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Home Sostenibilità

WWF: l’impatto climatico sta trasformando l’Artico in un “nuovo oceano”

Il WWF ha pubblicato un Report in occasione della Conferenza “Sustainable Blue Economy” di Nairobi

Mariella Ballatore by Mariella Ballatore
28 Novembre 2018
in Sostenibilità
Artico. Allarme WWF su cambiamenti climatici

Artico. Allarme WWF su cambiamenti climatici

Il nuovo rapporto “Getting it right in a new ocean”, lanciato dal Programma Artico del WWF, è il primo studio che sottolinea come le risorse e le economie dell’Oceano Artico possano essere sviluppate per garantire sul lungo periodo il benessere dell’economia e dell’ecosistema per questa regione e per il pianeta stesso.

Il report segnala come gli approcci convenzionali allo sviluppo siano una minaccia  per la possibile  sopravvivenza di buona parte degli ecosistemi tipici  della regione, indebolendo così  le comunità e le economie .
Il report è stato pubblicato in occasione della Conferenza “Sustainable Blue Economy” e spiega come, per effetto dello scioglimento dei ghiacci dovuto al cambiamento climatico globale, si stia creando un “nuovo oceano” e come questo avrà  un  profondo impatto  sulla biodiversità di questa regione e sulle comunità. Il pressante  sviluppo economico che sta sfruttando  questo trend (fino a 1.000 miliardi  di dollari nel corso degli ultimi 15 anni) potrebbe peggiorare molti degli impatti negativi nella regione almeno fintanto che non verranno prese chiare decisioni per tracciare una rotta sostenibile. Il report vuole essere una guida per governi e aziende per il raggiungimento di soluzioni sostenibili in questo momento cruciale per l’Artico.
Il dott. Simon Walmsley, direttore sviluppo sostenibilità del Programma Artico di WWF, ha affermato: “Il cambiamento climatico sta rendendo l’Oceano Artico più accessibile che mai. Ma l’Artico rimane una regione remota, un posto rischioso per fare business. Applicando un approccio sostenibile, prima che si avviino  imponenti attività di business, possiamo aiutare a prevenire gli impatti più negativi per  questo ecosistema estremamente vulnerabile”.
L’Oceano Artico e le sue coste ospitano 34 specie di mammiferi marini, 633 specie di pesci ed è abitato da 4 milioni di persone tra cui popolazioni indigene e molte comunità che  vivono di pesca e dipendono dalla condizione delle risorse e dall’abbondanza degli stock ittici presenti nei loro mari.
Fino ad oggi i più ampi settori economici che hanno avuto un impatto sugli  ecosistemi marini così vulnerabili sono stati l’attività estrattiva di petrolio e  gas, i servizi, la pesca e la trasformazione delle risorse, anche se mano a mano che il ghiaccio si ritirerà nella parte centrale dell’Oceano Artico, ci si aspetta che trasporti e turismo diventino i veri settori chiave. Per fare un esempio, in soli 10 anni, l’Islanda ha visto  un aumento del flusso turistico del 400%.
Il rapporto, inoltre, sottolinea l’importanza di fare in modo che qualsiasi sviluppo futuro sia in grado promuovere un ambiente artico in buono stato e con un’alta biodiversità a beneficio della regione. Le coste vulnerabili dell’Artico e la presenza di specie marine, come  pesci, foche e balene, saranno sempre più in conflitto con le attività industriali – come il trasporto marittimo e l’esplorazione sismica dei fondali – e in mancanza di policy appropriate  potrebbero essere danneggiate da specie invasive, inquinamento sonoro sottomarino, sversamenti di petrolio. Un esempio di gestione basata sugli ecosistemi potrebbe essere la creazione di un network pan-artico che comprenda le aree marine protette capaci di favorire le specie animali nella loro risposta di adattamento e resilienza viste le condizioni di rapido cambiamento climatico.
“Il cambiamento climatico avrà un impatto negativo anche sulla condizione degli stock ittici soprattutto per quelle specie che già sono in enorme difficoltà per via della pesca eccessiva, come  il merluzzo dell’Alaska. Altrettanto, le popolazioni indigene che  in molti casi vivono di pesca vedranno minacciata la loro sopravvivenza. In attesa che decisioni a livello intergovernativo e sovranazionale vengano prese, anche noi come consumatori possiamo adeguare i nostri comportamenti di acquisto in modo da influenzare il mercato in una direzione sostenibile. Un esempio tra gli altri: acquistare pesce di approvvigionamento sostenibile come ottimo modo per condizionare le scelte delle aziende e l’intero settore ittico.” Afferma Giulia Prato Marine officer, WWF Italia “Tutti noi possiamo fare qualcosa come seguire semplici regole nell’acquisto del pesce anche tramite la guida online da noi realizzata pescesostenibile.wwf.it”.
John Tanzer, leader del Programma Oceani del WWF internazionale afferma: “Il cambiamento climatico che sta alterando così rapidamente l’Artico è fonte di grande preoccupazione, ma questo rende ancor più urgente e necessario implementare ciò che abbiamo imparato dallo sviluppo delle blue economy di altre regioni del mondo per far bene fin dall’inizio in un’area così importante. E’ fondamentale, nel momento in cui vengono prese  decisioni sugli  investimenti nell’Oceano Artico,  avere delle linee guida e per questo chiediamo con forza che  i governi, gli investitori e i leader dell’industria si impegnino nell’applicazione dei principi WWF per una Blue economy sostenibile e dei  Principi Finanziari per una Blue Economy Sostenibile. Le popolazioni indigene e le comunità subiranno le dirette conseguenze di queste decisioni per questo devono diventare partner presenti in tutti i processi decisionali”.
Per una sintesi delle 6 raccomandazioni presenti nel rapporto e le azioni indicate, o per leggere il report completo Getting it right in a new ocean
Tags: ArticoWWF
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Mariella Ballatore

Direttrice responsabile e co-founder di Pesceinrete Mariella Ballatore è direttrice responsabile e co-founder di Pesceinrete. Segue da anni l'evoluzione della filiera ittica, con attenzione a pesca, acquacoltura, mercati, sostenibilità, normativa, trasformazione e distribuzione. Il suo lavoro unisce informazione specializzata, comunicazione di settore e conoscenza diretta degli operatori della blue economy.

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