelle stesse operazioni presentano condizioni migliori.
La PECH chiede di rivedere questo criterio, affinché la gestione dello sforzo riconosca maggiormente la natura multispecifica della pesca mediterranea.
Il 26 maggio 2026 la Commissione europea ha avviato una raccolta di contributi sui piani pluriennali, dedicando particolare attenzione al criterio dello stock più vulnerabile e alla pesca mista. A settembre ha confermato l’avvio della valutazione d’impatto per una revisione mirata del WestMed.
Il percorso di revisione ha quindi già una propria iniziativa preparatoria della Commissione, distinta dalla richiesta politica formulata dagli eurodeputati.
Resta centrale la qualità delle informazioni scientifiche. Un’analisi del Servizio di ricerca del Parlamento europeo, pubblicata nel luglio 2026, rileva miglioramenti nella biomassa e nella mortalità da pesca di diversi stock. Secondo i dati della Commissione europea richiamati nello stesso documento, tuttavia, 11 dei 20 stock valutati risultano ancora sovrasfruttati.
La commissione Pesca richiama inoltre le lacune conoscitive emerse nelle valutazioni scientifiche citate nella relazione: per sette stock non è stato possibile determinarne lo stato a causa dell’insufficienza dei dati.
Da qui la richiesta di rafforzare la raccolta delle informazioni, renderle disponibili prima delle decisioni annuali e approfondire gli effetti dei cambiamenti climatici sulle risorse ittiche.
Le scadenze e le decisioni per il 2027
La relazione approvata dalla PECH costituisce un atto d’iniziativa parlamentare. Gli eurodeputati chiedono alla Commissione europea di presentare una proposta di revisione del WestMed entro il 1° dicembre 2026, mentre l’iter parlamentare prevede ancora l’esame in plenaria.
Intanto è già avviato il procedimento per definire le possibilità di pesca del 2027. La Commissione ha presentato la propria proposta a settembre, prevedendone l’integrazione sulla base dei nuovi pareri scientifici e delle decisioni della Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo.
Il Consiglio Agricoltura e Pesca è convocato il 14 e 15 dicembre, quando i ministri dovranno raggiungere un accordo sui limiti applicabili nel nuovo anno.
I due procedimenti restano distinti. Il Consiglio definirà le possibilità di pesca per il 2027 nell’ambito delle regole applicabili, mentre l’introduzione delle modifiche strutturali richieste dalla PECH dipenderà dalla presentazione e dall’approvazione di una proposta legislativa.
Per le flotte interessate, il primo risultato concreto sarà quindi rappresentato dalle giornate autorizzate per il prossimo anno e dalle condizioni previste per accedere alle compensazioni.
Il tetto del 20%, il riporto del 10% dello sforzo inutilizzato e la revisione dei criteri per la pesca mista rappresentano invece le modifiche sulle quali si concentrerà il confronto legislativo. La loro eventuale introduzione determinerebbe nuove condizioni di programmazione dell’attività, con effetti legati alle modalità applicative e ai tempi di entrata in vigore.
Le proposte illustrate dal Parlamento europeo aprono dunque un passaggio che va oltre la definizione delle giornate per il 2027: la possibile revisione dei criteri con cui lo sforzo di pesca sarà gestito negli anni successivi.
















